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Clemente non molla: “Mi candido”. La lista?: “Così scatta un solo consigliere, forse”

Sergio Clemente punta il dito contro la segreteria cittadina e provinciale. E crede ancora nella candidatura: "Mi candido nel PD, Emiliano ha detto che mi vuole della partita"

Successi e sconfitte, si sa, come il sole e la pioggia, fanno il diavolo a quattro nel cuore. Le esclusioni, che ci si chiami Sergio Clemente o più umilmente Francesco Di Noia, fanno male. Bruciano se le motivazioni addotte non soddisfano gli estromessi, ancor più se si dispone di un ampio consenso elettorale o più umilmente di un documento sottoscritto da 200 firmatari tra dirigenti, segretari e componenti del proprio partito.

Quel “non si può morir di preferenze”, monito lanciato da Alfonso De Pellegrino in un’intervista a Foggia Today, si è materializzato con l’estromissione dalla corsa ai banchi di via Capruzzi, nientepopodimeno che di Sergio Clemente. Esito che ha messo a dura prova la resistenza dell’attuale consigliere regionale, tanto da spingerlo ad indire una conferenza stampa, dove poter rivendicare l’importanza del suo ruolo e i numeri che gli sono valsi la riconferma a Palazzo di Città e la nomina a capogruppo del Partito Democratico. Numeri che evidentemente non sono serviti a convincere la direzione cittadina prima e provinciale poi, a puntare su una figura dalla ventennale esperienza politica.

Ciononostante, Clemente non ha alcuna intenzione di farsi da parte. Anzi, rilancia e rivela: “Mi candido nel PD, Emiliano ha detto che mi vuole della partita”. E ripercorre, punto per punto, le dinamiche che hanno portato alla scelta degli otto esponenti del partito che il 31 maggio prossimo tenteranno la scalata a via Capruzzi, a sostegno del candidato alla presidenza della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Provato dalla situazione, “l’escluso di lusso” ha tirato fuori gli artigli con tanto di puntini sulle “i”. A partire dal mandato di capogruppo messo a disposizione “perché avevo interesse, voglia e desiderio di candidarmi alla competizione regionale”. Precisa di aver convocato sette volte la riunione del gruppo e di essersi assentato una sola volta per un impegno a Bari in una conferenza con gli ordini professionali dei farmacisti: “Ho detto ai colleghi (Russo e De Pellegrino) di mettersi d’accordo, che non c’era nessuna difficoltà a eleggere il nuovo capogruppo”.

Sul documento consegnato dalla segreteria provinciale a Bari, l’esponente cattolico-democratico (“area mortificata”) ed ex Margherita, confida nell’ultima parola della direzione regionale, “unico organo deputato alla valutazione finale e alla composizione delle liste”. Punto fermo rispetto al tentativo - non proprio convincente - di smontare la tesi ineleggibilità-incandidabilità da “doppio incarico”, sul quale “nessuno aveva posto il problema prima” sostiene. Una norma statutaria non prevede il doppio incarico ma – aggiunge - “non dice che non puoi candidarti”.

Clemente sottolinea le “leggerezze” che avrebbe commesso la direzione cittadina durante le operazioni di voto. “Cicolella, Paglialonga e Solimando non avrebbero dovuto votare in quanto componenti della commissione di garanzia provinciale”. Voti che non avrebbero inciso sull’esito della votazione, ma – secondo il giudizio del capogruppo dei democratici in Consiglio comunale – con gli interventi avrebbero condizionato l’andamento dei lavori: “La votazione è stata viziata”. Su questa vicenda pende un ricorso alla commissione dei probiviri nazionale. “Il dato politico è che la direzione è spaccata e non sono state garantite minoranze” sottolinea.

Ai giornalisti che lo incalzano, Clemente mostra i muscoli a modo suo, tirando fuori numeri e successi elettorali: 200 voti in più rispetto alle Comunali del 2010, 50% dei voti a Foggia e 50% in provincia alle scorse regionali, il più suffragato della coalizione del centrosinistra, consigliere regionale in carica e capogruppo in Consiglio comunale. Evidenzia di aver ricevuto richieste di candidatura anche dal centrodestra e manifesta la sua coerenza e lealtà al PD: “Sono convinto di andare in lista perché non c’è una motivazione politica alla mia esclusione”.

Cauto su Piemontese (“…è riduttivo per il consigliere provinciale essere espressione del comitato cittadino…”) ed Elena Gentile, nonostante la “paura” di qualcuno Clemente difende Patrizia Lusi: “Catapultata da Emiliano, ma dobbiamo sostenerla, basta attaccarla. Smettiamola di offenderla e denigrarla”. E solidarizza con Di Noia: “Hanno sbagliato a non candidarlo”. Sulla scia di Scalfarotto conclude: "Io avrei fatto la lista più forte, avrei chiesto anche ad Elena Gentile di candidarsi".

Fiducioso nell’esito finale, “Sono convintissimo di essere candidato nel PD. Me lo fanno credere tanti anni di esperienza politica, Michele Emiliano, tanti amici e solidarietà che ho ricevuto in questi giorni”, il consigliere regionale mette in guardia il PD dal rischio che venga eletto un solo consigliere: “Quella lista, fatta così, ne scatta uno, forse, perché con tutto il danno mediatico che stanno creando bisogna vedere se ne scatterà uno”. Ma la sua candidatura fa paura al segretario provinciale? “Lo dica lui…io so fossi stato nel segretario provinciale avrei fatto una lista competitiva, più forte, perché dobbiamo prendere tre consiglieri e non uno”.

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