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Palazzo di città, Rimpasto? Sel frena: “Ma quale effetto Sisbarra!”

L'ennesima defezione nel Pd riaccende i riflettori sull'esecutivo cittadino. Sisbarra vendoliano? Del Carmine: "Si, ma non per ora". Mongelli congela le nomine. Prima le emergenze: bilancio e servizi comunali

Innanzitutto c’è la partita dei servizi comunali da riorganizzare. Quindi il bilancio, a fine mese. Solo dopo potremo tornare a parlare di nomine”. Il consigliere comunale di Foggia in quota SEL Leonardo De Santis conferma e frena allo stesso tempo: sì, l’assessorato ai vendoliani (dopo la scomparsa di Rocco Laricchiuta) resta fronte aperto ma la pressione nei confronti del sindaco, Gianni Mongelli, è stata allentata. Ci sono le emergenze socio-occupazionali: ai partiti è categoricamente vietato “accapigliarsi” su poltrone e prebende.

Certo, l’ennesima defezione nel Pd, quella di Michele Sisbarra (prima di lui De Vito e Sottile, oggi “Moderati e Popolari) e il suo ventilato ingresso in SEL hanno riacceso i riflettori sull’esecutivo, mettendo in allerta i partiti. Se Sisbarra - questo il ragionamento - passasse a SEL, i vendoliani raddoppierebbero le forze in consiglio portandosi alla pari con gli altri gruppi “nati dopo” ( MeP, appunto, e Socialismo Dauno): un colpo ad arte, insomma, per una nomina che deve incastrarsi tra la lista Mongelli e la SEL, senza scontentare nessuno. “Ma sbaglia chi pensa che si tratti di una defezione strumentale” dichiara ancora De Santis, “e conoscendolo – aggiunge - non credo neanche che il passaggio di Sisbarra sarà imminente”. Quindi passaggio ci sarà? “Può darsi. Ma dopo una lunga parentesi da Indipendente”.

Il diretto interessato non parla. La ferita Pd brucia ancora. Mentre Pierluigi Del Carmine, segretario cittadino SEL, è più ottimista: “Credo che sarà dei nostri“ dichiara, ma esclude connessioni tra la consistenza del gruppo ed eventuali assessorati. “Il sindaco ha un disegno preciso e quello perseguirà” ammette. Già. Ma quale? “Nessun rimpasto a parer mio. Verrà semplicemente riempita la casella vacante. E nella maniera più indolore possibile”.

Il che, tradotto dal politichese, lascia prevedere la più “semplice” delle operazioni: Laricchiuta fu chiamato in giunta come rappresentante della lista Mongelli. E il sindaco non farà altro che sostituirlo con un altro eletto nella stessa civica: il consigliere Giuseppe D’Urso. Facile a dirsi, più complicato a farsi. D’Urso milita nel Pd, che - vuoi o non vuoi - acquisterebbe così un ulteriore assessorato, lasciando peraltro entrare in consiglio Celeste Lo Campo, appartenente a SEL ma alla “minoranza“ del circolo Luxemburg.

Si curerà il sindaco degli equilibri interni a SEL? Certo è che la maggioranza è già abbastanza sfilacciata: il MeP quasi non partecipa più ai vertici di maggioranza; per i socialisti, invece, gli scissionisti “dauni” non avrebbero titolo a presenziarvi, tanto più che i “nuovi” rivendicherebbero l’assessorato ai Lavori Pubblici di Vinicio Di Gioia. Aggiungasi l’Unione di Capitanata che al posto di Morlino, assessore all’Istruzione, vorrebbe il consigliere Perulli, e l’Udc di Cera che avrebbe già “battuto cassa” e il caos è servito. Ce la faranno i nostri eroi (ad arrivare a fine consiliatura)? A meno che il sindaco non mandi tutto all’aria prima. Il che non è da escludere completamente.
 

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