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Mercoledì, 7 Dicembre 2022
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Benedetta, la salentina che ha perso la testa per la Capitanata: "A Foggia ho vissuto i 4 anni più belli della mia vita"

Nel suo blog 'Via degli oleandri', racconta la sua esperienza nel capoluogo, dove si è trasferita quattro anni fa. L'iniziale "shock" ha ceduto presto il posto alle emozioni regalate dalle infinità di bellezze che l'intera Capitanata può vantare

Una storia iniziata "col piede sbagliato" tradottosi presto in un "colpo di fortuna". L'iniziale "shock" di chi ha pianificato tutto pensando di doversi trasferire per lavoro a un'ora di strada da casa, per poi trovarsi altrove, a Foggia. Poi accade che la paura, l'iniziale diffidenza alimentata dai soliti pregiudizi, vengono spazzati via una volta scoperta la città che, malgrado le sue mille contraddizioni, sa come regalarti delle emozioni. 

Benedetta Giangrande ha 31 anni, salentina di nascita, con la passione per i viaggi, molti dei quali raccontati nel suo blog 'Via degli Oleandri' (clicca qui per visitarlo). Quattro anni fa, per motivi di lavoro è arrivata a Foggia insieme al suo compagno. "Il nostro nuovo inizio, la nostra prima convivenza". Quattro anni durante i quali i due giovani hanno deciso di vivere appieno la nuova terra che li aveva accolti, visitando ogni singolo luogo di interesse, approfondendone la storia, stringendo nuove amicizie. Una esperienza che è partita dal capoluogo per poi estendersi all'intera, vastissima provincia. Un lungo viaggio durante il quale hanno scoperto il Gargano e i Monti Dauni, ammirando "le infinite distese di grano che accompagnavano i nostri viaggi al mare o le consuete visite ai borghi. Era la terra di mezzo, la pianura dorata che divideva il mare dalla montagna. Il sacro confine tra la costa adriatica e l'entroterra dauno". 

Nel suo lungo post dedicato ai suoi quattro anni da foggiana acquisita, Benedetta ripercorre il suo viaggio, alla scoperta di Foggia, dalla piazza principale ai quartieri storici, fino alla Cattedrale, passando per gli ipogei urbani: "Inizialmente diffidente, il popolo foggiano ti studia cercando di capire se di te si può fidare, per poi mostrarti la sua natura così autentica e concreta. I foggiani pagano il prezzo di una città distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e dalle inevitabili conseguenze sociali ed economiche che ne sono scaturite", scrive. 

Foggia è il punto di partenza di una serie di percorsi attraverso i quali i due giovani scopriranno la Lucera dell'Anfiteatro e del Castello Svevo-Angioino, passando per il trio di borghi Troia-Bovino-Deliceto. E non poteva mancare la partecipazione ad alcuni degli eventi più importanti, come i Fucacoste del 1° novembre a Orsara di Puglia o l'Accadia Blues. Per non parlare delle prelibatezze gustate a Roseto Valfortore e Alberona, fino ai luoghi incontaminati come il lago di Pescara o il bosco di Faeto. E ancora, il Castello Imperiale di Sant'Agata, o il borgo di Pietramontecorvino: "Fu in quel momento che mi accorsi di quanta bellezza avessi intorno e di quanto fosse importante continuare a scoprirla, come un tesoro nascosto, come un gioiello prezioso. Avevamo persino stampato una mappa cartacea, fissata in bacheca e arricchita ogni volta di nuove bandierine colorate. Ogni tappa scovata aggiungeva un pezzo al nostro puzzle e diventava quasi un gioco cercare di visitarle tutte".

Dai Monti Dauni, il passaggio al Gargano. La Foresta Umbra, lo spettacolo di Baia delle Zagare, il paese dell'amore Vico del Gargano e la vicina Rodi Garganico. Senza dimenticare la città dei due Siti Unesco, Monte Sant'Angelo, o la "piccola bomboniera" Manfredonia, fino a Lesina, dove "ho imparato persino ad amare il lago". 

"Oggi posso dirlo con certezza: questi 4 anni a Foggia sono stati finora i più belli di sempre", ammette candidamente Benedetta, e i motivi risiedono in tutti i luoghi e le persone sin qui incontrati.

"Foggia mi ha insegnato ad andare oltre l’apparenza, a guardare più a fondo. Non è stato facile entrare nel cuore diffidente di chi inconsapevolmente ignorava la bellezza intorno a sé. Foggia mi ha regalato delle amicizie speciali, facendomi incontrare persone a me così affini da credere che in qualche modo fossero destinate a me. E che quel cambio di programma fosse un segno del destino. Quanta bellezza e quanta ricchezza mi sarei persa se non mi fossi fidata? Se non vi fosse stato quell’imprevisto non avrei mai imparato che ci si può emozionare dinanzi a un tramonto anche se questo non muore nel mare. E che quei borghi, quei monti e quei sassi mi avrebbero suscitato pensieri, sogni e progetti. E che in mezzo a quella vastità mi sarei sentita libera, appagata, ma soprattutto a casa".

L'esperienza di Benedetta è anche un messaggio implicito agli stessi foggiani, spesso impantanati nell'autocommiserazione o, nei casi peggiore, nell'autodistruzione che offusca le sue mille risorse, la sua variegata bellezza, le sue molteplici virtù. "Questo articolo è il mio omaggio a un territorio forse non abbastanza promosso e apprezzato come dovrebbe", dichiara a FoggiaToday Benedetta.
 

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