Tiziana Latiano, l'oncologa dell'ospedale di San Pio che guida la battaglia contro il cancro in Puglia: “Lavoreremo senza sosta"

Importante riconoscimento per la dottoressa Tiziana Latiano di 'Casa Sollievo della Sofferenza': da alcune settimane è la nuova coordinatrice regionale di AIOM - Associazione Italiana di Oncologia Medica

Tiziana Pia Latiano

Da garganica doc, sente forte il senso di appartenenza alla sua terra. E a quella ‘missione’ speciale cui è chiamata tutti i giorni tra i corridoi di ‘Casa Sollievo della Sofferenza’, a San Giovanni Rotondo, dove coordina il gruppo interdisciplinare dedicato al cancro del colon-retto. L’obiettivo? “Alleviare le sofferenze di tanti pazienti”. Lei è l’oncologa Tiziana Pia Latiano, e da alcune settimane è la nuova coordinatrice regionale di AIOM-Associazione Italiana di Oncologia Medica.

Orgogliosa per il nuovo incarico, la dottoressa Latiano è convinta: “Questa nomina è il riconoscimento del grande lavoro che stiamo svolgendo in Puglia in campo oncologico". Nel cuore, il ricordo sempre vivo di un paziente speciale - il compianto monsignor Michele Castoro - come sprone a fare sempre meglio. "È su questa linea già tracciata che mi muoverò con i colleghi del nuovo direttivo, un compito non semplice che affronteremo con tutte le nostre energie. Ogni giorno - assicura - cerchiamo di compiere passi in avanti nella ricerca, nella prevenzione e nella cura dei tumori. Stiamo sperimentando nuovi protocolli e lavoriamo senza sosta per migliorare la qualità di vita dei pazienti”.

Dottoressa Latiano, dallo scorso novembre è la coordinatrice regionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Una nomina importante e una grande responsabilità. Con quale animo, aspettative e obiettivi sta affrontando il compito?

È inutile nascondere che è un grande orgoglio poter ricoprire un incarico così prestigioso. Una grande soddisfazione, non solo per me ma anche per Casa Sollievo della Sofferenza perché si tratta di un traguardo raggiunto grazie al lavoro di squadra dell’Unità di Oncologia del nostro Ospedale. C’è grande voglia di lavorare da parte di tutto il nuovo direttivo e ci impegneremo affinché anche dalla Puglia partano idee e progetti per cura, ricerca e prevenzione.

Di cosa si occupa l’AIOM? Quali sono i progetti e gli ambiti di lavoro/ricerca?

Come indicato dallo statuto l’Associazione ha lo scopo di riunire i cultori dell’Oncologia Medica al fine di promuoverne il progresso nel campo clinico, sperimentale e socio-assistenziale, favorendo i rapporti tra gli oncologi medici, i medici di medicina generale e gli specialisti in altre discipline e stabilendo relazioni scientifiche e collaborazioni con analoghe associazioni ed organismi istituzionali italiani ed esteri. A tal proposito si è fatta promotrice della istituzione della FICOG (Federazione Italiana Gruppi Cooperativi Oncologici ) che riunisce 15 gruppi che collaborano allo sviluppo e implementazione della ricerca clinica in Italia . L’Associazione ha inoltre lo scopo di promuovere altri settori: prevenzione, qualità delle cure oncologiche,  continuità terapeutica del paziente oncologico,  interdisciplinarietà, riabilitazione, terapie palliative,  cure domiciliari, oltre alla ricerca sperimentale e clinica.

Qual è la realtà pugliese in ambito oncologico? Su cosa bisogna ancora lavorare/investire?

Rispetto a qualche anno fa in Puglia abbiamo fatto passi da gigante in ogni settore legato all’Oncologia e sono convinta che, grazie alla Rete Oncologica Regionale (ROP), altri successi potranno essere raggiunti. Possiamo sicuramente dire che nella nostra Regione ci sono competenze e professionalità adeguate per rispondere alle esigenze ed alle richieste del paziente oncologico. Sicuramente la Rete Oncologica  pugliese lavorerà per garantire ancora di più la qualità della richiesta di salute di questi pazienti.  Sarà, comunque necessario continuare a puntare sulla ricerca e la prevenzione.

A ‘Casa Sollievo’ coordina il gruppo interdisciplinare dedicato al cancro del colon-retto. Da garganica, che rapporto ha con la struttura voluta da San Pio?

Il “senso di appartenenza” alla Casa e non potrebbe essere diversamente. Pensare che è stata voluta da San Pio ci dà una forza ed una determinazione per fare sempre meglio e alleviare le sofferenze di tanti pazienti.

La parola ‘cancro’ è già essa stessa spaventosa. Il numero di pazienti colpiti da una qualche forma di tumore lo è ancora di più. Come è cambiata negli ultimi anni l’oncologia, soprattutto sul fronte della diagnosi?

Ha ragione, purtroppo il numero dei pazienti cresce sempre di più ma cresce in parallelo anche il numero delle guarigioni quindi, la parola cancro fa un pochino meno paura di qualche tempo fa. Dobbiamo ringraziare i nuovi strumenti diagnostici a nostra disposizione (PET, risonanza magnetica e TAC di ultimissima generazione) e, non mi stancherò mai di ripeterlo, la ricerca e la diagnosi precoce.

La prevenzione è la primissima forma di diagnosi precoce. Ma questa ‘pratica difensiva’ viene realmente perseguita?

La prevenzione è importantissima ed è l’arma più efficace per sconfiggere sul tempo il cancro. Il 40% dei casi di tumore potrebbe essere evitato grazie agli stili di vita sani (no al fumo, dieta corretta e attività fisica costante), all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali e all’implementazione degli screening. Il concetto di prevenzione del cancro ha assunto maggiore importanza negli ultimi decenni, in seguito all’incremento dei nuovi casi. Noi cerchiamo in tutti i modi di trasmettere questo messaggio. Tanto è stato fatto ma tanto va ancora fatto. La Puglia ha una scarsa aderenza ai programmi di screening mammario e dell’utero. Mentre da poco è partito sotto la spinta della ROP lo screening sul colon-retto.

L’oncologia è un àmbito medico molto delicato. Quali caratteristiche, umane prima che professionali, deve, a suo avviso, avere un buon oncologo?

Ogni giorno ci troviamo di fronte a persone che soffrono, siamo loro vicini, offriamo anche il nostro supporto morale di pari passo con quello professionale. Il paziente deve sentirsi amato per avere la forza di lottare: noi siamo e saremo sempre al fianco di chi soffre e combatte contro la malattia. Tuttavia accompagnare il paziente in questo percorso di cura vuol dire anche saper gestire gli affetti dei parenti, soprattutto nel momento in cui può esserci un esito infausto. Fornire comprensione e accoglimento anche nei momenti di rabbia comprendendo che è normale reazione di dipartita da un caro. Essere medici è, infatti, un onore e un onere.

Ogni medico ha una storia del cuore e, che sia stato un successo o una sconfitta, ha eletto quel particolare  vissuto  a ‘bussola’ per orientare il suo operato. Vuole condividere con noi la sua?

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Sicuramente il percorso di mons. Castoro. Non dimenticherò mai il rapporto umano con un Uomo di Chiesa. Sorprendente e ammirevole la serenità con la quale ha affrontato la malattia sin dal primo giorno: disarmante la sua frase “meglio a me che ad una madre o padre di famiglia”. E la sua preoccupazione è sempre stata quella di ottemperare a tutti i suoi impegni diocesani ed istituzionali, fino all'ultimo. Era preoccupato sempre più degli altri, di tutti quelli che gli stavano accanto, dei suoi fedeli, che per sé stesso. Mai un lamento, mai una richiesta; alla domanda su come stesse, fino all’ultimo, ha sempre risposto che andava tutto bene. E i suoi “grazie assai” erano strazianti. Ha pregato in ogni istante, fino all’ultimo, chiedendo anche a noi che lo assistevamo di accompagnarlo nella preghiera: istanti carichi di emozione che mai nessuno potrà cancellare.

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