“Perché non posso giocare con i miei amici?”. Le 10 regole d'oro per spiegare ai bambini l'effetto Coronavirus

La dott.ssa Tiziana Manlio, psicologa e psicoterapeuta, ha cercato di fornire le risposte alle domande più frequenti poste dai genitori e fornire consigli utili per affrontare al meglio la quarantena da Coronavirus

Tiziana Manlio

In  questo  momento  storico  particolare,  sono  tanti  i  dubbi  che  attanagliano  i  genitori  circa l’impatto che avrà il Covid-19 sullo sviluppo del proprio figlio. Sull'argomento è intervenuta la dott.ssa Tiziana Manlio, psicologa e psicoterapeuta, che ha cercato di fornire le risposte alle domande più frequenti poste dai genitori e fornire consigli utili per affrontare al meglio la quarantena da Coronavirus.

È fondamentale parlarne ai bambini? Certamente! Il bambino vive la stessa situazione di allarme dei genitori ma, non avendo le giuste risposte, può produrre interpretazioni personali, generando una quantità eccessiva di paure. Far finta di nulla, dunque, è controproducente!

Quale linguaggio devo usare per comunicare a mio figlio questa situazione? Il bambino non è un adulto in miniatura! È necessario ‘adattare’ il proprio linguaggio al suo modo di pensare (ricordiamo  la  differenza  che intercorre tra un infante di 3 anni, un bambino di 5 anni e uno di 10 anni). Il mondo di nostro figlio è cambiato improvvisamente (non va più a scuola, non può giocare con gli amici, mamma e papà parlano continuamente di coronavirus, le persone indossano  mascherine, ecc.) e bisogna spiegare in modo opportuno il motivo.

Come rispondo alla domanda: “Mamma, che cos’è il coronavirus?” Usiamo esempi pratici! Ricordiamo al bambino delle esperienze che ha già vissuto (es: “Ricordi quando tua sorella aveva la febbre e l’hai presa anche tu? Quella febbre è causata da un piccolissimo virus che passa da una persona all’altra. Il coronavirus è un virus un po’ più difficile da curare, per questo i bambini e gli anziani devono stare più attenti”.

Se mio figlio mi chiede: “Ma tu o papà morirete?” Il bambino deve essere informato ma anche tranquillizzato! Il piccolo è sicuramente molto spaventato per fare una domanda così specifica. Rispondere con un rassicurante “no” è la scelta più opportuna per evitare di trasmettergli ulteriore angoscia.

Cosa devo rispondere alla domanda: “Perché non posso giocare con i miei amici?” La sospensione delle attività con i compagni non è una punizione! È importante che il bambino non la percepisca come tale, ma che comprenda che è una situazione passeggera e che presto si tornerà alla normalità. Potrebbe essere utile spostare l’attenzione su attività piacevoli e di condivisione (es. inventare giochi nuovi, cucinare insieme, ecc.)

Il coinvolgimento di entrambi i genitori, in questo periodo, è fondamentale! Alternarsi in attività e turni evita il sovraccarico di uno dei due membri della coppia genitoriale e rende le attività piacevoli per tutti. Sono tantissime le cose che si possono fare: per i più piccoli puzzle, costruzioni, giochi istruttivi, leggere storie, guardare cartoon...; per i più grandi, cucinare (preparare pizza, torta, biscotti), guardare film, documentari, aggiustare oggetti, giocare a carte, giochi da tavolo, ascoltare musica, ecc. Un’attività molto importante è il disegno, soprattutto in questo periodo, perché consente di esprime le emozioni che il bambino non è in grado di verbalizzare. È il suo specchio interiore, la lente attraverso cui guarda e interpreta il mondo e le persone. 

Ma attenzione ai campanelli d'allarme. Mantenersi informati attraverso i media è giusto, ma bisogna limitare il più possibile l'esposizione mediatica del bambino. Se la TV, o l’accesso ai social con le immagini, continuano a parlare di coronavirus, contagiati e decessi, il bambino potrebbe risultarne angosciato. Ecco alcuni possibili campanelli di allarme: mostra alterazioni del ciclo sonno-veglia; mostra aumento o diminuzione dell’appetito; è insolitamente aggressivo e irascibile; ha incubi notturni; chiede di dormire con i genitori; ricomincia a fare la pipì a letto; riferisce dolori vari (mal di pancia, mal di testa, ecc.); riferisce paure ingiustificate; piange spesso; è particolarmente oppositivo o eccessivamente ubbidiente.

In questi casi è opportuno fornire al bambino le dovute rassicurazioni rispondendo, in modo semplice, chiaro e privo di allarmismi, alle domande che pone. Bisogna ricordare che i genitori svolgono una funzione di ‘rispecchiamento emotivo’, per cui se mamma e papà sono sereni, anche il piccolo è sereno! 

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IL VEDEMECUM | Le dieci regole d'oro: 

  1. Presta attenzione alle domande di tuo figlio
  2. Fornisci informazioni chiare con un linguaggio adeguato alla sua età
  3. Ascolta i suoi timori e rassicuralo
  4. Cerca di passare più tempo con lui
  5. Fallo giocare e rilassare
  6. Stabilisci contatti regolari con i parenti (chiamate e videochiamate con nonni, zii, cugini)
  7. Stabilisci una routine da seguire (orari per i compiti e per le attività ludiche)
  8. Non mostrarti eccessivamente agitato
  9. Limita l’esposizione ai mass media
  10. Cerca di creare un clima sereno

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