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Venerdì, 12 Aprile 2024
Salute

Laboratori di analisi 'declassati' a Foggia e in provincia: "Ci saranno gravi conseguenze sulla qualità del servizio"

Perulli (Fp Cisl) contesta la decisione di applicare la Delibera di Giunta del 2017 nonché il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali. Adiconsum ha richiesto un incontro con la direzione generale dell'Asl. Critico anche De Leonardis: "In altre province pugliesi non si starebbe procedendo nella stessa direzione"

"Non è affatto una buona notizia". Non usa giri di parole Marcello Perulli, segretario generale della Cisl FP di Foggia, sulla decisione da parte della Asl di Foggia di applicare la Delibera di GIunta n. 985 del 2017 relativa alla riorganizzazione dei laboratori di analisi in tutta la Puglia che prevede il declassamento dei laboratori di San Marco in Lamis, Foggia (ex Inam), Vico del Gargano, Vieste e Torremaggiore in centri prelievi: "Crediamo che gli elementi critici e negativi del riordino ospedaliero ricadano sugli enti", sostiene Perulli che poi aggiunge: “Attese, pericoli e disagi per i cittadini della provincia di Foggia non mancheranno. I pazienti, pur effettuando il prelievo al Centro Prelievi, per quello che resterà attivo, non riceveranno l’assistenza in tempo reale e quindi, inevitabilmente, si dirigeranno presso strutture private. Ma non basta. Alcuni esami non potranno più essere effettuati in quanto non potranno essere effettuati test che necessitano di tempi brevi. Ci piacerebbe sapere – sottolinea Marcello Perulli - il rapporto costi benefici, atteso che il personale sarà distribuito altrove ma comunque retribuito, e che dovrà essere predisposto un servizio massivo e sicuro per il trasporto di tutto il sangue prelevato che non sarà più analizzato nei laboratori attualmente esistenti. In più, giova ricordare che, anche in caso di spostamento dell’utenza presso il privato, le prestazioni dovranno comunque essere pagate dai budget regionali. Rispetto alla Delibera del 2017 che riorganizzava il servizio in oggetto, si contano numeri attuali, ovvero oltre 500mila test, che sono decisamente superiori rispetto ai numeri che all’epoca dettarono scelte e provvedimenti".

Perulli contesta anche il mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, nonostante il Contratto collettivo nazionale Sanità preveda l'informativo e il confronto: "Non più tardi del 2 maggio scorso, è stato siglato un protocollo politico tra le organizzazioni sindacali Confederali e di Categoria e la Regione Puglia teso proprio ad operare scelte condivise, anche sul livello territoriale. Scelte in grado di riqualificare e rimodulare l’offerta delle prestazioni sanitarie. Continuano, invece, a piovere dall’alto notizie di tagli, chiusure e riorganizzazione dei servizi sempre disposti in via unilaterale senza una approfondita analisi sulle ricadute per utenza e sui reali rapporti costi benefici di tali scelte”.

Sul caso si è espressa anche Adiconsum, attraverso il presidente provinciale Giovanni d'Elia, che commenta con preoccupazione la chiusura dell'ex Inam: "Il fatto che le analisi saranno eseguite altrove comporta a nostro avviso gravi conseguenze sulla qualità del servizio, nonché ritardi nella consegna dei referti. Stiamo parlando di un laboratorio di analisi che copre una popolazione di oltre 160.000 abitanti e dove vengono eseguiti centinaia di migliaia di analisi ogni anno. È appena il caso di precisare che per il laboratorio in argomento sono stati effettuati notevoli investimenti tecnologici rendendolo all’avanguardia, inoltre ci avevano assicurato che era in itinere la realizzazione di un grande laboratorio analisi a vantaggio di tutte le strutture pubbliche sia Asl che per il policlinico. Da ultimo e non per ultimo, abbiamo il sentore che anche questo pezzo importante della sanità, venga svenduto alla sanità privata. Abbiamo richiesto un incontro con la direzione generale della Asl al fine di approfondire, chiarire e risolvere tale questione che sta creando confusione, ansia e disappunto tra gli utenti-consumatori".

Il vicepresidente del Consiglio regionale Giannicola De Leonardis evidenzia l'esclusività della decisione di applicare la Delibera: "Al momento, pare che in altre province pugliesi non si starebbe procedendo nella stessa direzione". Anche il consigliere regionale paventa gravi conseguenze per i pazienti "che prima potevano contare su tempi ragionevoli per ottenere i responsi delle analisi e che adesso saranno beffati e costretti ad attendere un autentico tour delle provette in giro per la provincia. Basti pensare ai riverberi che si avranno, ad esempio, su Gargano e Monti Dauni. Anziché procedere verso una medicina territoriale, come la tragedia del Covid avrebbe dovuto imporre, si va in direzione opposta, allontanando sempre più i cittadini da una sanità di prossimità". 

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