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Martedì, 24 Maggio 2022
Salute

La Puglia insegue la zona bianca: sempre meno pazienti Covid in terapia intensiva

Da alcuni giorni si osserva un calo delle presenze, soprattutto in terapia intensiva: il tasso di positività è sceso al 10,0%. Se questo valore venisse confermato nei prossimi due giovedì la Puglia potrebbe ritrovare la zona bianca lunedì 7 marzo

La situazione epidemiologica in Italia e in Puglia continua a migliorare. La conferma è arrivata dall’ultimo monitoraggio che ha evidenziato ancora una volta la diminuzione dei casi e dei tassi di occupazione. Nella settimana appena iniziata il Piemonte è tornato in zona gialla e, a partire dalla prossima settimana, altre quattro regioni (Campania, Lombardia, Veneto e l’Alto Adige) potrebbero ricolorarsi di bianco qualora confermassero i parametri sotto soglia già evidenziati nel monitoraggio della scorsa settimana. Infatti, la condizione essenziale per un ritorno in zona bianca (o per il passaggio dalla zona arancione a quella gialla) è il mantenimento per due settimane consecutive dei valori sotto la soglia critica.

Nello specifico, per ritornare in zona bianca, sarà necessario avere almeno uno dei due tassi di occupazione sotto la soglia del 15% per i posti letto di area medica e il 10% per la terapia intensiva. Ed è qui che entra in gioco la Puglia, ormai in zona gialla da un mese.

Le percentuali di occupazione dei posti letto nella regione, sono rimaste stabilmente entro i confini della zona gialla, ma da alcuni giorni si osserva un calo delle presenze, soprattutto in terapia intensiva. Per esempio, nella giornata di oggi, con i 53 positivi accertati nei reparti di rianimazione pugliesi, il tasso di positività è sceso al 10,0%. Se questo valore venisse confermato (e magari anche ridotto) nei prossimi due giovedì (giorno preso in considerazione per il prossimo monitoraggio), la Puglia potrebbe ritrovare la zona bianca lunedì 7 marzo.

A proposito dei ricoveri, va fatta una opportuna e doverosa osservazione. Nonostante la vertiginosa ascesa dei casi causata dalla variante scoperta in Sudafrica, i ricoveri registrati negli ultimi mesi del 2021 e nell’inizio del nuovo anno sono stati notevolmente inferiori rispetto a quelli rilevati nei periodi analoghi dell’anno precedente. Per intenderci, il 31 dicembre del 2020 i positivi ricoverati in Puglia erano 1619, un anno dopo erano 271, ovvero l’83,26% in meno. Il dato acquisisce ulteriore forza se si considera che nel dicembre del 2020 l’Italia era in zona rossa e molte attività erano chiuse da mesi. Per tacere delle diverse varianti dominanti (la Alpha e la Omicon) dalle infettività imparagonabili.

Stesso discorso per quel che concerne i primi mesi del 2021 e quelli del 2022. Il 22 febbraio di un anno fa la Puglia faceva registrare 1442 ricoverati a fronte dei 780 odierni, per un calo del 45,9%. Anche in questo caso va precisato che nel febbraio di un anno fa la seconda ondata era alle fasi finali, mentre in Puglia (come nel resto della Penisola) il picco di Omicron si è registrato tra la fine di gennaio e gli inizi del mese in corso. Senza dimenticare le restrizioni in atto anche nei primi mesi dello scorso anno.

Dati che evidenziano ancora una volta, ammesso che servano ancora dimostrazioni plastiche, l’efficacia dei vaccini, grazie ai quali all’aumento furioso dei contagi non è corrisposto un intasamento dei reparti ospedalieri.

Resta ancora fuori soglia l’incidenza, che oggi è scesa a 719,6 casi per 100mila abitanti. Servirebbe un drastico calo dei nuovi casi nelle prossime settimane per tornare ai famigerati 50 casi. Difficile, sia per la maggiore contagiosità della variante Omicron, sia per l’ulteriore allentamento delle misure che il Governo adotterà da marzo in poi.

Analizzando il dato provinciale, è sempre Lecce la provincia più colpita, malgrado l’incidenza sia sotto quota 1000 (962,7 casi per 100mila abitanti). Segue Foggia con 790,8 casi per 100mila abitanti. Resta la Bat, con 560 casi, la provincia con l’incidenza più bassa.

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