Da Foggia Capitale alle dimissioni, i tre anni targati Gianni Mongelli

Foggia Capitale, il rischio default, l'emergenza rifiuti, l'aumento della Tarsu, la verifica, il Patto dei 9, le dimissioni di Lambresa, il Mongelli bis, lo strappo Psi-UdCap, il fallimento di Amica e le dimissioni

GLI INIZI E LA LUNA DI MIELE CON LA CITTA'. Era il giugno 2009: Mongelli salutava festosamente la città. Sbaragliato il superfavorito centrodestra, grazie ad un'alleanza "sperimentale" con Udc e pezzi di An, l'ex imprenditore edile cooptato dal Pd - ignaro evidentemente di ciò che già lo attendeva al varco - prometteva: Foggia Capitale, su tutti i fronti. Come? Discontinuità, risanamento e sviluppo le tre parole chiave.

Difficile raggiungere la prima con una geografia del rieletto consiglio comunale che ricalcava pari pari la precedente. Quindi la decisione: nessun ex assessore sarebbe tornato a sedere tra i banchi della giunta. Spazio ai "nuovi". Poco roba? Se non altro un segnale.

Accanto a lui chiama la “pasionaria” che lo abbandonerà due anni dopo, denunciando un'aria politicamente "malsana" a Palazzo di Città. Ma per due anni Mongelli e Lambresa faranno "coppia fissa": la mente e il braccio, il pugno e la carezza. E' il primo scorcio di governo, quello in cui la luna di miele con la città è totale e la fiducia nelle capacità della nuova squadra incondizionata. Ma è anche quello in cui si comprende la gravità finanziaria delle casse comunali e si decide di fare piazza pulita anzitutto dei carrozzoni del passato, nati sulla malapianta del clientelismo e utilizzati come ammortizzatori sociali. Su questi oggi indaga la Magistratura. 

FOGGIA AD UN PASSO DAL DEFAULT. Mongelli trova una città ad un passo dal default. Il debito di Corso Garibaldi è enorme, strutturalmente consolidato, con origini antiche che non esimono da responsabilità alcuna forza politica. E comincia a venire fuori anche il dramma che si cela nei conti delle ex municipalizzate e relative derivate. Sono tante, troppe. Chi le ha create? Chi le ha messe lì? E perchè? Inizia la spola Foggia-Bari, presso la Corte dei Conti. I giudici vogliono vederci chiaro. Mongelli prometta "operazioni verità". Si deliberano le prime manovre correttive: taglio drastico dei rami secchi (e costosi), il pachiderma comunale ha estrema necessità di una revisione al ribasso e di una seria politica di risparmio.

L'assenso del consiglio, prima compatto, comincia a farsi via via più insofferente: il "nuovo corso" rischia di abbattersi come una mannaia sui bacini elettorali di riferimento. La maggioranza, un tempo solida, comincia anche a riflettere i problemi e le spaccatura interne ai partiti, sempre più ripiegati su se stessi e poco inclini all'ascolto di una città in drammatica involuzione: il Pd perde pezzi, De Vito e Sottile passano al Mep (Moderati e Popolari; quindi il terremoto Udc, con il nuovo corso targato Cera e la diaspora Udcap. L'Udc passa all'opposizione ma non c'è tempo per metabolizzare. Quasi in contemporanea parte del Psi "mette in mora" il suo storico leader, Lello Di Gioia, e anche in consiglio nasce il gruppo di "Socialismo Dauno", vicino a Pino Lonigro, in rotta con l'ex parlamentare. In consiglio approda anche SEL, con il consigliere De Santis. Tanto quanto basta, insomma, per creare frizioni all'interno del palazzo e smentire quel diktat "no ai cambi di casacca" inizialmente imposto da Mongelli.

Mongelli, che alla vita politica interna dei partiti, però, dà poco peso. Ha altri problemi lui. Lo spettro del dissesto è lì a ricordarlo quotidianamente, "Basta con la polvere nascosta sotto al tappeto, si è vissuto per troppo tempo al di sopra delle reali possibilità dell'ente" tuona a più riprese. Pulizia, dunque. Si parte dai cda nelle aziende comunali: via tutto, arrivano i commissari unici. Quindi la riorganizzazione dei servizi: tra liquidazioni e dismissioni di società in perenne perdita o addirittura mai messe in funzione (ma con tanto di costi di gestione rendicontati) arriva la prima consistente sforbiciata. E con essa le prime, forti, tensioni sociali con i lavoratori – tanti - un giorno si e l'altro pure a presidiare il palazzo. 

GLI ANNI DELL'EMERGENZA RIFIUTI. Ma ad insidiare le notti del primo cittadino arriva ben presto la vertenza Amica con connessa emergenza rifiuti. A dicembre 2010 il passivo accertato ammonta a circa 21 milioni di euro. La società viene messa in liquidazione. Inizia l'emergenza rifiuti, quella cronica. L'immagine di Foggia fa il giro della Puglia e regioni limitrofe. Lavoratori in agitazione, parco macchine perennemente in panne, benzina insufficiente, discariche in fiamme. Il debito man mano che si "scoprono le carte" ed aumenta fino ad esplodere: 58 milioni di euro. Amica fallisce. Il verdetto d'appello qualche giorno fa.  I rifiuti passano nelle mani nella regione Puglia.

L'AUMENTO TARSU. Prima di giungere a questo però il primo cittadino dovrà esser passato attraverso step politicamente pesanti. La vertenza Amica e il conseguente aumento della Tarsu per chiudere i bilanci condurranno nel giro di un'estate allo strappo di Lucia Lambresa. La pasionaria non ci sta ad aumentare quell'aliquota in piena emergenza rifiuti, non ci sta. Peraltro le "carte" di Amica, dice, sono ancora fumose, poco chiari i bilanci e l'ammontare del debito. Ma in un "blitz" consumato alle sue spalle, come dichiarerà alla stampa, il resto della maggioranza delibera ugualmente. Lambresa lascia denunciando l'oligopolio Pd-UdCap-Psi nel Palazzo. L'asse di ferro salta. E nel frattempo degenera anche il rapporto con la città. L'aumento Tarsu decreterà infatti la fine della luna di miele tra Foggia e il suo primo cittadino.

LA VERIFICA E IL PATTO DEI 9. Nella crisi di un agosto rovente (siamo già al 2011) e l'apertura della prima verifica dell'amministrazione Mongelli si infileranno anche gli scontenti della maggioranza: quei "cespugli" che, sulla scia tracciata da Lambresa, si faranno forza e cominceranno a denunciare e a portare allo scoperto il predominio delle forze più grandi sulla gestione della cosa pubblica sottoscrivendo il famoso "patto dei 9" che chiederà al primo cittadino di cambiare passo, di partire da una nuova fase gestionale e nuovi nomi in giunta. Tra richieste di rimpasto da un lato e di azzeramento in toto dell'esecutivo dall'altro, usciranno allo scoperto Mep, Sel, Socialismo Dauno, Peppino D'Urso (civica Mongelli), l'ex Pd Sisbarra nel frattempo dichiaratosi indipendente e, sempre dal Pd, D'Agnone, che si "pentirà" però poco dopo (nomi, questi ultimi, indicativi non solo del malumore sempre più evidente che serpeggerà a Palazzo di Città ma anche dei problemi interni al Pd cittadino di Mariano Rauseo).  

MONGELLI BIS. Nel frattempo la Corte dei Conti preme: quanto si è fatto sul fronte risanamento non è sufficiente. A gennaio 2012 a Bari viene spedito un draconiano piano di rientro da 45 milioni di euro da centrare in un anno. Nel frattempo il Tribunale di Foggia decreta il fallimento di Amica. Mongelli accelera sulla nuova squadra, questa volta a prevalenza tecnica, affiancata da due superconsulenti sulle questioni più spinose: sui conti arriva il soccorso di Francesco Boccia, già consulente in passato a Taranto, chiamato in pieno dissesto finanziario del comune Jonico; per la vertenza rifiuti arriva il manager Raphael Rossi. Ma il nuovo corso ai partiti non piacerà: troppo poche le postazioni riservate alla politica. Il sindaco proverà a mediare e a ricucire. Promettendo, molto; agendo poco. 

LO STRAPPO PSI-UDCAP. Le difficoltà si fanno sempre più grandi. L'effetto è contrario: di stallo, politico ed amministrativo. Si attende il verdetto d'appello su Amica. Per molto tempo tutto ruoterà attorno a questo. Meglio star fermi, dovrebbe aver pensato il primo cittadino, ignaro del nuovo strappo politico che andava maturando in senso ad Udcap ed Psi. Sullo sfondo, ancora una volta, nomine e postazioni di sottogoverno. Quindi il fallimento, confermato, dell'azienda di igiene urbana, le inchieste con tanto di arresti, il fallimento dell'U.S. Foggia, le proteste dei lavoratori, tornati a farsi sentire, i tagli, la spending review. 

MONGELLI SI DIMETTE. Dopo tre anni Mongelli, sempre più solo, getta la spugna. Tra qualche ora partirà per Milano, qualche giorno di meritato riposo in famiglia per rasserenare la mente e raccogliere le idee. Ma non prima di aver letto attestazioni di stima e di solidarietà che, sorprendentemente, arrivano da tutte le parti, anche dall'altra sponda (Ugl in prima linea, sindacato notoriamente di area centrodestra).

Basteranno per farlo tornare sui suoi passi? L'alternativa è nota: commissariamento, da qui alle prossime elezioni.

 

 

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