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"A 25 anni convivo con l'endometriosi al 4° stadio". Clarissa sprona le donne: "Non trascurate i segnali del vostro corpo"

Il messaggio della giovane donna di Cerignola, in vista della Giornata mondiale contro la patologia, che coinvolge 3 milioni di donne in Italia. La stessa ha anche aperto un gruppo di supporto online

Clarissa ha 25 anni, e da circa un decennio convive con una patologia cronica invalidante ancora poco conosciuta e compresa: l’endometriosi, una malattia causata dall’accumulo anomalo di cellule endometriali all’esterno dell’utero, che provoca una infiammazione cronica che - in base alla severità della malattia - può infestare anche altri organi e apparati (intestino, reni e i muscoli del pavimento pelvico).

La giovane donna di Cerignola ha potuto dare un nome alla sua sofferenza - endometriosi grave, al quarto stadio - all’età di 21 anni, dopo un calvario di 4, fatto di corse in pronto soccorso, visite e consulti inconcludenti. Per questo, forte della sua esperienza personale, ha fondato un gruppo di supporto online, che afferisce ad una struttura di Bari, per le donne affette dalla stessa patologia (si stima siano circa 3milioni in tutt’Italia), e impegnandosi in prima persona per sensibilizzare le giovani donne alla prevenzione e all’ascolto dei segnali lanciati dal proprio corpo.

“L'endometriosi è una malattia cronica e invalidante, ma soprattutto è una patologia poco conosciuta (e riconoscibile) a partire dai medici”, spiega la giovane ofantina. “Anche per questo motivo, la diagnosi il più delle volte arriva dopo molti anni dall'insorgenza della malattia, portando spesso quest'ultima allo stadio più grave”. Esistono, infatti, 4 stadi della malattia, dal più lieve al più grave: “La malattia solitamente parte dalle ovaie e in molti casi arriva ad infiltrare la parete intestinale, vescicale, il diaframma, i legamenti, i nervi e così via”, continua Clarissa che, in vista della Giornata mondiale contro l'endometriosi, che ricorre il 26 marzo, vuole accendere i riflettori sull’argomento: “Parlarne è fondamentale, l'informazione crea consapevolezza per chi non la conosce e per tutte quelle donne che ne sono affette e ancora non lo sanno, perché non tutti i medici sono in grado di diagnosticarla”.

Ripercorrendo la sua storia, Clarissa ricorda la “frustrazione nel sapere di avere un disturbo, a cui però nessuno riusciva a dare un peso e un nome. Nonostante tanti esami e visite, nessuno dei medici che ho incontrato è riuscito a mettere a fuoco il problema. Non mi sentivo compresa né dai medici, né dai familiari”, racconta. La svolta è arrivata anni dopo, con la diagnosi, “anche se non c’è una cura per l’endometriosi. Ma da quel momento ho intrapreso un percorso che mi ha insegnato a gestire i suoi sintomi. Non è semplice convivere con il dolore cronico (impatta sui rapporti familiari, coniugali, sociali e lavorativi), ma è importante affrontarlo in maniera consapevole”. Quindi si rivolge alle giovane donne: “Non sottovalutate  i campanelli d’allarme lanciati dal vostro corpo e informatevi. Il dolore non è mai una condizione normale”, conclude.

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