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Gianni Mongelli

Gianni Mongelli

Palazzo di Città: Mongelli avvia la verifica, si va verso il rimpasto

Consultazioni avviate col Mep. Lunedì si chiude con Pd. Il sindaco cerca di recuperare Lambresa. Tanti i nodi da sciogliere sul fronte politico e programmatico. Il sindaco dovrà risolvere numerosi grattacapi

Il walzer del vis-à-vis ha preso ufficialmente il via ieri pomeriggio. Ad aprire le consultazioni i Moderati e Popolari di Sottile e De Vito. Chiuderà il Partito Democratico lunedì prossimo. Nel giro di una settimana il sindaco Gianni Mongelli dovrà aver incontrato tutte le forze politiche che compongono la sua maggioranza (e quelle che hanno contribuito alle sua elezione, vedi Rifondazione) per aver un quadro sufficientemente chiaro così da metter mano all’esecutivo cittadino e procedere al rimpasto. Calano, infatti, le quotazioni per un azzeramento della giunta, opzione radicale accarezzata per un breve periodo per superare “astutamente” lo shock Lambresa.

Con tutta probabilità verranno riviste due, al massimo 3 caselle. Quindi, via alla “fase 2” del mandato Mongelli, come annunciato dallo stesso primo cittadino in consiglio lo scorso 14 settembre. L’esecutivo è monco dell’assessore alla Cultura dopo la scomparsa di Rocco Laricchiuta e, più di recente, di quello alla Legalità, Sicurezza, Annona, Traffico e Polizia Municipale ricoperto dal vicesindaco dimissionario Lucia Lambresa,  che si cerca tuttavia di recuperare. “Si riparte dalla maggioranza uscita dalle urne”: alle parole più volte ribadite da Mongelli ha fatto eco oggi il segretario cittadino Pd Mariano Rauseo per il quale “ci sono tutte le condizioni di ripartire”. Mano tesa alla pasionaria, dunque. Si vedrà.

Intanto la coordinatrice provinciale di IoSud non compare nella “scaletta” ufficiale degli incontri. Si cerca di tener fuori dal rimpasto le sue deleghe, di peso. Se la vedrà direttamente Mongelli, in un faccia a faccia “personale”. Vi è in ogni caso la necessità non più differibile di un tagliando di metà mandato. Non solo sul fronte politico ma programmatico. Dall’emergenza alla programmazione, dal risanamento allo sviluppo: questi gli slogan sui quali dovrà necessariamente incanalarsi l’azione Mongelli. Piano del commercio, investimenti, qualità della vita, sicurezza: dopo aver tirato fuori Palazzo di Città dalle “secche” del predissesto, l’amministrazione dovrà procedere con l’individuazione di pochi, precisi obiettivi di sviluppo e perseguirli. Su questo l’intera maggioranza concorda. Lo ribadiscono i Moderati e Popolari uscendo, oggi, da Palazzo di Città. “E’ stata confermata la necessità di ripartire” dichiara a Foggiatoday Claudio Sottile, che sul rimpasto commenta: “Abbiamo chiesto al sindaco di procedere con una valutazione meritocratica. Chi ha lavorato bene in questi anni può restare al suo posto. Ma è chiaro che vogliamo sentirci parte di questa maggioranza a pieno titolo. A lui trovare la quadra”.

Alias, ci si dia spazio in giunta o nelle nomine di sottogoverno che a breve si andranno a fare (cda ex municipalizzate, comitato di valutazione), ma a livelli apicali. L’insofferenza del Mep e di altri “cespugli” come SEL, la parte più “moderata” del Pd (vedi Clemente), Socialismo Dauno è nota da tempo. A questi si aggiunge oggi la Lista Lambresa: i consiglieri Laccetti e Leone, in rotta di collisione con la loro leader ma che proprio non ci pensano a mollare nome e simbolo con cui sono stati eletti. Saranno incontrati anche loro dal primo cittadino? Non si sa. In ogni caso, tra le proposte di Mongelli quella di individuare una personalità in cui in qualche modo possano riconoscersi alcuni dei “piccoli”. Un nome ci sarebbe: quello di Peppino D’Urso, eletto con la lista Mongelli (la cui apparteneva Laricchiuta) ma iscritto al Pd, personalità tuttavia sufficientemente moderata per far si che in lui si riconoscano un po’ di insofferenti. L’idea, tuttavia, pare non entusiasmare più di tanto, anche perché i “grandi” (Pd, Udcap, Socialisti) resterebbero “sovrastimati”.

Mentre SEL avrebbe iniziato a battere cassa a sé (proposto il nome del segretario cittadino, Pierluigi Del Carmine) e Socialismo Dauno a chiedere la testa dell’assessore socialista Vinicio Di Gioia. Con lui potrebbe lasciare il centrista Matteo Morlino. Al suo posto l’UdCap manderebbe il consigliere Enzo Perulli. Il Pd fa sapere: “I nostri hanno lavorato bene, nessuna necessità di cambiarli”. Anche se dovranno spiegarlo a qualche loro consigliere (vedi Clemente e Dell’Aquila). Insomma, il quadro resta aggrovigliato, la quadra di là da venire. Sul tavolo, pare, anche una riorganizzazione delle deleghe. Il cerino è tutto in mano al sindaco. Che oltre al fronte politico, dovrà necessariamente “sistemare” quello programmatico. Perché la città annaspa. Molto e più dei suoi consiglieri.


 

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