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Disabili e donne maltrattate, strutture 'off-limits' a San Severo

Il riferimento è al centro di riabilitazione di via Tanaro e all'edificio di via Ponchielli, per l'assistenza di donne maltrattate. "A due anni dal completamento dei lavori non sono ancora chiari i motivi della mancata consegna delle opere"

Strutture per disabili e donne maltrattate, realizzate, ma ancora ‘off limits’. Accade a San Severo e a denunciare il caso è l’Ugl cittadina. “Chiediamo operazione trasparenza – spiegano - Lo chiediamo come sindacato dei lavoratori, e perché sollecitati da cittadini e dal mondo dell’associazionismo: si faccia chiarezza sullo stato di abbandono di due strutture realizzate a scopo sociale, ma ancora in totale stato di abbandono”.

La Segreteria dell’Ugl San Severo si riferisce al centro di riabilitazione di via Tanaro che fiancheggia la struttura attiva Polivalente per diversamente abili ‘Il Sorriso’, e all’edificio di via Ponchielli all’altezza del Comune nuovo di San Severo, realizzato per l’assistenza di donne maltrattate. “A quasi due anni dal completamento degli interventi di ristrutturazione e riconversione”, ricorda il sindacato, “non sono ancora chiari i motivi della mancata consegna delle opere”.

“Solo qualche mese fa, proprio in via Tanaro, è stato registrato il furto con scasso di sanitari, infissi, termoconvettori, e varie parti d’arredo ai danni del centro di riabilitazione indicato all’Asl di Foggia per la realizzazione del progetto di Pet Therapy. Immediatamente dopo – sottolinea - la cabina elettrica dello stesso centro viene completamente divelta e sradicata dal suolo. L'alloggiamento del contatore dell’Acquedotto pugliese, inoltre, risulta completamente distrutto, insieme a una cassetta di colore rosso sistemata in pianta fissa  sulla recinzione forse come misura antincendio, ma del tutto vuota”.

“Invitiamo l’amministrazione comunale ad avviare un’operazione trasparenza sul caso, spiegando le eventuali intenzioni di spesa da impegnare in futuro, i tempi di consegna delle strutture, se esistono i presupposti per la definitiva restituzione alla comunità dei servizi che dovevano essere forniti, le ragioni di carattere economico-amministrativo che di fatto hanno portato ad un evidente sperperio di denaro pubblico, e l’opportunità di intensificare i controlli intorno ad aree percepite come vulnerabili all’azione di ladri e vandali”.

“Non si può pensare di incentivare l’occupazione e i servizi promessi e mai resi a una comunità, senza prima passare attraverso una seria pianificazione progettuale, attraverso lo sviluppo e il controllo di un territorio. Non c’è incentivo che tenga - conclude - se non si guarda a valorizzare risorse già esistenti e pronte per creare nuove opportunità di lavoro e benessere collettivo. Sarebbe una battaglia già persa in partenza”.

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