Lunedì, 27 Settembre 2021
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Foggia per Patrick Zaky: un anno fa l'arresto, anche la biblioteca 'Magna Capitana' ne chiede la liberazione

Lo studente egiziano dell’Università di Bologna rinchiuso nella prigione di Tora al Cairo per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le sue opinioni politiche espresse sui social media

Saranno ben otto le città della Puglia che aderiranno alle corali iniziative di Amnesty International e lo fa anche Foggia, con un patto d’Intesa con la Biblioteca 'Magna Capitana' per chiedere a voce alta la liberazione di Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’Università di Bologna, prigioniero di coscienza, rinchiuso nella prigione di Tora al Cairo esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le sue opinioni politiche espresse sui social media.
 
Patrick, il 7 febbraio 2020, esattamente un anno fa, è stato fermato all’aeroporto del Cairo, la capitale dell'Egitto. Dopo diverse ore di sparizione forzata, è ricomparso il giorno dopo di fronte alla Procura della città di Mansura, dove è stato convalidato l’arresto, sulla base di un mandato di cattura contenente le accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo.

Le accuse a suo carico sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake, a differenza dei procuratori, ma che hanno configurato i reati di diffusione di notizie false, incitamento alla protesta e istigazione alla violenza e ai crimini terroristici.

Reati che gli fanno rischiare fino a 25 anni di carcere. Inoltre i suoi avvocati hanno riferito che Patrick, durante il suo interrogatorio all’aeroporto durato 17 ore, mentre era bendato e ammanettato, è stato picchiato sulla pancia e sulla schiena e torturato con scosse elettriche.
 
Amnesty International chiede il rilascio immediato ed incondizionato di Patrick Zaky, di aprire un’indagine indipendente sulla tortura subita e di garantire urgentemente la sua protezione, che gli venga concesso l’accesso ai suoi avvocati, familiari e cure mediche.

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