Martedì, 16 Luglio 2024
Salute

Aggressioni sugli operatori sanitari: il modello antiviolenza del 'Bambin Gesù' adottato anche a Foggia

Ultima giornata di lavori alla Summer School on total Workplace Health Promotion, a Pugnochiuso, alla presenza di Stefano Vicari, professore di Neuropsichiatria Infantile della Università Cattolica e Direttore di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Nell’ultima giornata di lavori il confronto internazionale alla Summer School On Total Workplace Health Promotion è stato dedicato alle strategie per la gestione della violenza sugli operatori sanitari. La sessione è stata moderata da Guendalina Dalmasso, responsabile del supporto psicologico ai lavoratori dell’Ospedale Bambino Gesù, che ha presentato il modello gestionale riconosciuto come best practice non solo dal Ministero della Salute ma anche a livello mondiale. Lo studio, coordinato da Salvatore Zaffina, Direttore della Medicina del Lavoro dello stesso ospedale, è stato pubblicato da una prestigiosa rivista internazionale. Il modello si basa sull’uso di tecniche come la “De-Escalation” attraverso l’ascolto attivo, la negoziazione ed una comunicazione adeguata, strategia oggi riconosciuta come una delle più efficaci per la gestione delle aggressioni in ambiente sanitario.

Una delle tecniche più utilizzate per gestire situazioni conflittuali tra operatori e pazienti – ha spiegato Stefano Vicari, professore di Neuropsichiatria Infantile della Università Cattolica e Direttore di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – è la de-escalation. Bisogna prestare attenzione ai primi segnali: quando l’aggressività è in crescita, i toni si alzano, si percepisce una tensione fisica, si accentua la sudorazione ed è fondamentale evitare il muro contro muro. Fondamentale è ridurre la tensione abbassando i toni, porsi in modalità di ascolto e avviare una negoziazione per trovare insieme le soluzioni".

“Anche la postura è importante – ha aggiunto Vicari - perché noi esprimiamo il nostro pensiero sia con le parole che con il corpo. Avvicinarsi troppo, viso a viso, può essere interpretato dall’altra persona come un atteggiamento aggressivo. Mettersi di lato, mostrare le mani sono invece percepiti come atteggiamenti accoglienti. In moltissimi casi questa strategia si è rivelata vincente perché permette di smorzare quasi sul nascere eventuali episodi di aggressività”.

“Il modello antiviolenza del Bambino Gesù – ha concluso il Direttore Generale della ASL Foggia Antonio Nigri - sarà adottato anche in un territorio difficile come quello della Asl di Foggia e sarà presentato con un evento a settembre a Cerignola. Il percorso che abbiamo avviato ha intercettato l’evoluzione delle politiche regionali in materia e, pertanto, sarà sicuramente un elemento di rilievo nella costituzione delle strategie regionali”.

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