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Il gruppo del Pdl contro “l’infangare di tatarelliana usanza”

A D'Emilio, Landella, Cusmai, Iaccarino e Miranda non è piaciuto l'attacco di Fabrizio Tatarella al vicepresidente della camera dei deputati, Antonio Leone. "Considerazioni gratuite, improprie e acrimoniose"

Che tra Pdl e Fli non corra buon sangue è risaputo in Italia ma soprattutto in Capitanata, dove il livello di sfida tra i due partiti si è ulteriormente infiammato dopo la sortita a mezzo stampa del coordinatore provinciale finiano, Fabrizio Tatarella, all’indirizzo dell’onorevole Antonio Leone.

Parafrasando Alcide De Gasperi, che in un discorso del 1949 dichiarò che la “politica vuol dire realizzare”, i consiglieri comunali Ciccio D’Emilio, Rosario Cusmai, Franco Landella, Luigi Miranda e Leonardo Iaccarino, rispondono a tono all’esponente di Futuro e Libertà: “I beceri chiacchiericci, i gratuiti attacchi personali, i pettegolezzi da comare e le istrioniche battutacce da bar non dovrebbero neanche lambire quella che letteralmente è “l’arte di governare la società”.

I cinque rappresentanti del Popolo della Libertà condannano con fermezza le considerazioni di Tatarella all’indirizzo del vicepresidente della camera dei deputati, giudicandole “gratuite, acrimoniose e fedeli all’ormai consolidata prassi del far politica guardando nell’occhio altrui per trovare la pagliuzza e non accorgersi della trave che si ha nel proprio".

Un attacco che il gruppo Pdl giudica “improprio, sintomatico di mancanza di idee costruttive e progettualità politica e inelegante

"Piuttosto che profondere energie nel vano e patetico intento di screditare validi esponenti di altri partiti (quale è Tonio Leone, sempre distintosi per la pacatezza e soprattutto l’efficacia con le quali esercita i suoi compiti parlamentari) crediamo quindi che Tatarella farebbe meglio ad impiegare il suo tempo in attività costruttive finalizzate a recepire e veicolare le istanze dei cittadini e non a perdersi in egocentriche, discutibili, ipocrite velleità di censore politico. Riprendendo il dubbio sollevato dallo stesso Tatarella, se cioè sia meglio un giorno da leone o cento da pecora, noi optiamo per cinquanta giorni da politici seri, impegnati nel tentativo di ascoltare i cittadini e risolverne i problemi. Tra il “realizzare” di degasperiana memoria e l’infangare di tatarelliana usanza, preferiamo di gran lunga il primo".

 

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