Ricoverata d'urgenza ai Riuniti, salvano la vita a lei e al suo bambino (cordone ombelicale era legato due volte in gola)

Storia a lieto fine nel nosocomio foggiano. Madre e figlio ora stanno bene. Accorata la lettera di ringraziamento della donna: "venti angeli in sala operatoria"

Spesso le corsie ospedaliere sui giornali ci finiscono per casi di malasanità. Questa volta (e molte altre) non è così. La storia è a lieto fine e la racconta una neomamma in una accorata lettera di ringraziamento inviata agli Ospedali Riuniti di Foggia, segnatamente ai reparti di Chirurgia d’Urgenza e di Maternità. Sono loro i “venti angeli della sala operatoria” che hanno salvato la vita a lei e al bambino che portava in grembo.

I fatti sono accaduti lo scorso settembre ed iniziano con l’arrivo al Pronto soccorso in via d’urgenza di una donna incinta alla trentesima settimana. Trasferita immediatamente al reparto Ginecologia, le viene effettuata una consulenza chirurgica “per controllare l’ileostomia che era in prolasso”. All’esito dell’intervento, “effettuato con scrupolo e professionalità per evitare di causare danni al bambino”, la situazione sembrava risolta ma così in realtà non era. I dolori, racconta la donna, ricominciarono forti e lancinanti e l’equipe del dott. Fausto Tricarico, in collaborazione con i medici della Ginecologia e della Neonatologia, “si sono adoperati con tempestività per comprendere l’origine del problema, senza danneggiare il bambino”.

“La situazione era complicata, il bambino era troppo piccolo per farlo nascere, non potevano effettuare esami specifici perché potevano causare danni al nascituro”. Si decide di procedere con intervento esplorativo. Operata nuovamente il 10 settembre, ecco il “miracolo”, racconta la neomamma: “una ventina di angeli in sala operatoria hanno salvato la vita mia e quella di mio figlio, il quale nonostante i parametri buoni, presentava il cordone ombelicale legato due volte in gola e il distacco della placenta”.

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La donna e suo figlio oggi stanno bene. Da qui l’accorata lettera di ringraziamento al personale dei Riuniti, “per l’alta qualità professionale dimostrata e la rara sensibilità umana”.

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