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Anticorpi monoclonali al policlinico di Foggia: l'arma in più per neutralizzare la proteina 'spike' ed evitare l'infezione da Covid

Gli anticorpi monoclonali hanno principalmente tre diversi meccanismi di azione: neutralizzare, forare la superfici dei patogeni e richiamare altre cellule del sistema immunitario per attaccare virus e batteri

 

Quella con anticorpi monoclonali (proteine create in laboratorio che hanno le stesse caratteristiche di quelle prodotte dal nostro organismo e che si legano ad un solo antigene dell’agente che si vuole combattere), è la seconda delle tre sperimentazioni anti-covid in corso al policlicnico Riunti di Foggia avviata una settimana fa.

Prevede uno studio su persone Covid positive appena infette ma limitata a soggetti con gravi patologie. 

Gli anticorpi monoclonali hanno principalmente tre diversi meccanismi di azione: neutralizzare, forare la superfici dei patogeni e richiamare altre cellule del sistema immunitario per attaccare virus e batteri.

Il nostro anticorpo neutralizza il virus legando e bloccando la ormai nota proteina “spike”, posta sulla superficie del virus ed utilizzata da quest’ultimo per entrare ed infettare le cellule dell’ospite. Una volta bloccata la spike, il virus non è più in grado di infettare il nostro organismo.

"Ci proteggono dal SarsCov2, servono a bloccare una proteina con la quale il virus entra nelle cellule. Gli anticorpi bloccano l'infezione" spiega la direttrice delle Malattie Infettive, prof.ssa Teresa Santantonio. "Si utilizzano sui pazienti con pochi sintimo ma che sono a rischio di progredire verso forme gravi, anche di morte. Il paziente viene indivifuato dal medico di medicina generale, dal pediatra dai 12 anni in su o dagli Usca. Vengono segnalati ai centri ospedalieri autorizzati a somministrare il farmaco, via endovenosa, in ospedale".

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