Povertà educativa fenomeno allarmante a Foggia: riguarda circa 250 minori tra i 6 e i 10 anni, per loro ora c'è 'Sampei'

Il progetto presso la scuola Assori ha coinvolto 13 minori disabili, 2 minori con bisogni educativi speciali (Bes), 5 minori stranieri adottati da famiglie di Foggia e con difficoltà di inserimento, 1 minore proveniente da famiglia in stato d’indigenza.

Scuola, povertà educativa infantile: incoraggianti i dati preliminari a tre mesi dall’avvio del progetto sperimentale 'Sampei' nella scuola Assori, che mira a soddisfare i bisogni speciali degli alunni con disabilità, adottati e con bisogni educativi speciali (Bes). “Per questo intendiamo proseguire con il programma" fa sapere Costanzo Mastrangelo, presidente della onlus di Foggia e medico pediatra. 

Realizzato con il contributo della 'Fondazione Puglia', il progetto sperimentale 'Sviluppo di un approccio multidimensionale contro la povertà educativa infantile' è stato presentato (e avviato) all’Assori il 28 settembre scorso, e ha coinvolto 21 minori di età compresa tra i 6 ed i 10 anni, e in particolare: 13 minori disabili, 2 minori con bisogni educativi speciali (Bes), 5 minori stranieri adottati da famiglie di Foggia e con difficoltà di inserimento, 1 minore proveniente da famiglia in stato d’indigenza.

Il progetto, che mira a comprendere quale sia il metodo di apprendimento più semplice ed efficace per ogni bambino, ha una durata complessiva di un anno e prevede, oltre alla prima valutazione intermedia, una finale. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza cognitiva e fortificarla dove serve. Ciò renderà il bambino più consapevole ed in grado di accedere alla classe successiva.

“La condizione di povertà minorile è multidimensionale – spiega Mastrangelo - frutto del contesto economico, sanitario, familiare e abitativo, della disponibilità o meno di spazi accessibili, dell’assenza di servizi di cura e tutela dell'infanzia: essa non è solo legata alle cattive condizioni economiche, ma è povertà di relazioni, isolamento, cattiva alimentazione e scarsa cura della salute, carenza di servizi, di opportunità educative e di apprendimento non formale. La povertà educativa, insidiosa quanto e più di quella economica, priva bambini della possibilità di apprendere e sperimentare, scoprire le proprie capacità, sviluppare le proprie competenze e coltivare i propri talenti. La povertà educativa investe anche la dimensione emotiva, della socialità e della capacità di relazionarsi con il mondo. La fascia di età specifica individuata su cui calibrare un nuovo approccio metodologico è dai 6 ai 10 anni ed è dovuta alla consapevolezza che il contrasto alla povertà educativa per alcune categorie di soggetti, per essere efficace, deve iniziare già dall’infanzia”.

“Nella città di Foggia – prosegue Mastrangelo -, secondo quanto emerge dall’ultimo Piano Sociale di Zona approvato, oltre che per quei bambini che vivono in contesti di disagio socio-economico e di povertà estrema, tale fenomeno appare particolarmente allarmante anche per chi vive una situazione di svantaggio derivante da una condizione di disabilità, da disagio funzionale nell’apprendimento oppure da difficoltà di inserimento in un contesto socio-culturale diverso da quello di appartenenza, soprattutto nel caso di minori stranieri adottati. Pur non avendo a disposizione un sistema di rilevamento statistico idoneo a dimostrare dati pienamente corrispondenti alla realtà attuale, è stato comunque possibile censire, facendo riferimento ad un’età compresa tra i 6 ed i 10 anni, un numero di minori in condizioni di disabilità pari a circa 150 unità, circa 50 minori stranieri adottati e circa 30 soggetti Bes (con bisogni educativi speciali)”.

E’ ormai orientamento pedagogico consolidato che, poiché l’apprendimento è un processo cumulativo dove le prime competenze acquisite sono i mattoni su cui si possono, o non si possono, costruire le competenze di ordine superiore, il contrasto alla povertà educativa deve iniziare dai primi anni di vita. “Il fulcro del protocollo metodologico Sampei – dichiara Paola Stroppa, psicologa della scuola Assori - si basa su un insegnamento differenziato ed integrativo nei confronti dei destinatari dell’iniziativa: differenziato, perché basato sulle caratteristiche proprie del soggetto coinvolto ed individualizzato in relazione alle capacità residue o sommerse dello stesso; integrato, perché accanto al programma educativo ministeriale, attuato attraverso i docenti curriculari e di sostegno, è stato affiancato un insegnamento di tipo complementare, attraverso il coinvolgimento di ulteriori operatori ed educatori specializzati, ai fini dell’accrescimento dei livelli di conoscenza, competenza e capacità individuali”.

“Il punto di partenza della metodologia sperimentale proposta – aggiunge Katia Coco, psicologa della scuola Assori - è il “metodo Feuerstein”, una tecnica educativa già utilizzata dagli insegnanti della scuola ed incentrato sulla modificabilità cognitiva di ogni individuo, cioè sulla capacità dell’essere umano, in quanto tale, di cambiare la struttura stessa del proprio funzionamento cognitivo con lo scopo di adattarsi ad ogni tipo di situazione, grazie ad una serie di atti volontari e consapevoli guidati da una persona specializzata (il mediatore)”.

A tale metodologia si affianca l’insegnamento differenziato proposto dal progetto, della durata di 12 mesi, articolato nella: valutazione preliminare dei destinatari da parte di un’equipe multidisciplinare composta da un medico, da un’educatrice e da un’assistente sociale; nella creazione di gruppi omogenei sulla base delle risultanze della valutazione dell’equipe; nella redazione di un Piano educativo individualizzato (Pei) e di un Piano educativo di gruppo (Peg) con il coinvolgimento delle famiglie; nello svolgimento delle attività integrative per l’accrescimento dei livelli di competenza linguistica, di capacità logico-matematica e di espressività artistica, nonché della conoscenza dell’inglese e dell’acquisizione delle abilità informatiche, con il coinvolgimento delle famiglie; nella valutazione intermedia e finale individuale e di gruppo dei destinatari; e nella realizzazione di un evento finale per la comunicazione dei risultati e loro disseminazione.

“Il monitoraggio effettuato dall'osservazione esterna e sistematica – conclude Mastrangelo -, ad opera della psicologa e della referente del metodo Feuerstein, ha evidenziato come queste attività finalizzate al funzionamento delle funzioni cognitive, abbiano condotto il bambino destinatario del progetto a procedere con metodo e a sapere “generalizzare” ed “astrarre”. Inoltre è migliorata la comunicazione e l'esperienza linguistica; una ricaduta significativa si è ottenuta sugli aspetti più emotivi, come il miglioramento dell'autocontrollo e la capacità di auto-correzione, con conseguente aumento dell'autostima dei bambini. Anche le famiglie coinvolte nel progetto hanno riscontrato l'esito positivo del progetto, che mira, attraverso il benessere personale, al benessere comune. Dopo aver applicato i primi test di verifica abbiamo ottenuto risultati soddisfacenti. Proseguiremo, quindi, con l’applicazione del progetto fino a giugno 2020 quando effettueremo una ulteriore verifica. L'obiettivo finale è quello di realizzare un contesto cooperativo sereno ed armonioso e, dove è possibile, conseguire le funzioni strumentali necessarie per il passaggio nella classe successiva per ogni bambino, a prescindere dalla condizione individuale. Certamente, la cooperazione è la base del sistema scolastico dell'Assori, per cui l'intero gruppo classe, allenato a condividere strumenti e momenti didattici, ha contribuito fin’ora alla buona riuscita del progetto”.

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