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Domenica, 5 Dicembre 2021
Salute Lucera

"Da sola non ci voglio stare". La grande storia d'amore tra due anziani foggiani in ospedale: marito e moglie ricoverati nella stessa stanza

Due anziani foggiani ricoverati insieme perché entrambi malati: lei, ultra ottantenne, è sempre stata assistita dal marito, 91 anni. I due sono stati sistemati in una stanza interna alla struttura ospedaliera. Dato il legame di consanguineità, non c’è stato alcun problema con le norme di sicurezza sanitaria

Una storia in cui il bene resta oltre ogni limite, anche fisico; in cui l’impegno di assolvere al compito di seguire la moglie è davvero fino alla fine. E' la storia che viene fuori dalla Struttura complessa di Medicina Riabilitativa del plesso Lastaria di Lucera, dove è stato accordato - in via del tutto eccezionale - il ricovero, nella stessa stanza, di due anziani coniugi. 

La decisione è stata presa da Massimo Zanasi, direttore del polo geriatrico lucerino che ha permesso ai due coniugi foggiani di stare nella stessa camera dopo il ricovero di entrambi, perché tutti e due malati: lei, ultra ottantenne (84 per la precisione), è sempre stata assistita dal marito, 91 anni. I due sono stati sistemati in una stanza sempre interna alla struttura ospedaliera, ma più decentrata, e visto il legame di consanguineità dei due tenerissimi pazienti non c’è stato alcun problema con le norme di sicurezza sanitaria.

Sono una di fronte all’altra così da potersi accudire anche con lo sguardo, e quando lei è stata sistemata nel letto lui le è stato vicino mano nella mano scambiandosi qualche parola di conforto: i due non hanno figli (solo nipoti) e quindi non volevano essere divisi per il tempo della permanenza di lei al Lastaria, così il direttore Zanasi ha preso la sua decisione, dandole anche un significato più profondo.

"Un ospedale che cura solo le ferite del corpo diventa riduttivo", spiega il medico. "Loro sono il simbolo di un legame supremo e mai avrei permesso a una struttura ospedaliera, dedicata a curare i pazienti, di diventare l’unico muro a questo legame. Mi è sembrato doveroso che questo momento, anche duro, non sia regolato da freddi parametri medici ma scaldato dall’affetto di chi ti ha accolto per tutta la vita, comunque vada a finire".

"È stata una scena molto tenera ed emozionante: è stata proprio la donna a chiedermi di essere ricoverata insieme al marito, mi ha detto: ‘da sola non ci voglio stare’ e così non ho potuto che arrendermi. Ecco, è come se mettessimo a disposizione una stanza matrimoniale".

Il plesso Lastaria ha dimostrato organizzazione ma anche e soprattutto umanità: l’ospedale non deve essere un ‘dinosauro’ che non guarda mai indietro pur se ipertecnologico e che tende alla modernizzazione delle cure; il segreto è trovare una sintesi tra salute, cuore e umanizzazione con l’ospedale che entra anche nel merito delle storie famigliari.

"Il nostro dipartimento ha una vocazione geriatrica – conclude con un sorriso il dott. Zanasi – ma oltre alla malattia si pensa alla vita non solo sanitaria dei pazienti: l’umanizzazione delle cure non può solo essere dichiarata ma perseguita. E noi proviamo a farlo".

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