PD, occhi puntati sul dopo Piemontese. Gentile batte cassa, Manfredonia frena

Ieri direzione provinciale a porte chiuse. Due le partite sulle quali il PD di Capitanata si concentrerà: la segreteria provinciale e il nome per la Giunta di Emiliano

Raffaele Piemontese

Archiviate le urne, è tempo di analisi nel Partito Democratico pugliese e nelle sue diramazioni territoriali. Michele Emiliano ha vinto la prima poltrona di Puglia ed a breve lascerà la carica di segretario regionale dei dem. Ed è questa una certezza dalla quale le federazioni provinciali non possono non partire per sviluppare i loro ragionamenti sul futuro del partito, tanto a livello regionale che locale.

E' quello che si è iniziato a fare ieri a Foggia in una direzione provinciale del PD di Capitanata interdetta (e sarebbe la prima volta) alla stampa. Porte chiuse, sbarrate, neanche la innovativa e trasparente social-cronaca inaugurata qualche tempo fa proprio dal PD di Capitanata: le tensioni della campagna elettorale non sono state ancora smaltite da alcuni dirigenti ed il momento è delicato. Meglio evitare fughe di notizie.

Da quello che trapela, tuttavia, si può ben dire che il dibattito è servito ad annusare il clima ma nessuna posizione ufficiale, per ora. Si è evidenziata la vittoria alle regionali ma anche la sconfitta su tutta la linea a livello amministrativo, eccezion fatta per Manfredonia (che, tuttavia, fa sempre storia a sè). Brucia, in particolare, l'arretramento a Cerignola ma nessun imputato alla sbarra, né il candidato sindaco Tommaso Sgarro né l'europarlamentare Elena Gentile. Piuttosto dito puntato all'interno, contro i "traditori" del voto disgiunto, ed all'esterno contro gli ex Pd che hanno stretto alleanza col "nemico" Metta. Contro i primi, in particolare, sarebbe stata annunciata un robusta campagna di epurazione: fuori dal Pd chi pubblicamente ha sostenuto altro. E non solo a Cerignola. Occhi puntati su Lucera, San Severo, Manfredonia dove addirittura dirigenti dem (Cera, Angelillis) si sono candidati in altra lista.

Ma c'è anche Foggia: si avrà il coraggio di espellere Sergio Clemente la cui candidatura in una civica è stata benedetta dallo stesso segretario regionale oltre che da dirigenti nazionali del Pd, giunti a Foggia (leggi Gero Grassi) per sostenerlo pubblicamente? L'imbarazzo in questo senso sarebbe totale ed in pochi sembrano scommettere sul repulisti. Tanto più che non sarebbe la prima volta nel PD e un'eventuale operazione a ritroso ridurrebbe all'osso i "puritani".

E poi ci sono altre partire sulle quali concentrarsi: la segreteria provinciale (da Statuto Raffaele Piemontese, eletto consigliere regionale, è incompatibile) ed il nominativo da consegnare ad Emiliano per la composizione della giunta che, in ogni caso, il Pd foggiano rivendica avendo consegnato al neo governatore il miglior risultato provinciale. In pole ci sarebbe il nome di Paolo Campo. Ma restano voci dietro le quinte: ieri nessuno ha osato proporlo ufficialmente. Mancano ancora troppi tasselli alla comprensione di quel che sarà e la ritrovata pax (di facciata) tra le fazioni storicamente in lotta Foggia-Cerignola e Manfredonia la si vorrebbe mantenere il più a lungo possibile. Ma per quanto ancora?

Ieri l'europarlamentare Elena Gentile avrebbe battuto parecchio sulla questione "regole" e sul "rispetto di esse" ed in molti sono coloro che hanno letto in quelle sottolineature il tentativo di ricordare al segretario provinciale l'esistenza di accordi pre-elettorali Foggia-Cerignola relativi proprio alla poltrona di via Taranto, da sottrarre una volta per tutte allo "strapotere" del Golfo. Un richiamo non esplicito, certo, ma ben inteso da Manfredonia laddove il deputato Michele Bordo ha frenato, e parecchio, invitando i presenti a non aprire un "nuovo congresso", piuttosto a lasciare Piemontese al suo posto per il tempo necessario alla "transizione" ed almeno fino alle amministrative prossime, per accompagnare comuni delicati per il Pd (San Giovanni Rotondo, Torremaggiore) al voto ed evitare così ulteriori sconfitte.

Questo il ragionamento politico del deputato. Dietro, ovviamente, il tentativo di mantenere con le unghie e con i denti una postazione sudata durante il congresso ed assestare il colpo decisivo all'avversaria di sempre sull'Ofanto. Ecco perché la sensazione è che la pace potrebbe durare poco, molto poco. Molto dipenderà dall'atteggiamento di Emiliano nei confronti del Pd provinciale e da come si struttureranno le partire a Bari, per giunta e segreteria. Nel frattempo nessuno osa dire più parole di quel che sono consentite in questa fase: l'imbarazzo e la delicatezza del momento impongono silenzio. Per ora.

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