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La vita da container di Matteo e Giuseppe, padre e figlio disabili "umiliati e privati della dignità": "Non ce la facciamo più"

Redazione

Rete Smash nella giornata di venerdì scorso, ha trasmesso una diretta Facebook sulla storia, a tratti drammatica, di un padre e un figlio disabili che vivono da anni in un container nei pressi di una palude di Siponto, in condizioni igieniche-sanitarie disastrose. Papà Matteo racconta che la loro situazione è conosciuta da tutti, ma che sembra non trovare soluzioni, nonostante tante promesse ed illusioni.

Parte tutto dal lontano 2004, quando papà Matteo si rivolge per la prima volta ai servizi sociali di Manfredonia per trovare una sistemazione abitativa che possa andare incontro alle esigenze del figlio, affetto da una malattia degenerativa che lo ha progressivamente costretto alla disabilità motoria, tanto da vivere in carrozzina.

All'epoca vivevano a casa di sua madre, in un vecchio stabile al secondo piano, senza ascensore, ma con la crescita del bambino diventò sempre più difficoltoso e pericoloso permettere i suoi spostamenti, infatti diverse volte il padre nel trasportare il figlio in braccio sulle scale era caduto mettendo a rischio la loro incolumità.

Gli anni passano e Matteo Quitadamo deve affrontare altre dure prove: la malattia incurabile e la successiva morte della moglie e la sua disabilità a causa di problematiche di salute. La ricerca di una casa diventa sempre più frenetica, Matteo continua a chiedere aiuto ai servizi sociali, ma non vede nessuno spiraglio di luce e il terrore di finire sotto un ponte con suo figlio, lo costringe a racimolare tutti i risparmi di famiglia per acquistare un container, nell'attesa che presto qualcuno gli possa offrire una soluzione abitativa migliore. La vita nel container non è facile, in particolar modo per un ragazzo disabile.

Il figlio, Giuseppe, non può muoversi liberamente, gli spazi sono stretti ed è costretto a trascinarsi a terra per spostarsi. Inoltre la struttura è ubicata nei pressi di una palude di Siponto, dove non c'è acqua potabile, la corrente elettrica manca per intere giornate, quando piove è impossibile per il ragazzo l'accesso esterno a causa di pozze e fango, d'inverno fa molto freddo e per riscaldarsi devono accendere il fuoco del gas (oltretutto pericoloso) e non per ultimo, roditori e insetti vari sono ospiti frequenti.

Matteo durante l’intervista dice: "Ho provato a chiedere aiuto a tutti, ho incontrato il commissario straordinario ma mi è stato detto che non ci sono case e che non possono aiutarmi. Nel 2016 ho fatto la domanda per le case popolari e nella graduatoria che mi hanno mandato sono al 161°posto, sono convinto che ci sia un errore, ho fatto ricorso, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Anche il vescovo Padre Franco ha lanciato un appello per chiunque avesse una casa da affittare a poco prezzo e con la collaborazione di Don Luciano si sono resi disponibili ad aiutarci con il pagamento dell'affitto e a farci da garanti, ma fino ad ora nessuno si è fatto vivo! Le uniche proposte ricevute dai servizi sociali, in tutti questi anni, sono state: una casa a Persichetti, quando io non avevo ancora la macchina e l’altra di mettere mio figlio in un centro. Io a mio figlio non lo lascio. Ammazzatemi, ma non toglietemi mio figlio! Non ce la facciamo più a vivere in queste condizioni, umiliati e privati della nostra dignità".

Se questa situazione non ha la precedenza, ritrovandosi appena al centosessantunesimo posto, c’è da domandarsi quale sarà lo stato di povertà delle altre famiglie di Manfredonia?! È ora che qualcuno informi la popolazione su queste drammatiche realtà!

Dalla trasmissione inoltre, è emerso, che il figlio di Matteo esce poco di casa, non ha amici ed è sempre solo, dunque sarebbe auspicabile che gruppi, associazioni, centri diurni del posto possano offrire la loro disponibilità per creare una buona rete di supporto così da permettere al ragazzo di socializzare e di evadere, anche per poche ore, da quella realtà così drammatica.

In conclusione Matteo lancia un nuovo appello a tutte le istituzioni, ai politici e alla popolazione: “Aiutateci a trovare una casa dignitosa prima dell'inverno. Che Dio benefica tutti voi!”.

Chi volesse dare una mano a Matteo e a Giuseppe Pio, può contattare la redazione di Rete Smash, scrivendo un messaggio privato sulla pagina Facebook dell’emittente radiofonica o inviando una email a info@retesmash.com.

In questo periodo di emergenza sanitaria siamo tutti più attenti al rispetto delle norme di igiene personale anti-contagio, non dimentichiamoci di rispettare anche quelle di igiene morale, che, per questo specifico caso, prescrivono di “non lavarsi le mani”.

Stefania Consiglia Troiano

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Commenti (4)

  • I soldi e le strutture servono per i migranti

  • COSA NE PENSO ????
    Semplicemente, vergognosamente, disgustosamente, vomitevolmente che :
    I vari loschi politici, in campagna elettorale, promettono mari e monti poi, una volta eletti :
    " NON ROMPETEMI I CABASISI DI CAMILLERI MEMORIA !!!! "
    E, i vari enti umanitare, lautamente finanziati e foraggiati con soldi dei contribuenti, dove sono, cosa caxxo fanno ?????

  • I dirigenti del comune di Manfredonia con in primis il sindaco, si dovrebbero vergognare di questa pietosa situazione in cui si trovano a sopravvivere il signor Matteo Quitadamo ed il figlio disabile. Dovrebbero semplicemente vergognarsi, per non aver dato una sistemazione dignitosa a questi cittadini già da tempo. Si spera comunque che possano quanto prima rendersi conto di questa gravissima situazione e finalmente, sia pure con colpevole ritardo, possano dare una sistemazione dignitosa a padre e figlio, come è giusto che sia.

  • il comune dorme, quando si muoverà come possano aiutare. le case stanno e li devono dare chi veramente li spetta.non venderli

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