Foggiani figli delle stelle: il nuovo volto politico della Capitanata tra cadenti e nascenti

Fuori Angelo Cera, Mongiello e Gattaa, si salva Bordo. Non funziona l'unione tra civici e PD, brillano solo le stelle: otto i candidati foggiani che approdano in Parlamento, c'è anche Francesca Troiano

Alcuni dei candidati eletti e non

E' stata ribattezzata ‘La notte delle stelle’. Il 4 marzo 2018 ha sconvolto geografie politiche e spazzato via mammasantissima e dinastie, anche familiari, tutti travolti dallo tsunami pentastellato che, da Cassino in giù, ha spaccato l'Italia: da un lato la Lega di Salvini, dall'altro il terremoto Grillo-Di Maio.

In Puglia i 5 stelle fanno l'en plein negli uninominali, battendo (e, in alcuni casi, archiviando) nomi di peso e che hanno vergato pagine di storia della politica italiana. La sintesi concettuale è tutta in un nome: Massimo D'Alema. Unico a raggiungere il 4% nella sua terra, in un tonfo generale della sinistra da Nord a Sud, e fatto fuori. Travolto. Umiliato.

Bordo salvo, Manfredonia non più roccaforte PD

In provincia di Foggia resta aggrappato con le unghie e con i denti al nuovo corso solo l'uscente manfredoniano Michele Bordo, salvato dal paracadute nel plurinominale PD, messo di fronte ad una dura realtà: la roccaforte sipontina non è più il fortino di un tempo, quando centrodestra e centrosinistra si dividevano scientificamente i voti per consentire al Golfo doppia rappresentanza. A rovinare il dualismo di sempre arrivano Antonio Tasso, che, 5 stelle o no (è subjudice), è altro rispetto all'establishment che con tanta cura e calcolo politico si è cercato di preservare nei decenni, e Francesca Troiano, quarta nel plurinominale, “recuperata” dalla vittoria del capolista D'Ambrosio in un atro uninominale. L'onda 5 stelle arriva anche lì, insomma, a Manfredonia, dove Emiliano stesso, qualche giorno fa, aveva, con una battuta, parlato di “passaporto” per entrare. Ed è tutto dire.

Fuori Mongiello e Cera

Il resto, Colomba Mongiello (non è bastato trasferirsi a Bari, in seconda posizione), Angelo Cera (deus ex machina storico della politica democristiana garganica), Tarquinio (fatto fuori molto prima dal suo stesso partito), è out. Fine dei giochi. Cera scrive “Torneremo”. Si vedrà. Il dato, allo stato, è di una rappresentanza parlamentare tutta pentastellata (eccezion fatta per Bordo, appunto).

Tonfi di Fitto, civici e Liberi e Uguali

Quando scriviamo, infatti, è fuori Raffaele Di Mauro, segretario provinciale di Forza Italia, che regala il seggio pure offerto agli azzurri dal territorio ad una paracadutata da Roma (la molisana Elsa Tartaglione), e Joseph Splendido (che ha sognato con la Lega ed è stato penalizzato da una legge elettorale astrusa, a tratti incostituzionale). Scompare dai radar il centro (umiliato anche Fitto, ancora nell'agone politico solo per il seggio nell'europarlamento, in scadenza l'anno prossimo). Scarso l'apporto dei civici al Pd, che non riesce a distinguersi da un trend regionale tutto in discesa (checché Emiliano ne dica), il che dovrebbe aprire una riflessione sul peso della rete istituzionale degli amministratori che forse, incautamente, si è voluto connotare politicamente; tonfo di Liberi e Uguali, che nel collegio foggiano, in particolare, riesce a far peggio di quanto racimolato nelle altre province. Nonostante nomi roboanti come quello di Gianna Fratta.

La notte delle stelle

Su 9 eletti originari di Foggia, 8 i pentastellati (strapotere Rosa Barone). Questo è il dato. Quattro negli uninominali (tutti), 4 nei plurinominali (tre alla Camera, uno al Senato). E, nota positiva, riesce a rappresentare più territori di quanto non è riuscito ai partiti tradizionali negli anni: San Severo acquisisce due rappresentanze (l'avvocato Carla Giuliano alla Camera, la casalinga Gisella Naturale al Senato), uno in più Manfredonia (Tasso, appunto); il Gargano, storicamente rappresentato da Cera e dalla Dc, dovrà ora convogliare le sue istanze su Maria Luisa Faro, di San Nicandro Garganico; ben tre dalla città capoluogo (che, al pari di Manfredonia, guadagna un parlamentare): due deputati (Rosa Menga, Giorgio Lovecchio), un senatore, Marco Pellegrini. Fuori Cerignola e Lucera (per stare alla pentapoli). Forza economiche, sociali, sindacali: è con loro oggi che si ragiona.

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Giù Landella e Di Gioia, su Rosa Barone

Su Foggia città in particolare (che consegna la vittoria a Menga), l'onda 5 stelle sale quasi al 50%, un fatto mai accaduto, figlio di due elementi: il vento in poppa del movimento di Di Maio, il giudizio sul governo e sui rapporti politici di Landella (pagati evidentemente dalla cognata, Michaela Di Donna). “Ha perso la sinistra, noi abbiamo tenuto” tuona il sindaco all'indomani del risultato, agitando il quasi 20% di Forza Italia, seconda provincia pugliese per percentuale, mentre la Lega si prepara a sfoderare le armi per guidare la prossima coalizione di centrodestra alle amministrative. Di certo ne esce male il centrosinistra, che pure si era affidato all'appello al fronte anti-Landella lanciato dall'assessore Leonardo Di Gioia (che ha sortito poco effetto). Redde rationem anche nei comuni dai quali ci si aspettava un maggiore apporto per i propri candidati (vedi San Severo, con l'amministrazione Miglio). L'unica consolazione/giustificazione è uno tsunami di cui non si erano calcolate le proporzioni e che consegna oggi forza e potere ad un solo nome foggiano con cui bisognerà ragionare, quello della consigliera regionale e portavoce M5S Rosa Barone.

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