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Al Riuniti l'unità di Reumatologia convertita in posti Covid: "E' inaccettabile"

Secondo Apmarr, in questo modo i pazienti più gravi sarebbero costretti a subire costose ed estenuanti migrazioni sanitarie che moltiplicano i rischi e privano la persona ed i suoi familiari tanto di una accessibilità dell’assistenza qualificata quanto di una intrinseca dignità di persona e di paziente

Nei giorni scorsi la direzione sanitaria ha disposto nei giorni scorsi la conversione della Uoc di Reumatologia Universitaria e dei suoi 12 posti letto in reparto Covid. L’associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare non ha accettato la decisione “che taglia totalmente fuori i cittadini con malattie reumatiche autoimmuni severe dalla possibilità di essere efficacemente presi in carico nella fase più acuta e pericolosa della patologia”. Secondo Apmarr, in questo modo i pazienti più gravi sarebbero costretti a subire costose ed estenuanti migrazioni sanitarie che moltiplicano i rischi e privano la persona ed i suoi familiari tanto di una accessibilità dell’assistenza qualificata quanto di una intrinseca dignità di persona e di paziente.

Il presidente dell'associazione Antonella Celano ha scritto e inoltrato una lettera al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano "Abbiamo appreso in questi giorni dell’atto con cui è stata disposta dalla direzione sanitaria del policlinico ospedali riuniti di Foggia la conversione della Uoc di Reumatologia Universitaria e dei suoi 12 posti letto in reparto Covid. Ora, si tratta qui per Foggia e l’intera Regione Puglia di un hub di reumatologia con disponibilità di degenza la cui piena operatività specialistica è imprescindibile per la tutela e a sicurezza delle persone con patologia reumatologica in termini di salute, assistenza appropriata e cura.

Pur comprendendo le costrizioni che l’emergenza Covid sta infliggendo da ormai due anni al nostro sistema sanitario nazionale e le violente ripercussioni di queste sulle Regioni, Apmarr non può accettare una decisione che, come quella di Foggia, taglia totalmente fuori i cittadini con malattie reumatiche autoimmuni severe dalla possibilità di essere efficacemente presi in carico nella fase più acuta e pericolosa della patologia.

La superficialità con cui si viene, di fatto, a negare ai pazienti con malattie autoimmuni rilevanti, quali sono coloro i quali soffrono di patologie reumatologiche gravi, comporta conseguenze dirette nefaste rispetto alla loro vita, salute e potenziale recupero di una condizione di autonomia sufficiente. Con questo nuovo stato di fatto, vengono costretti proprio i pazienti più gravi a subire costose ed estenuanti migrazioni sanitarie che moltiplicano i rischi e privano la persona ed i suoi familiari tanto di una accessibilità dell’assistenza qualificata quanto di una intrinseca dignità di persona e di paziente.

Questo provvedimento crea infatti non solo una scala del tutto opinabile di gravità ed urgenza della patologia nelle sue diverse fasi, ma viene a determinare una inaccettabile e poco edificante partizione delle persone in gruppi di pazienti di prima, seconda e anche quarta categoria. 

Se davvero l’attenzione in questi mesi si pone e si deve porre ad una attualizzazione ed efficiente ristrutturazione del Sistema Sanitario, ad una medicina del territorio che assicuri ad ogni cittadino “pari dignità”, ribadendo il valore della salute come “fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività”, non si può poi pensare, né accettare di essere, per l’ennesima volta messi ai margini di un sistema che vede la persona con patologia reumatologica, autoimmune e rara come paziente di categoria inferiore.

E nemmeno si può volere che questo accada. Apmarr si schiera con forza a contrasto di questa decisione e delle nefaste conseguenze che essa ha già provocato in passato e continuerà a provocare, facendo ricadere gli effetti sulle persone più fragili e vulnerabili e chiede formalmente che venga ripristinata al più presto la naturale operatività della Uoc di Reumatologia Universitaria degli Ospedali Riuniti di Foggia.

Apmarr chiede inoltre l’apertura di un canale di dialogo costruttivo tra le Istituzioni, i responsabili ed i rappresentanti delle associazioni di pazienti affinché non si perseveri in questa derubricazione delle patologie reumatologiche".

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