San Marco in Lamis "svende i suoi beni". Il PD: "Dissesto scelta grave e scellerata"

Il punto del Partito Democratico cittadino, su una amministrazione comunale costretta a svendere beni e proprietà per appianare i debiti e pagare tutti i creditori

Immagine di repertorio

Il 29 dicembre scorso il Consiglio comunale di San Marco in Lamis, con otto voti a favore e quelli contrari dei consiglieri comunali Ruggieri, Lombardi, Soccio, Ianzano e Bonfitto, confermava il Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, già approvato con delibera del 20 ottobre 2014, integrandolo con alcuni immobili: la scuola elementare San Domenico Savio di via La Piscopia a 220mila euro, la ‘Padre Pio’ di Borgo Celano in viale Santa Rita a 250mila euro, la ‘Don Matteo Nardella’ a 250mila euro, cinque unità immobiliari a 10mila euro ciascuna, la struttura sportiva, palestra e campo di calcetto dell’ex comunità montana a 150mila euro, tre campi di calcetto a 120mila euro ciascuno e l’ex carcere a 150mila €.

Precisavano inoltre che i valori erano stati individuati ai soli fini del Bilancio e che sarebbero stati sottoposti a verifica contestualmente alle procedure di alienazione. Si dava atto inoltre che l’inserimento degli immobili nel piano ne determinava la classificazione come patrimonio “disponibile” e la destinazione urbanistica, anche in variante ai vigenti strumenti urbanistici.

Sulla questione il Partito Democratico ci va giù forte e imputa la "svendita" dei beni dei cittadini alla dichiarazione del dissesto finanziario: “Quando si dichiara “fallimento” occorre ripianare debiti e quant’altro, il che significa vendere tutto quello che serve ad onorare gli impegni. Se, invece, come noi sempre abbiamo sostenuto, non si fosse certificato il dissesto, con un credibile e serio piano di rientro finanziario, si sarebbe potuto allo stesso modo pagare i creditori senza per questo vendere (meglio, svendere) tutte le proprietà comunali”.

Poiché per gli uomini del PD della cittadina garganica di questo si tratta. “E non ci si nasconda dietro inconsistenti chiarimenti: una volta approvato il Piano delle Alienazioni, e quello del 29 dicembre 2015, segue l’altro del maggio dello scorso anno, i beni in esso contenuti sono disponibili, sono le norme a parlare. E, a leggere le delibere, tutto quanto quello che qui si va dicendo è in esse contenuto. Così per quel che riguarda le destinazioni d’uso”.

Proseguono i democratici sammarchesi: "E siccome non si può alienare una scuola – che, per inciso, non sarebbe nemmeno appetibile per il mercato - l’ente che decide di disfarsene è tenuto ha cambiare l’uso per il quale è stata utilizzata. Tutto con le incredibili contraddizioni che in questi anni sindaco e annessi sedicenti amministratori ci hanno propinato”.

Rimarcano quelli del PD: “Ad esempio, non molto tempo fa abbiamo letto che la fondazione di una banca metteva a disposizione centinaia di migliaia di euro per il recupero della San Domenico Savio, ora la si mette in vendita, che fine fa quella promessa?”

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Per il circolo cittadino del PD, dichiarare il dissesto finanziario è stata una scelta grave e scellerata. “Eppure occorrerà governarla questa nostra città. E ci vorrà coraggio e spirito di sacrificio. Lo chiediamo al sindaco e agli assessori a nome dei prossimi amministratori, chiunque sarà: dedicatevi alle urgenze e alla gestione ordinaria, che già per voi risulta complicata e gravosa e non mettete le mani su questioni più grandi di voi, una su tutte il Museo e il Parco dei Dinosauri. A quelle penseranno i cittadini tra qualche mese”.

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