Salute

Gli animali non possono trasmettere il Coronavirus. La veterinaria Liguori: "Non ci sono evidenze scientifiche"

Pubblicato su 'Animals' lo studio che svincola gli animali domestici dalla trasmissione all'uomo del virus. Tra le firmatarie, Giovanna Liguori, dirigente veterinaria dell’Asl di Foggia

Giovanna Liguori

“Gli animali domestici possono contrarre il Sars-Cov2, ma non possono trasmetterlo all’uomo. Con loro, si interrompe la catena epidemiologica”.

Lo assicura Giovanna Liguori, dirigente veterinaria dell’Asl di Foggia e tra le firmatarie (con Anna Costagliola, ricercatrice del Dipartimento di Medicina veterinaria e Produzioni animali dell'università di Napoli Federico II) di un ‘commentary’ pubblicato sulla rivista scientifica internazionale 'Animals', nel quale si esclude il ruolo epidemiologico degli animali domestici nella diffusione all'uomo del virus. “Non ci sono evidenze scientifiche”, rassicura.

Dietro la pubblicazione, che vede come autore senior Antonio Giordano, direttore e fondatore dell'Istituto Sbarro di Philadelphia e professore di Anatomia e Istologia patologica all'università di Siena, ci sono nove mesi di studio, di ricerca bibliografica, revisione e analisi dei dati. L'analisi è partita dal riscontro di casi di Sars-Cov-2 in alcuni allevamenti intensivi di visoni da pelliccia e la successiva trasmissione del virus negli operatori entrati in contatto con gli animali infetti. “Tale notizia aveva suscitato grande clamore in campo scientifico perché, verosimilmente, apriva all’ipotesi della possibile trasmissione dagli animali all’uomo. E questo nonostante dai dati in letteratura risultassero pochissimi casi di contagio tra gli animali domestici come gatti, furetti e cani”, spiega Liguori.

Scarica lo studio: Coronavirus 'Animals'-2

Alla luce dei dati raccolti, continua, “affermiamo che la suscettibilità dei nostri animali domestici è connessa al contatto con persone positive ma non vi è alcuna evidenza scientifica che i nostri preziosissimi amici a quattro zampe svolgano un ruolo epidemiologico nella trasmissione all’uomo del virus”. Quindi, per semplificare: l’uomo può trasmettere il virus ai pet, ma non il contrario. “Per questo motivo, tuteliamo i nostri animali domestici: i soggetti positivi al Covid-19 si isolino anche da loro", avverte.

Il sospetto di trasmissione animale-uomo aveva generato - come denunciato da molte associazioni animaliste - una impennata di abbandoni: “E’ una circostanza riscontrata durante la prima ondata pandemica. Probabilmente, in questa seconda fase, la divulgazione scientifica ha permesso di limitare i danni”, aggiunge. Isolamento e buone prassi igieniche sono le buone norme che possono difendere gli animali dal contagio.

“E’ dimostrato, ad esempio - continua la dirigente veterinaria - che i gatti  sembrano essere più suscettibili al virus, manifestando una sintomatologia più aggressiva rispetto ad altre specie”. Al momento non risulterebbero casi di positività in animali domestici afferenti al territorio di competenza dell’Asl Fg. “E’ intenzione comune quella di approfondire la tematica”, assicura però Liguori. “C’è l’intenzione di fare uno screening degli animali domestici”.

Per questo, non appena le condizioni epidemiologiche lo consentiranno, verrà effettuato un lavoro di raccolta e incrocio di dati, anche con l’aiuto dei servizi veterinari che si occupano di anagrafe canina. L’aspetto sul quale Liguori e tutto il team di studio punta è quello della medicina unica, one healt. “E’ fondamentale muoversi in questa direzione: la medicina è unica e, soprattutto in casi di zoonosi (malattie che si trasmettono dagli animali all'uomo, ndr), è importante legare i due ambiti, salute umana e animale. In altre parole, salute pubblica”.

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