Focolai nei reparti, pronto soccorso sotto pressione. I medici del 'Riuniti' alzano la voce: "Vogliamo chiarezza e tutele"

La dura nota di Anaao Assomed: "Non più ‘eroi’, ma professionisti a tutela della salute di tutti. E come tali chiediamo sicurezza sul posto di lavoro e notizie circa il piano di contrasto all’epidemia predisposto dall’azienda"

Tante, troppe domande senza risposta. Tante, troppe notizie su contagi, focolai e cluster ospedalieri. Cresce la preoccupazione (e il malcontento) tra i medici e gli operatori sanitari del Policlinico Riuniti di Foggia, messi alle corde dall’emergenza sanitaria da Covid-19 in corso.

E’ quanto denuncia l’organizzazione sindacale Anaao Assomed che accusa la direzione strategica di “ignorare sistematicamente le richieste, l’ultima delle quali in occasione dei recenti contagi nella struttura di Ginecologia”. “Evidentemente non ritiene opportuno informare i propri dipendenti, direttamente o attraverso le organizzazioni sindacali, circa disposizioni che incidono pesantemente sulle condizioni lavorative dal personale, in violazione delle norme contrattuali”, si legge nella nota inviata da segretario aziendale Anaao Assomed, Fabrizio Corsi.

“Dirigenti sanitari preoccupati oltretutto per il moltiplicarsi dei focolai di contagio da Sars-Cov2. Siamo venuti a conoscenza tramite i nostri iscritti, salvo smentita, della recente grave situazione verificatasi nella Struttura di Gastroenterologia: paziente con tampone inizialmente negativo (successivamente rivelatosi Covid positivo) che è rimasto ricoverato in reparto per circa 10 giorni, con lo sviluppo di un cluster ospedaliero che ha già interessato (e la cosa sarebbe gravissima se confermata) almeno 16 operatori sanitari, oltre ad alcuni pazienti. Nonostante le segnalazioni inviate alla direzione sanitaria, questi ultimi sono rimasti ricoverati per giorni, insieme ad altri pazienti Covid positivi giunti successivamente, in un reparto dove non esistono aree grigie, percorsi differenziati, ambienti per la vestizione-svestizione del personale, stanze a pressione negativa”.

“Reparto che peraltro sembrerebbe prossimo, da quello che ci viene riferito informalmente, ad essere riconvertito in degenza per pazienti Covid. Ci auguriamo non prima che vengano eseguiti i necessari interventi strutturali a tutela della sicurezza di tutti. Con ulteriore danno a carico di tutti i pazienti non-Covid penalizzati dalla riduzione o addirittura dal blocco delle diverse attività specialistiche. Il tutto ovviamente giustificato dall’emergenza (come se il Sars-Cov2 fosse arrivato tra noi ieri e non già nove mesi fa), con decine di pazienti che quotidianamente stazionano, in attesa di ricovero presso reparti specialistici, negli ambienti del Pronto Soccorso, il cui personale è sottoposto ad un impegno sempre più gravoso e rischioso”.

“Vano sembra il tentativo di mantenere una separazione tra percorsi sporchi e puliti, con l’attuale situazione epidemiologica. Tanto che viene, peraltro, riferita la presenza di diversi casi di contagio anche tra gli operatori del pronto soccorso. Casi che si aggiungono ai recenti focolai che hanno interessato diverse strutture compresa la Rianimazione Covid ovvero quella dove è maggiore l’uso di dpi di secondo livello. Nel frattempo, mentre si va alla disperata ricerca di spazi e posti letto in quella che appare come ordinaria improvvisazione, con segnalazioni sempre più numerose circa l’utilizzo improprio di personale medico per attività per le quali non avrebbe competenza specialistica, esponendolo a problemi medico-legali e con una diminuzione della qualità dell’assistenza, si attendono notizie della faraonica struttura del nuovo Deu, Dipartimento Emergenza-Urgenza, dichiarata ormai pronta già a gennaio scorso in occasione dei famosi ‘4 passi’ con il Governatore della Regione Puglia e che ad oggi, per ragioni che ci sono ignote e nonostante la grave situazione emergenziale, non è ancora entrata in funzione”.

“In questo scenario di enorme difficoltà a garantire il diritto alla cura ai pazienti, Covid e non Covid, nonostante il ‘distanziamento’ che spesso separa l’amministrazione dal personale in prima linea e che ha indotto, in particolare negli ultimi mesi, diversi colleghi a lasciare l’ospedale, non si è mai fermato né si fermerà l’impegno dei medici e dei sanitari, molti dei quali rappresentati dall’Anaao (ancora in attesa - sia detto per inciso - del saldo della famosa ‘indennità Covid’ di marzo). Non più ‘eroi’, ma professionisti posti a tutela della salute di tutti, che come tali chiedono sicurezza sul posto di lavoro e vorrebbero essere informati su quale sia il piano di contrasto all’epidemia predisposto dall’Azienda per le prossime settimane”, conclude la missiva.

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