Maggioranza senza numeri, il PD conferma l’ultimatum a Mongelli

Sul consuntivo 2011 viene meno il numero legale. Assenti i capigruppo Pd e UdCap, Paolo Terenzio e Alfredo Grassi. Mongelli lascia l'aula sorpreso: "Parlerò domani sera"

Gianni Mongelli

Sabato le bordate, inattese e “gratuite”, al sindaco Mongelli e ad alcuni elementi di spicco dell’esecutivo molto vicini al primo cittadino da parte del gruppo consiliare del Partito Democratico, forza di maggioranza relativa dell’amministrazione al Comune di Foggia. Oggi, a distanza di sole 48 ore, il venir meno del numero legale in consiglio proprio per assenze, di peso, tra i due maggiori gruppi che sostengono l’amministrazione (tra gli altri, entrambi i capigruppo Pd e Udcap, Paolo Terenzio ed Alfredo Grassi).

E ad alimentare il sospetto che possa trattarsi di un chiaro messaggio politico c’è l’ordine del giorno che l’aula avrebbe dovuto approvare: il consuntivo 2011, scoglio non di poco conto per l’amministrazione che porta la bocciatura dell’intero collegio dei revisori dei conti. Si tornerà in aula domani pomeriggio, in seconda seduta. Lì serviranno meno voti per licenziare l’accapo.

Ma che siano tornati a spirare venti di guerra a Palazzo di Città è ormai evidente, confermato anche dalle poche sillabe rilasciate dal sindaco alla stampa a fine seduta, oggi: “Parlerò domani sera” ha sibilato nervosamente mentre, sorpreso, lasciava l’aula.

Tutto rinviato a domani, dunque, compresa la seduta di giunta che avrebbe dovuto approvare l’aumento dell’aliquota IMU sulla prima casa,  altra pillola amara da far ingoiare  e che ben si presta in questi giorni, al pari del bilancio, a “baratti” politici più o meno personali. Sullo sfondo, infatti, c’è chi vede agitarsi nuovamente il mercanteggiamento delle deleghe consiliari e di strapuntini  vari.  

ULTIMATUM DAL PD | Ed in quest’ottica c’è chi inserisce l’inatteso comunicato del Pd di 48 ore fa dove, con insolita ferocia e crudezza, si richiama  il sindaco ad un  serio “cambio di passo” rispetto al quale “il pd non è più disposto a concedere sconti”, affondando il colpo contro alcuni elementi di spicco della giunta, come l’assessore all’urbanistica Augusto Marasco (sotto accusa il ritardo con cui viaggerebbe il suo cavallo di battaglia, il Piano Urbanistico Generale) ma anche Pippo Cavaliere  (si chiede a gran voce il rilancio delle attività produttive) ed il neoassessore alla Polizia Municipale e Sicurezza Franco Arcuri (“i cittadini chiedono un contesto più sicuro e con un corpo di polizia urbana visibile sul territorio e guidato da un responsabile più rispondente al delicato compito da svolgere).

Nell’elenco delle cose da fare anche i tagli alla spesa ed ai benefit, la revisione della tecnostruttura e la vertenza delle vertenze: Amica. Dura la critica contro le modalità di gestione della faccenda Amiu dal momento che – scrivono - “le schermaglie istituzionali, le sottili disquisizioni giuridiche, il rimpallo delle responsabilità” servirebbero “a niente e a nessuno”.

Un colpo basso di cui probabilmente il primo cittadino avrebbe fatto volentieri a meno, da parte di un partito che, per giunta, per anni ha mantenuto una vera e propria opa politica sulla gestione dell’azienda di nettezza urbana.

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Un colpo basso che ha spinto il centrodestra a chiedere al primo cittadino di ridare la parola agli elettori.

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