Vertenza Amica, interrogazione della minoranza: “Perché l’Amiu?”

“Ennesimo, immotivato prezzo da pagare all’establishment barese”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

L’aspra dialettica politica inerente i fallimenti di Amica Spa e Daunia Ambiente Spa, con i lavoratori destinati alla mobilità a partire dal primo ottobre, continua a tenere banco a Palazzo di Città dove si susseguono incontri e fumate nere tra dirigenza AMIU e sindacati.

Nell’occhio del ciclone la decisione del sindaco di affidare la gestione dei servizi di nettezza urbana ad un soggetto terzo come l’AMIU di Bari e non ad una società in house del Comune.

Il pressing sempre più vigoroso esercitato dalla minoranza si è concretizzato con un’interrogazione scritta con cui i partiti dell’opposizione hanno formalmente chiesto al primo cittadino perché il Comune di Foggia ad un anno e mezzo di tempo dal fallimento delle ex municipalizzate non abbia trovato altra soluzione se non quella, illogica, di trasferire la gestione dei servizi a Bari presso l’AMIU.

In un comunicato stampa che ricalca il contenuto dell’interrogazione, l’opposizione chiede a gran voce al primo cittadino “i motivi in base ai quali il Comune non ha mai voluto prendere in considerazione l’eventualità di assumere la gestione diretta dei servizi pubblici locali per le operazioni di spazzamento, raccolta, trasporto, riciclo ecc. né si è mai adoperato per individuare, in alternativa, una soluzione interna che permetta il mantenimento del servizio in città.”

Analogamente si chiede al sindaco “come mai abbia invece consentito alla curatela fallimentare di gestire la continuazione dei servizi pubblici locali nonostante ci fosse un indirizzo contrario della Corte di appello di Bari che ha sostenuto che in caso di fallimento il Comune rimane titolare unico e responsabile del servizio integrato di rifiuti urbani e della sua continuità.”

Ma le critiche della minoranza si focalizzano soprattutto sulla decisione di virare verso l’azienda barese, che assume il sapore amaro di un “ennesimo, immotivato prezzo da pagare all’establishment barese: prendendo in carico la gestione dei servizi di nettezza urbana sembra che l’AMIU andrebbe a percepire - in aggiunta a quanto pattuito - anche di sgravi contributivi totali per 18 mesi per tutti gli ex dipendenti di AMICA spa e di DAUNIA AMBIENTE spa (ragion per cui ha chiesto un contratto a tempo determinato di 9 mesi + 9): ma di quegli stessi sgravi fiscali potrebbe usufruire in egual modo una nuova azienda di matrice comunale che avrebbe il merito di mantenere in città la gestione del servizio, mantenendo invariato il livello occupazionale seppur con un’equilibrata redistribuzione degli incarichi e del personale per un riordino generale cui anche i sindacati si sono mostrati favorevoli.

Allora perché ci si ostina a voler favorire il business barese a danno dell’economia locale? Si tratta di una manovra dettata da interessi retrostanti slegati dall’ambito meramente amministrativo?

E’ urgente, oltre che doveroso, che il sindaco ne risponda in consiglio comunale (organo che nel giugno 2011 deliberò la newco) e che si rimbocchi le maniche per trovare nell’immediato una soluzione che scongiuri un ulteriore processo di delocalizzazione economica a favore del capoluogo barese e che, nei limiti oggettivi della crisi incombente, tuteli i lavoratori (per i quali si profila la mobilità) dopo i tentativi fallimentari degli ultimi giorni, come testimonia, oggi, l’occupazione di Amica spa da parte dei sindacati.”

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