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Asilo nido comunale a mezzo servizio e senza mensa a Foggia, mamme sul piede di guerra: "Così ci rifiutiamo di pagare le rette"

L'anno scolastico non parte nel migliore dei modi al 'Tommy Onofri' di viale Pinto. Genitori pronti a trasferire i loro figli. Il personale non è stato ancora implementato. E dal Comune non trapelano informazioni all'utenza

Sono pronte a trasferire i loro figli in altri asili e si rifiutano di pagare le rette mensili le mamme dei bambini dell'unico nido comunale di Foggia, il 'Tommy Onofri' di viale Luigi Pinto. Dopo due settimane dall'inizio delle attività, il servizio mensa non è ancora attivo e non si capisce perché non entri in funzione, l'organico delle educatrici ad oggi non è stato integrato, manca il bidellaggio, prima affidato alla cooperativa Raggio di Sole e ora appaltato tramite bando Arpal, e le ausiliarie "sono essenziali in un nido", evidenziano i genitori imbufaliti.

Il tempo prolungato, attivato su richiesta e frutto di un progetto finanziato inizialmente dalla Regione Puglia poi alimentato con risorse proprie dal Comune di Foggia negli ultimi anni per garantirne la continuità, non è partito, ma il problema è che non ci sono le condizioni per assicurare gli orari di frequenza ordinari, dalle 7.30 alle 14.30.  

"Da questa settimana lasciamo i bambini alle 9 e alle 12 dobbiamo prelevarli", racconta una mamma. "Una bambina di un anno non può rimanere fino alle 12 con una fetta biscottata", e alcuni genitori preferiscono lasciarli solo due ore, pur di non correre il rischio che i figli restino a lungo a digiuno. Sull'attivazione del servizio mensa non è stata fornita alcuna data: "Nessuno sa nulla e dal Comune nessuno ci dice nulla, eppure le cuoce ci sono. La mensa non era mai mancata", e rappresenta l'istanza più urgente. "Noi paghiamo delle rette che sono anche alte, ci sono mamme che pagano 350 euro per servizi che non abbiamo. Molte di noi non hanno ancora pagato e chi lo ha fatto vorrebbe un rimborso almeno per la mensa. Se a fine settembre le cose staranno ancora così, mi rivolgerò a un asilo privato", dice oggi sconfortata a FoggiaToday una di loro.

Quest'anno sono state presentate 27 domande di iscrizione. Al momento, sono state assegnate due educatrici per classe, quindi 6 in tutto per lattanti (3-12 mesi), semidivezzi (13 mesi-24 mesi) e divezzi (25 mesi-36 mesi), e "una andrà in pensione ad ottobre", fa rilevare una mamma preoccupata per l'ulteriore contrazione del personale.

Il commissario straordinario del Comune di Foggia Marilisa Magno ha affrontato la pratica delle assunzioni solo a luglio quando, rimodulando il piano del fabbisogno approvato dalla precedente amministrazione, ha preferito ricorrere all'agenzia interinale per il reclutamento di 3 educatrici a tempo determinato. La selezione tramite Agenzia Regionale Politiche Attive del Lavoro per il servizio di bidellaggio e per gli accompagnatori di scuolabus, poi, ha tagliato fuori gran parte della platea degli operatori delle cooperative prima in servizio, e la procedura, considerati gli idonei, non ha sortito gli effetti sperati per quanto, almeno per i 12 bidelli su 30 che aveva preventivato di assumere, il Comune si sia accontentato. L'anno non è iniziato nel migliore dei modi e i servizi educativi appaiono alquanto in subbuglio, a giudicare dai malumori dei sindacati.

Alla vigilia del 6 settembre, già si percepivano difficoltà nell'avvio dell'anno scolastico, considerata la comunicazione dell'ultim'ora ai genitori. Non che gli anni scorsi mancassero i disagi, a sentire le famiglie. Passi il ritardo nell'implementazione del personale e magari anche l'orario dimezzato, ma senza la mensa per loro proprio non ha senso: "È inutile portarli lì, a questo punto".

Le mamme lavoratrici, semmai con altri figli al seguito, non si raccapezzano più in una situazione che definiscono surreale. "La nostra unica certezza sono le insegnanti dolcissime e professionali", è la magra consolazione delle mamme che confidano che la struttura commissariale del Comune di Foggia e la dirigente del Servizio, Silvana Salvemini, si attivino al più presto per risolvere i problemi. "Ci rifiutiamo di pagare le rette mensili - avvertono, sul piede di guerra - e per chi ha già provveduto chiederemo un rimborso parziale perché i nostri figli non stanno ricevendo i servizi per i quali abbiamo firmato e accettato di pagare le rette".

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