Sciopero dei Giudici Tributari anche in Provincia di Foggia

Lo sciopero è chiaramente l’azione posta in essere in contrapposizione alla Agenzia delle Entrate, che insieme al Ministero dell’Economia e al Governo, tentano di rimediare alle loro sconfitte nella cause tributarie

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Michele Cristino, Presidente, e Raffaele Di Ruberto, Segretario dell’A.M.T. della provincia di Foggia, comunicano che l’astensione dei Giudici Tributari - proclamata e regolamentata a livello nazionale - ha visto in questa provincia, come in tutta Italia, una forte partecipazione ed ha determinato il sostanziale blocco della giustizia tributaria, che ha operato solo per l’esame delle sospensive rinviando a nuovo ruolo le circa 30 cause fissate nelle udienze programmate nei tre giorni interessati dallo sciopero, sia nella Commissione Provinciale di Foggia, sia nella sezione staccata presso Foggia stessa della Commissione Regionale.

"Le ragioni della protesta - che ha avuto inizio il 4 e si è protratta fino al 6 luglio, per riprendere nei giorni 26, 27, 28, 29, 30 settembre e 1 ottobre, per proseguire poi nei mesi successivi fino a dicembre e anche ad oltranza - già illustrate in una conferenza-stampa del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria e dell’Associazione Magistrati Tributari nazionale,  risiedono nella gravissima situazione nella quale si trova la Giustizia Tributaria, minacciata di essere totalmente snaturata da alcune norme del decreto legge appena approvato dal Consiglio dei Ministri ed attualmente all’esame ed alla firma del Capo dello Stato".

Tali norme – commentano Cristino e Di Ruberto - riducono fortemente le garanzie difensive del contribuente, che non potrà più contare sulla terzietà ed indipendenza del  Giudice in una materia complessa e delicata, quale quella tributaria, che tocca da vicino tutti i cittadini, sempre più vessati da imposte, tasse e contributi, da iniziative esattoriali sempre più dure e da ritardi nei rimborsi dovuti dall’Amministrazione finanziaria e dagli Enti Locali.

Lo sciopero è chiaramente l’azione posta in essere in contrapposizione alla Agenzia delle Entrate, che insieme al Ministero dell’Economia e al Governo, tentano di rimediare alle loro sconfitte nella cause tributarie. Infatti, l’Agenzia delle Entrate risulta soccombente nel 54% dei casi, e quindi invocano una semi-giustizia che, ovviamente, non potrà tutelare gli interessi dei contribuenti, ma solo quelli dell’Agenzia e del Ministero dell’Economia.

I Giudici Tributari – concludono il Presidente e il Segretario dell’A.M.T. - lungi dal perseguire un immobilismo  di tipo corporativo e finalità di miglior trattamento economico, pur giustamente rivendicato dopo dieci anni di blocco della retribuzione, sono da sempre aperti alle riforme, che anzi auspicano da anni, proprio al fine di assicurare un servizio adeguato alle esigenze dei cittadini-contribuenti, e  perciò si battono per evitare che la Giustizia Tributaria sia privata dell'importante contributo tecnico fornito dagli iscritti agli Ordini professionali, che sia aumentata l’ingerenza del Ministero dell'Economia e  delle Finanze nella gestione della struttura anche amministrativa delle Commissioni; continui ad ignorare il giusto riconoscimento, anche economico, della funzione e del ruolo del Giudice Tributario e sottolineano come le norme del decreto-legge non siano state precedute da alcun confronto con le diverse categorie professionali ed associative, laddove una riforma di questo vitale  settore debba essere condivisa dagli operatori al fine di garantire ai cittadini-contribuenti un servizio giustizia effettiva-mente indipendente ed imparziale".

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