Sfratti, emergenza abitativa è bomba sociale: ma che fine hanno fatto gli alloggi?

Il 18 novembre 42 famiglie del Salice Nuovo verranno sfrattate. Landella chiede una mano ad Emiliano. Cislaghi, Rizzi e Sciagura chiedono alla Regione una verifica sui piani edilizi approvati

Immagine di repertorio (La protesta delle famiglie del Salice)

Una vera bomba sociale. L’emergenza abitativa a Foggia - con l’imminente sfratto esecutivo di 42 famiglie del Salice Nuovo che sarà eseguito il prossimo 18 novembre - piomba nuovamente a Palazzo di Città. Ieri Landella è stato chiaro: il Comune non può più pagare il costo degli affitti “se non attraverso la formula del contributo al canone locativo” messo in campo nei mesi scorsi dall’amministrazione comunale.

Il sindaco non si è nascosto e ad Emiliano ha chiesto un’assunzione di responsabilità da parte della Regione Puglia “con riferimento agli strumenti urbanistici ancora bloccati e nei quali è prevista la cessione all’Ente di Palazzo di Città di appartamenti destinati proprio all’emergenza abitativa”. Per Giorgio Cislaghi di Alternativa Libera e i consiglieri di minoranza Vincenzo Rizzi e Marcello Sciagura, quella di sbloccare “i programmi urbanistici, dall’housing sociale ai Pirp”, quando ci sono “accordi di programma” non ancora cantierizzati o, nella migliore delle ipotesi, in forte ritardo per la parte che obbliga le imprese edili a cedere alloggi di edilizia sociale al Comune, è una “richiesta patetica”

I foggiani sulla questione si dividono, in due fazioni, come i guelfi e i ghibellini. Da una parte c’è chi sostiene che le famiglie del Salice non abbiano diritto al sussidio o chi fa notare come altri nella loro stessa condizione si siano rimboccati le maniche e che non è giusto che il Comune debba farsi carico dei loro problemi. Dall’altra invece, ci sono le ragioni di quelle famiglie che da dieci anni vivono con l’incubo sfratto e in abitazioni al limite della vivibilità, uno stato precario documentato negli anni scorsi anche da FoggiaToday: “Siete tutti bravi a puntare il dito, a giudicare e ad accusarci di essere parassiti che approfittano della situazione” dice Anna. E poi ci sono i cittadini che avrebbero tutte le carte in regola per ricevere un alloggio.

L’emergenza sfratti è scoppiata nuovamente, ora tocca agli inquilini del Salice Nuovo, preparare le valigie e cercare nuova sistemazione. Ad aprile scorso era toccato alle famiglie di Vico della Pietà, che in segno di protesta avevano montato tende ed ombrelloni davanti a Palazzo di Città. Per Cislaghi, Rizzi e Sciagura, l’amministrazione si è fatta trovare impreparata: “Esattamente un anno fa il sindaco e la Giunta approvavano un contributo per dare un aiuto alle famiglie alle prese con sfratti esecutivi determinati dalla morosità del Comune di Foggia, una misura che ritenevamo insufficiente per risolvere il problema, una misura che evitava di affrontare le cause della cronica mancanza di case popolari in città nonostante le deroghe al PRG degli ultimi vent’anni”.

CHE FINE HANNO FATTO GLI ALLOGGI? “Correva l’anno 2009 e venivano approvati 7 “accordi di programma” che dovevano risolvere alcuni problemi della città: dalla riqualificazione del Campo degli Ulivi alla ricostruzione del ponte di via Bari, di scuole materne, asili, chiese, del palazzetto dello sport per duemila spettatori, du uno spazio museale; e ancora, la cessione a titolo gratuito di 38 alloggi da Silvia spa, 32 alloggi per un valore di €2.324.056,05 da Robedil srl, 10 alloggi da ‘Pasquale Ciuffreda e Figli srl’, oltre a 76 alloggi da convenzionarsi tra Silvia spa e l’amministrazione comunale per le categorie sociali particolarmente disagiate”.

Proseguono gli esponenti dell’opposizione: “Correva l’anno 2012 e veniva annunciato in pompa magna l’ampliamento della dotazione di alloggi popolari derivanti dal PIRP ambito A Croci-Biccari portandolo a 140 alloggi (72 alloggi IACP in costruzione in via Lucera, 40 alloggi IACP da realizzare su un’area pubblica e altri 28 da realizzare con i ricavi del PIRP pari a 2.400.000 euro). A questo elenco, non esaustivo, vanno aggiunti i 30 alloggi che doveva consegnare il Consorzio Unitario Coop Casa (a che punto è “il contenzioso”?) e i 30 alloggi per anziani costruiti in via D’Addedda (quando finiranno i lavori per il loro recupero?).

Rivolgendosi sempre al primo cittadino del capoluogo dauno: “Prima di andare a bussare alla Regione Landella risponda alla domanda: che fine hanno fatto questi alloggi che, da soli, avrebbe attenuato, se non risolto, l’emergenza sfratti?

Cislaghi, Sciagura e Rizzi lanciano un appello alla Regione Puglia affinché acquisisca al patrimonio regionale degli scheletri delle case ex Gozzini di via Miranda, 150 possibili alloggi che sono una ferita aperta in una città che ha un disperato bisogno di case popolari. Un intervento possibile, sono la parte di proprietà pubblica del piano mai finito, che con poche spese e in tempi relativamente brevi, può dare un ulteriore contributo alla soluzione del problema “case popolari”.

Concludono lanciando un secondo appello: “La Regione eserciti i suoi poteri di verifica e controllo su tutti i piani edilizi approvati, chieda e renda pubblico lo stato degli interventi e revochi chiedendo la riassegnazione, ove possibile, delle concessioni edilizie per far ripartire i piani edilizi con tempi certi  di realizzazione"

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