Al vertice di maggioranza Mongelli non invita Lambresa

Il sindaco Mongelli respinge le dimissioni del vicesindaco ma non la invita al vertice di maggioranza. La leader di Io Sud: "Offesa al mio ruolo politico". Nessun azzeramento, si va verso il rimpasto di giunta

Consiglio comunale

La sensazione, al termine di due ore di vertice ieri allargato a consiglieri, assessori e segretari di partito, è che i tempi dell’attesissima verifica al Comune di Foggia saranno più lunghi del previsto. Difficile che si rispetti il termine (fine settembre, riequilibrio di bilancio) fissato dal sindaco Gianni Mongelli per quietare le forze politiche ed assicurarsi il voto sul bilancio. Ma i nodi continuano ad essere tanti. Due i fronti da passare ai raggi x: gestionale e programmatico. Su quest’ultimo le direttrici entro cui sviluppare l’azione politico-amministrativa sono già state marcate: attività produttive, piano del commercio, sicurezza, qualità della vita ed investimenti. Ma oggi vanno fissate delle scadenze ben precise.

Il fronte gestionale attiene invece alla rivisitazione dell’esecutivo cittadino per dare il via alla “fase due” dell’attuale amministrazione. Calano le quotazioni per l’azzeramento, cresce l’idea di un rimpasto di giunta. Al sindaco la “croce” di districarsi tra i vari veti incrociati dei partiti per trovare la necessaria quadra che porti avanti la “baracca”. Lo farà attraverso incontri bilaterali con le singole forze politiche. Si parte oggi con il vicesindaco dimissionario Lucia Lambresa, il cui ruolo, nonostante la riluttanza di alcuni partiti a recuperarla, resta incerto. Alias, c’è margine per ricucire quel patto del buon governo di 2 anni fa. Passata la “burrasca Tarsu”, il nodo è squisitamente politico. L’insofferenza è ai massimi livelli. Proprio non va giù al vicesindaco dimissionario il ruolo di dominus incontrastati della maggioranza incarnato da Pd, socialisti e Unione di Capitanata.

E ieri, al vertice, Lambresa era la grande assente. “Non sono stata invitata” dichiara a Foggiatoday. Naturale il rammarico, ufficializzato in una nota inviata a sindaco e consiglieri IoSud: “E’ appena il caso di ricordare – scrive Lambresa - il mio ruolo di responsabile politico del movimento  (segretario provinciale e vicesegretario regionale, ndr) e che, indipendentemente dalla mia diretta partecipazione all’amministrazione, laddove venga meno un ruolo operativo, si dovrà far riferimento a me, a meno che quello di lunedì non sia un incidente bensì la scelta di disegnare una maggioranza diversa”. Il che renderebbe inutile qualsivoglia tentativo di recupero della “pasionaria”.

Ma è ai due consiglieri della sua lista sferra l’attacco più duro, all’ambiguità politica di Laccetti e Leone che “da tempo hanno messo in discussione la loro appartenenza ad IoSud senza tuttavia annunciarlo pubblicamente”. E che ieri sedevano al Gran Tavolo, in rappresentanza di cosa e di chi non è dato saperlo. Insomma, è questo il primo nodo da sciogliere. Anche perché Lambresa lascerebbe deleghe di peso (Sicurezza, Polizia Municipale, Annona) che si aggiungerebbero al già vacante assessorato alla cultura mentre il Pd invita il sindaco a “scrollarsi di dosso” il bilancio. Nel frattempo torna a farsi sentire il malessere dei “cespugli” (Moderati e Popolari, Sel, Gruppo Misto), anch’essi sottoscrittori di un voto di fiducia sul bilancio condizionato alla verifica. “La sensazione – borbottano - è che tutto sia già stato deciso coi ‘grandi’”.

Ma le mire non solo sugli assessorati. Ci sono nomine di sottogoverno. C’è da decidere dell’eventuale nomina dei cda delle ex municipalizzate. Per Amgas ed Ataf i tempi potrebbero essere davvero brevi. Più lunghi, ovvio, per Amica. Il responso della Corte d’Appello sul ricorso per la gestione straordinaria arriverà solo entro fine anno. Il sindaco accarezza l’idea di un tecnico competente, magari da individuare anche attraverso bando pubblico che dovrà occuparsi della gestione futura. Il pregresso, con i suoi 50 milioni di debiti, andrebbe in mano ad un commissario del Ministero. Ipotesi, al momento. La stura al valzer di proposte e richieste è ormai data. Al sindaco l’onere della mediazione. Ai partiti l’invito all’onestà politica.

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