"Può amplificare la dispersione scolastica". L'altra faccia della didattica a distanza: "Non raggiunge la parte più fragile degli studenti"

Le riflessioni del preside dell'istituto 'Pavoncelli' di Cerignola Pio Mirra, che auspica un ritorno alla scuola in presenza: "La didattica a distanza resta una forma emergenziale"

Dal 5 marzo sono state sospese le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado come misura per il contenimento da contagio di covid-19 ed è stata attivata la didattica a distanza. Grazie al suo utilizzo e soprattutto a tanti docenti che, pur in assenza di una formazione specifica, hanno garantito la continuazione delle attività didattiche, la scuola sta assicurando la conclusione dell’anno scolastico in una situazione del tutto inaspettata. Speriamo che a settembre si possa ritornare a far scuola in presenza, perché la didattica a distanza, che pure è servita nella fase più difficile mantenendo un filo tra gli studenti e gli insegnanti, resta una didattica prevalentemente emergenziale”, è quanto dichiara in una nota Pio Mirra, presidente dell’istituto ‘Pavoncelli’ di Cerignola.

Il preside riprende un dato pubblicato dall’Unesco lo scorso 27 marzo, nel quale si evidenziava uno degli effetti più impressionanti della pandemia: 1,6 miliardi di studenti hanno smesso di andare a scuola. E il rischio è che tanti interrompano il loro percorso scolastico o che lo seguano con grande irregolarità. In Italia gli studenti sono circa 9 milioni tra scuola primaria, medie e superiori e migliaia stanno rimanendo indietro e costituiranno una sorta di generazione Covid, caratterizzata dalla mancanza di opportunità e dall’emarginazione.

Altrettanto preoccupante è quanto emerge da una statistica pubblicata dall’Istat lo scorso 6 aprile: “Nel periodo 2018-2019 il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa, quota che nel centro-sud sale al 41,6%. Ma il problema non è solo la mancanza di dispositivi o di connettività. Nonostante l’impegno del Ministero dell’Istruzione a finanziare le scuole per l’acquisto di device da cedere in comodato agli studenti, la didattica a distanza riesce soprattutto se la immaginiamo come un grande esperimento di home-schooling, ovvero riesce, almeno per la fascia dell’obbligo, per gli studenti che hanno genitori insegnanti, o in grado di seguirli anche più di prima; riesce molto meno o non incide affatto, invece, per quei ragazzi la cui famiglia è totalmente assente o impegnata in emergenze quotidiane ritenute più importanti della scuola. Allora il vero limite nella didattica a distanza – spiega Mirra – è che non riesce a raggiungere la parte più fragile degli studenti, che ogni anno sono a rischio di dispersione o sono già dispersi. La didattica a distanza non è la causa delle disuguaglianze scolastiche, e quindi sociali, ma in quarantena le mette in evidenza e le amplifica. Finisce, quindi, con l’acuire il disagio di alcuni studenti e, in buona sostanza, rende ancora più ampia la dispersione scolastica”.

“L’obiettivo del programma “Europa 2020” era di ridurre la dispersione scolastica al 10% entro il 2020. In Italia, dopo aver registrato un tasso medio di dispersione del 13,8% nel 2016, ha visto un aumento al 14% nel 2017 e al 14,5% nel 2018. Non è difficile prevedere un ulteriore drammatico incremento. Ci sono studenti che sono assenti a scuola o frequentano in modo molto irregolare, immaginiamo cosa vuol dire fare con loro didattica a distanza? Per questi casi si potrebbe puntare a seguire in assistenza domiciliare i ragazzi in difficoltà, attraverso un piano organico da attivare con i servizi sociali, almeno per la fascia dell’obbligo, e prevedere opportuni finanziamenti, forse più importanti di quelli destinati oggi per l’acquisto dei device”, puntualizza il preside del ‘Pavoncelli’.

“Non si può abdicare al tema dell’inclusione, obiettivo principale della scuola, ma per affrontarlo bisogna tornare il prima possibile alla didattica in presenza. La priorità oggi non è non tanto tamponare l’attuale emergenza, ma far sì che questo tempo di sospensione dell’attività scolastica ordinaria non provochi danni a lungo termine o non accentui le disuguaglianze sociali e culturali già presenti. La scuola – conclude Mirra – con il suo rituale quotidiano fatto da banchi, cattedra, campanella, regole è il palcoscenico della vita che aspetta in presenza i suoi attori a condividerne la bellezza”.

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