Ghetto dei Bulgari, il Comune ci riprova: lo sgombero il 27 giugno, ma l'ordinanza sarebbe sbagliata

Pronte le ruspe per martedì prossimo, ma la destinazione dei rom non è chiara. Roberto: pensiamo ai minori. L'ordinanza, però, non sarebbe in bulgaro

Dentro il Ghetto dei Bulgari

Ghetto dei bulgari, il Comune di Foggia pronto allo sgombero dell'area. Data programmata: martedì 27 giugno. Lo conferma a Foggiatoday il vicesindaco ed assessore alle politiche sociali Erminia Roberto.

Anche se prima, aggiunge, farà un ulteriore passaggio in Comune per verificare che realmente sia tutto pronto per procedere con le ruspe. Il tema torna ciclicamente. Ed è una grana non da poco per il Comune di Foggia. L'accampamento di rom che insiste ormai da vent'anni su suolo privato alle porte di Foggia, in località Masseria Fonte del Pesce, versa in un profondo stato di degrado ambientale, pericoloso tanto per la salute pubblica quanto per l'incolumità di chi ci vive.

Nel dicembre scorso un giovane ventenne morì tra le fiamme nella sua roulotte. Sulla scorta di cotanta raccapricciante cronaca, il Comune qualche settimana dopo emanò una ordinanza di sgombero, alla quale, tuttavia, non venne dato seguito. Foggiatoday in quella occasione scrisse perché: il provvedimento andava riscritto in bulgaro, sì da essere comprensibile ai destinatari. La circostanza venne smentita dalle Politiche Sociali ma è un fatto che oggi la Polizia Municipale si è ripresentata al campo rom (nel frattempo lievitato nei numeri) con una nuova ordinanza tradotta.

VIDEO | Il Ghetto dei Bulgari è ancora lì. E cresce a dismisura

Si darà seguito a questo nuovo provvedimento? Non si sa. Attorno all'ordinanza tradotta, infatti, si è aperto un piccolo giallo. Non solo, infatti, il testo è scritto a mano su foglio informale, senza intestazione comunale e senza le firme degli amministratori sottoscrittori, ma, pare, la lingua in cui è stata riscritta non sia bulgaro. "Non conosco quella lingua" ci dice Anelya Genova, intermediatrice bulgara dell'Anolf Cisl. Lo conferma anche il presidente di Solidaunia, Antonio Scopelliti: "L'abbiamo invitata all'ambasciata bulgara: non è bulgaro".

Tant'è che i rom non l'avrebbero compresa e si sarebbero rifiutati anche solo di riceverla. Quattro mesi per una traduzione sbagliata? Di questo "particolare" pare non ne sappia nulla il vicesindaco: "Ci siamo affidati a chi conosce la lingua" si limita a chiarire. C'è poi la veste con cui si presenta il documento: può una ordinanza essere scritta a penna, senza carta intestata, senza una firma, financo, pare, senza la data di sgombero? Probabilmente no, essendo documento ufficiale di una amministrazione ma, probabilmente, siamo noi a formalizzarci troppo.

Ad ogni modo, il 27 è la data indicata dall'assessorato alle Politiche Sociali. E qui si apre il capitolo post sgombero: dove andranno queste persone, nel frattempo lievitate nel numero (non è chiaro quante siano, probabilmente mille secondo quanto ci riferisce Roberto) considerata la stagione di raccolta in pieno svolgimento? "Nostro dovere è occuparci dei minori, ai quali va garantito uno sgombero protetto" continua l'assessore, che ci comunica di avere pronta la lista di delle case di accoglienza per i bambini, portata anche all'attenzione della Prefettura, presso la quale è allestito un tavolo sulla vicenda".

"Sono un centinaio circa i bambini di cui occuparsi, la gran parte tra i 3 e i 5 anni. Eventualmente si può provvedere alle mamme, ove vogliano seguire i loro pargoli", continua Roberto. Certamente non è compito del comune immaginare una sistemazione collettiva dell'intera popolazione del ghetto. Su questo, però, non concorda l'associazionismo che segue la vicenda. "Nessuna famiglia lascerà andare i propri figli, ci sarà resistenza" prevede Scopelliti.

"In questi mesi - continua - si poteva e doveva lavorare a soluzioni complessive e definitive. Abbiamo cercato di farlo noi volontari con Caritas, Anolf, Emmaus. Abbiamo sondato diverse soluzioni, presso i privati, presso le Asp, chiedendo un censimento dei beni demaniali o di proprietà del Comune, che dovrebbe essere titolare di alcuni beni confiscati alla mafia. Ovviamente senza il supporto delle istituzioni non andiamo da nessuna parte".

Tra l'altro, sostiene Scopelliti, sarebbero soluzioni anche più economiche se si pensa che la sistemazione dei soli minori in comunità costerebbe alla casse comunali qualcosa come 200-300mila euro al mese. "Mentre i residenti del ghetto sarebbero disposti a pagarsi di tasca propria le spese in sistemazioni più dignitose. Vanno cercate, ovviamente. Se lo fanno i rom scontano il pregiudizio, le porte si chiudono" scrolla il capo Solidaunia, che se la prende anche con il tessuto imprenditoriale: "Ai tavoli dovrebbero partecipare le aziende presso le quali lavorano stanziali e stagionali; fino a quando una intera giornata di lavoro non supererà le 30 euro e i lavoratori non avranno un contratto serio, come si può immaginare di contrarre un rapporto di locazione?".

Il problema, insomma, è notoriamente più complesso e abbraccia una moltitudine di settori. E di interessi. E, in verità, si ha notizia dei tentativi esperiti a più riprese tra istituzioni  (comprese Prefettura e Regione) per individuare siti alternativi. Invano. Sul territorio non vi sarebbe nulla. Tra l'altro, il problema qui è duplice: trovare collocazione per gli stanziali e provvedere alla sistemazione provvisoria degli stagionali. Intanto martedì si avvicina. Lunedì il vicesindaco farà il punto della situazione per verificare che tutto sia realmente pronto per procedere con le ruspe. Sempre che l'ordinanza di cui sopra non sia da rifare. Per la terza volta. 

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