Giovedì, 17 Giugno 2021
Salute

Puglia prima per Astrazeneca, scema il rischio 'trombosi'. La dott.ssa Grandone: “Non risultano casi in associazione al richiamo"

Il punto della dottoressa Elvira Grandone, a capo dell'Unità di Emostasi e Trombosi di ‘Casa Sollievo della Sofferenza’: “Ogni volta che parliamo di eventi avversi e di numeri, dobbiamo confrontarli con i dati di mortalità e di ospedalizzazione da Covid. E dobbiamo essere razionali”

Elvira Grandone

Negli ultimi giorni, la Regione Puglia è balzata al primo posto in Italia per utilizzo del vaccino Astrazeneca. Nello sperone di Puglia, infatti, la necessità di combattere il Coronavirus ha vinto - questo dicono i numeri - paure e ritrosie derivanti dal rischio (remoto, secondo la letteratura scientifica) di incorrere nelle cosiddette ‘trombosi da vaccino’, registrate in associazione alla somministrazione di vaccini a vettore virale (adenovirus).

E così, mentre in altre regioni le dosi rimanevano inutilizzate nei frigoriferi, la Puglia ha dato lo sprint alla campagna vaccinale sfondando il tetto (nel complesso) di oltre 2 milioni di somministrazioni. A rasserenare e rassicurare gli animi, è la dottoressa Elvira Grandone, a capo dell'Unità di Emostasi e Trombosi di ‘Casa Sollievo della Sofferenza’: “Ogni volta che parliamo di eventi avversi e di numeri, dobbiamo confrontarli con i dati di mortalità e di ospedalizzazione da Covid. E dobbiamo essere razionali”, spiega a FoggiaToday.

In queste settimane, infatti, la professionista - napoletana di origine e formazione, ma foggiana d’adozione - è stata subissata di telefonate, email e consulti sul punto, riscontrando spesso incertezze e informazioni parziali.

E mentre il rischio sembra scemare ulteriormente (“I casi di ‘trombosi da vaccino’ sono stati registrati tutti in associazione alla prima dose, non alla seconda”, spiega), si iniziano a classificare gli episodi, anche sospetti, in un apposito registro nazionale per uno studio sistematico del fenomeno. Dall’ospedale di San Pio, ad oggi, sono tre i casi, indicati come ‘sospetti’ e posti all’attenzione della neo-istituita anagrafe.

E dal centro che, 30 anni fa, ha contribuito a costruire dalle fondamenta, Grandone sottolinea l’importanza delle Unità di Emostasi e Trombosi, fondamentali nella gestione delle complicanze trombotiche o emorragiche che sono trasversali a tutto il sapere scientifico. E non solo in tempi di pandemia.

Dott.ssa Grandone cosa si intende per trombosi da vaccino?

Innanzitutto è bene chiarire che è una condizione diversa dalle trombosi cosiddette usuali. Noi le chiamiamo ‘immunotrombosi’, dove il prefisso immuno indica chiaramente una sollecitazione del sistema immunitario. Questo, infatti, può stimolare il sistema della coagulazione. Ogni attivazione del sistema immune può comportare, come conseguenza, una attivazione della cascata coagulativa, quindi l’evento trombosi. Sono episodi rarissimi, che non è possibile predire, ma che sono già conosciuti in altri contesti (può verificarsi con qualunque vaccino). Ne parliamo adesso perché stiamo vivendo una condizione eccezionale: vaccinare milioni di persone in un periodo temporale così ristretto fa’ sembrare gli eventi più frequenti.

Quali sono i distretti interessati?

Sono distretti differenti rispetto a quelli dalle trombosi comuni. Parliamo di trombosi dei seni venosi celebrali - le vene di scarico dell’encefalo, per essere chiari - che si può manifestare con cefalee intensissime. Oppure di trombosi a carico delle vene splancniche, del distretto fegato-intestino, che si possono manifestare con intensi dolori addominali. Sono eventi rari, ma che un centro come il nostro già conoscere ed è in grado di gestire. Il punto è arrivare in tempo: le trombosi sono patologie tempo-dipendenti, dipende tutto dalla velocità di diagnosi e di intervento.

Qual è l’incidenza del fenomeno?

Da poco più di un mese, a livello nazionale è stato attivato un registro da parte della Siset - Società Italiana Studio Emostasi e Trombosi. Noi di ‘Casa Sollievo’ abbiamo già ottenuto l’approvazione del comitato etico per inserire i casi sospetti all’interno di questo registro per uno studio sistematico. Grazie alle informazioni provenienti dai paesi del Nord Europa, invece, abbiamo già una spiegazione parziale di questi eventi e soprattutto le indicazioni su protocolli, diagnosi e terapia. Contrariamente alle trombosi usuali, infatti, quelle da vaccino si associano al calo delle piastrine, e seguono un protocollo terapeutico differente che, un centro come il nostro conosce già, perché può verificarsi, in determinati casi, in altri contesti. In generale, l’incidenza attuale (1 su 80mila casi) non è superiore a quanto atteso nella popolazione generale

Da ‘Casa Sollievo’ quanti sono stati i casi segnalati al registro fino ad oggi?

Abbiamo segnalato tre casi ‘sospetti’, in associazione al vaccino. In generale, abbiamo preferito mantenere una maglia molto larga di parametri, privilegiando il criterio temporale (dai 4 ai 20 giorni successi al vaccino) considerando qualunque tipo vaccino.

Al riguardo c’è da fare un distinguo importante sulla tipologia di vaccino…

Sì. C’è una grande differenza concettuale che divide, sostanzialmente, le due diverse tipologie di vaccino: la prima utilizza come vettore un carrier prodotto in laboratorio che è l’Rna messaggero (appartengono a questa categoria i vaccini Pfizer e Moderna, ndr). La seconda, invece, utilizza un virus reso innocuo:  l’adenovirus viene utilizzato come vettore e, in questi casi (vaccini Astrazeneca e Johnson & Johnson) bisogna considerare la suscettibilità individuale. Ovvero, in alcuni soggetti, il sistema immunitario si più attivare in maniera più ‘vivace’ stimolando, a cascata, anche la coagulazione. E’ una delle evenienze possibili ma con incidenza rara.

La Puglia ha fatto grande uso del vaccino Astrazeneca, laddove in tanti ne rifiutavano la somministrazione. E’ stata vinta la paura o ci sono ancora ‘sacche’ di resistenza? Cosa è cambiato?

Ho letto anche io di regioni in cui dosi di Astrazeneca sono rimaste nei frigoriferi perché molti hanno rifiutato di farselo somministrare. Ma quando parliamo di eventi avversi e di numeri, dobbiamo confrontarli sempre con i dati di mortalità e di ospedalizzazione. Ed essere razionali. Io stessa, nell’Unità che dirigo, ho ricevuto tantissime richieste, anche da parte di medici di medicina generale, per consulenze legate all’uso dei vaccini, per raccomandare o non raccomandare un vaccino rispetto ad un altro. Bene, al di là delle categorie cosiddette ‘fragili’ (che non possono ricevere un vaccino con adenovirus come vettore), tutti gli altri possono - mi verrebbe da dire devono – riceverlo, essendo un vaccino efficace. C’è stata sicuramente una ondata di preoccupazione derivante da una comunicazione a volte allarmistica, a volte non equilibrata, a volte contraddittoria. Io ritengo giustissimo utilizzarlo.

Che possibilità c’è di rendere meno nefasto un caso di trombosi da vaccino? E’ possibile stabilire una eventuale percentuale di letalità?

Impossibile dirlo perché in questi casi il fattore ‘tempo’ fa davvero la differenza. Per questo tipo di trombosi, solo la diagnosi tempestiva e il trattamento immediato può ridurre la letalità, perché le sedi colpite sono ‘nobili’. Insomma, prima si interviene, più si abbatte la mortalità. Per questo è importante saper riconoscere i sintomi. Oltre alle cefalee violente e al dolore addominale, per via del calo piastrinico possono sopraggiungere anche manifestazioni cutanee atipiche, simili a lividi ed ematomi. A Casa Sollievo abbiamo fatto numerose consulenze per sintomatologie sospette ma, fortunatamente, si trattava di manifestazioni cutanee di altra natura.

Quanto è stato importante, in tempi di Covid, avere sul territorio un centro di Emostasi e Trombosi?

Fondamentale. La Puglia è la prima regione che ha recepito un vecchio accordo Stato-Regione e mette nero su bianco che esiste e va mantenuta (verranno a breve definiti i criteri) questa rete di centri esperti nel settore. Nel corso di questa pandemia - prima con il rischio tromboembolico per infezione da Covid, poi per il rischio indotto da vaccino (eventi legati sempre a problemi di ipercoagulabilità) - abbiamo fornito risposte importanti, dimostrando quanto la nostra presenza sia fondamentale. Ogni giorno ci interfacciamo con tutte le figure professionali e sanitarie perché la gestione delle complicanze trombotiche o emorragiche che sono comuni a tutto il sapere scientifico. In un mondo che si iper-specializza la trasversalità è ancora più importante.

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