Sabato, 31 Luglio 2021
Politica

"Mio ruolo di garanzia e rappresentanza dei foggiani". Il numero da prestigiatore di Iaccarino: "Non mi ero dimesso"

Nella nota inviata stamattina al sindaco e al segretario generale del Comune di Foggia, il presidente del Consiglio comunale precisa che la sua comunicazione del 3 gennaio era stata mal interpretata

"In seguito all'episodio occorso - ormai a tutti noto - ho deciso di presentare al sindaco e al Consiglio comunale la mia disponibilità a rimettere al Consiglio stesso l'incarico affidatomi. Una volontà a dichiararsi disponibile alla presentazione delle dimissioni e non dunque, già l'atto di dimissioni".

Il presidente del Consiglio comunale di Foggia Leonardo Iaccarino, ancora in carica, sostiene nella comunicazione protocollata oggi, pochi minuti prima di mezzogiorno, al Comune di Foggia, indirizzata al segretario generale Gianluigi Caso e per conoscenza al sindaco Franco Landella, che il contenuto della Pec inviata il 3 gennaio all'Ufficio di Gabinetto è stato frainteso.

L'oggetto del messaggio di posta elettronica certificata, lo ricordiamo, recitava testualmente: "Dimissioni dalla carica di presidente del Consiglio comunale". E nella mail si leggeva: "Devo anteporre l’interesse dell’Istituzione che rappresento e della intera Città, che per mia responsabilità si trova negativamente al centro della cronaca, e pertanto compiere un gesto per me doloroso ma inevitabile. Rassegno, pertanto, le mie dimissioni dalla presidenza dell’assise comunale".

Per quanto estrapolate da un testo di dieci righe, il significato appare inequivocabile.

Eppure, oggi il presidente ha smentito l'originaria interpretazione e con un numero da prestigiatore ha stravolto il senso della sua comunicazione. "Lo spirito del mio atto era ed è di discutere politicamente con il sindaco e con tutti i miei colleghi affinché le dimissioni risultino frutto di condivisione da parte di tutti, poiché tutti avrebbero dovuto assumersi la responsabilità politica delle conseguenze derivanti, appunto,dalle mie eventuali dimissioni", si legge nella precisazione.

Motiva poi la convinta decisione di rimanere al suo posto. "In questo momento ritengo di rivestire ancora un ruolo di garanzia e rappresentanza per tutti i cittadini che mi hanno eletto e che contano ancora  sul mio operato e che, ad oggi, ripongono in me la speranza per le loro aspettative".

Era ormai evidente che la catena di solidarietà attivata avrebbe costituito l'anticamera del suo dietrofront, per quanto si stentasse a crederci. Delle dimissioni avrebbe pure discusso, ma su un tavolo politico, "perché la scelta di tale atto andava contemperata con l'interesse della salvaguardia dell'immagine dell'istituzione nei confronti di chi, invece, è pur sempre un cittadino, ma stigmatizza il mio gesto all'inverosimile".

Avrebbe rimesso ogni decisione ai colleghi, "i soli a conoscere e comprendere il vero valore del mio impegno politico e gli unici a comprendere anche il danno che sarebbe derivato dalla mia rinuncia all'incarico".

E chi immaginava che la comunicazione fosse orientata al ritiro delle dimissioni deve ricredersi, perché sono gli altri che hanno capito male, travisato le sue parole. Un misunderstanding, un grosso malinteso: "Il caso ha voluto che l'interpretazione è stata data come chiaro senso di rassegnare le dimissioni". 

Nessun ripensamento, non ha ritratto, non ha cambiato idea, non ha bisogno di ritirare le dimissioni perché secondo lui non sono mai state presentate. Ad aprile, giocò proprio sull'interpretazione di un commento irriguardoso sui social per provare che non aveva mancato di rispetto al sindaco e che non doveva pentirsi di alcunché. 

In premessa, aveva precisato "di essere perfettamente consapevole del fatto che le dimissioni necessitino della loro sottoscrizione affinché siano valide".

Dal Comune infatti, con una nota di riscontro alla Pec inviata peraltro da un avvocato per conto del presidente del Consiglio, lo avevano invitato a presentare le dimissioni ai sensi dell'articolo 38 comma 8 del Testo Unico degli Enti Locali, attenendosi dunque al regime disposto per i consiglieri comunali, in mancanza di una disciplina dettagliata in merito alla formalizzazione delle dimissioni dalla carica di presidente del Consiglio comunale sia nello Statuto che nel Regolamento del Consiglio comunale di Foggia. Avrebbe dovuto presentarle, indirizzate al Consiglio, personalmente al protocollo oppure dovevano essere autenticate ed inoltrate al protocollo per il tramite di una persona delegata con atto autenticato in data non anteriore a cinque giorni. Sarebbero state irrevocabili e immediatamente efficaci. Ma, a quanto pare, incredibilmente, non sono mai esistite.

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