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Lettori | "Lasciate ogni speranza, voi ch' intrate"

"Lasciate ogni speranza, voi ch' intrate". Vi racconto la mia storia di ricovero con mia figlia, per una patologia non molto grave, ma ci sarebbe da scrivere un libro (nero) sulle storie di genitori che cercano aiuto per patologie che destano serie preoccupazioni. Arrivi in 'Pedriatria' a Foggia e ti aspetti sorrisoni e coccole per il tuo bimbo malato, ed invece trovi solo musi lunghi, scortesia e dottori che urlano frasi del tipo "alza quella cavolo di testa" ad un bambino di 6 anni.

Vabbè, pensi, è una giornata storta? no purtroppo, il giorno dopo il primario quasi viene alle mani con un genitore, ad ogni richiesta il personale viene in stanza come se stessi chiedendo un miracolo. Nel letto vicino al nostro arriva un bambino che ha da 5 giorni febbre alta, arriva in consulenza gli controllano la temperatura corporea e grazie all'effetto di un noto farmaco assunto in mattinata, riporta solo pochi decimi, ha così inizio il gioco di accuse contro i genitori molto apprensivi che al primo starnuto portano il bambino in ospedale a farsi una bella villeggiatura. Dopo qualche giorno si scopre che il bambino aveva la Mononucleosi, non era in fin di vita, ma mi sembra normale allarmarsi perché tuo figlio ha da 5 giorni temperature fuori dalla media e non ha più appetito.

Le pulizie sono da "altro mondo", con lo stesso straccio si passa dai letti, ai tavoli, al bagno e tutto ciò che c'è in stanza. Gli omogeneizzati, il latte e la pastina vengono somministrati ai pazienti solo se qualche vicino di letto ti avverte che ne hai diritto, e dopo averti dato i suddetti alimenti non ti fanno firmare nulla per il ritiro, gestione poco corretta e poco controllata di denaro pubblico. Su una cosa sono precisi, gli orari d' ingresso ed uscita, non si capiscono bene perché non sono esplicitati in nessun cartello, avviso o altro, ma quando la guardia giurata chiede cortesemente di uscire, si ha il tempo massimo di un bacio al volo, altrimenti il nervosismo sale alle stelle, per carità sempre con cortesia, ma sempre di nervosismo si parla.

Ovviamente qualche persona solare e disponibile c'è, non è un inferno dantesco, ma per trovarla bisogna augurarsi di trovarla sul proprio cammino di guarigione. Un apprezzamento va fatto ai volontari che intrattengono i bambini con dei giochi di fortuna in una saletta all'interno del reparto pedriatico. Il sorriso e la pazienza dovrebbero essere la base per rasserenare e curare chi ne ha bisogno, in un reparto così delicato i bambini che sono già stremati dalla malattia e dagli aghi e le flebo e le cure forzate, dovrebbero ricevere solo tanto affetto e non urla.

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Commenti (1)

  • forse serve solo un altro reparto universitario per provare una diversa professionalità e umanità

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