Tributi, gli ex lavoratori Mazal contro i 'due pesi e due misure' della politica. In 28 andarono a casa: "Ora il Comune si ricordi anche di noi"

Lettera alla redazione di un gruppo di ex lavoratori Mazal. In 28 rimasero a casa quando il servizio passò ad Adriatica Servizi. "Sbattuti fuori senza nessun criterio legale, nel silenzio della politica e complice il sindacato"

Tributi: due pesi e due misure per i lavoratori foggiani? A parere di alcuni ex dipendenti di Mazal sì. Lo scrivono in una lettera inviata alla redazione. “Gentile redazione – esordisce lo scritto-, chi scrive è un gruppo di ex dipendenti di “Mazal Global Solutions”, società che si é occupata fino al luglio 2017 della riscossione dei tributi locali per il Comune di Foggia. Non crediamo che ci sia bisogno di ricordarvi nulla della nostra storia visto che , per lungo tempo, ha occupato le pagine di tutti i quotidiani locali, ma una breve rinfrescata forse è utile a tutti i soggetti in causa”.

“Ricordate? Lavoratori più volte apostrofati ”figli della politica” o “del tengo famiglia”. Sempre al centro della cronaca finché per la società Mazal non vi è stato alcun tipo di problema e poi subito dimenticati quando per mesi hanno lavorato gratis e quando, cosa ancora più grave, 28 di loro, anche complice il sindacato con un accordo scellerato e il silenzio della politica, sono rimasti a casa senza lavoro”.

“Leggiamo in queste ore di politici intenzionati, invece, a garantire giustamente, il lavoro a 30 famiglie di dipendenti di Adriatica Servizi, colpita da una interdittiva antimafia, subentrata a Mazal Global Solutions. Ci chiediamo: perché la stampa locale sempre interessata alla Mazal, smise di occuparsene o almeno smise di chiedersi come mai 28 lavoratori restarono a casa senza lavoro e quale furono i criteri di selezione che adottò la nuova società?" (domanda da rivolgere alla politica più che alla stampa, qui uno dei tanti articoli di Foggiatoday dell'epoca). Continuano gli ex: "Nessun criterio legale, nessun rispetto per l’anzianità di servizio, nessun rispetto per i carichi familiari, nessun rispetto per la professionalità, nessun rispetto per il titolo di studio, nessun rispetto per situazioni familiari particolari. Unico contentino, per soffocare eventuali proteste o azioni legali, complice il sindacato, la clausola di eventuali assunzioni per ulteriori inserimenti di altri dipendenti nella nuova società. Clausola, mai applicata, della durata di due anni da luglio 2017 ad agosto 2019, guarda caso il mese precedente alla interdittiva antimafia”.


“Ci chiediamo anche: come mai un commissario straordinario nominato dal MEF “svendeva” una società di riscossione a due imprenditori edili locali che ponevano come condizione prioritaria il dimezzamento del personale? Ci chiediamo altresì: perché né stampa, né politica, né sindacati si sono chiesti quali fossero stati i criteri in base ai quali 28 lavoratori sono rimasti a casa e 30 lavoratori sono passati ad Adriatica Servizi senza neanche un colloquio o un minimo rapporto di conoscenza dei lavoratori in organico a Mazal Global Solutions? Nessuno si pone queste domande? In questi giorni leggiamo di una lettera di elogio, ma anche servile, dei dipendenti della Adriatica Servizi verso i due imprenditori edili colpiti dall’interdittiva antimafia e nessun accenno ai vecchi colleghi che hanno perso ingiustamente il lavoro”.

“Questo atteggiamento ci lascia una enorme delusione e amarezza, non vogliamo aggiungere altri sentimenti. Un appello al Sindaco, alla Giunta Comunale, al Consiglio Comunale tutto, al Prefetto, al Sindacato, a tutti quelli che dovranno decidere del futuro della riscossione dei tributi del Comune di Foggia, affinchè si ricordino che ci sono 28 famiglie che a luglio del 2017 sono state discriminate, offese nella dignità e dimenticate da tutti”.

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