Bagarre in aula sui costi della politica: proposta taglia-rimborsi divide i consiglieri foggiani

Non passa in Consiglio la proposta del sindaco Landella. Maggioranza rinvia l’accapo con l’astensione di una parte della minoranza. Le opposizioni: “Aula democraticamente inagibile, sindaco a casa”

L'aula consiliare di Foggia

La maggioranza si spacca sui costi politica e rinvia a data da destinarsi l'eventuale taglio della spesa per la macchina consiliare. Nulla di fatto, dunque, a Foggia, oggi, nonostante la richiesta giunga esplicitamente dalla Corte dei Conti ed il 23 febbraio ci sia adunata pubblica a Bari coi magistrati, ai quali il sindaco dovrà dare risposte relativamente al piano di riequilibrio pluriennale che grava sull'ente di Corso Garibaldi dopo la denuncia sul prestito da 3milioni di euro ad Amgas spa del consigliere Giuseppe Mainiero.

Al termine di una assise movimentata e rumorosa, che ha dato non poche pene al presidente del consiglio Luigi Miranda (intervallata per giunta da una sospensione di quasi due ore dei lavori), la maggioranza fa quadrato su un solo argomento: il rinvio dell'ordine del giorno, necessario, a parare dei consiglieri, per "approfondire" il tema. Rinvio che non solo passa ma incrocia un'opposizione altrettanto divisa tra contrari ed astenuti (tra questi, Marasco, Buonarota, Sciagura, Clemente), a conferma di quanto l'oggetto di discussione sia controverso e tocchi, diversamente, le sensibilità di ciascuno.

Tant'è che la proposta giunta in aula reca la firma del sindaco, Franco Landella, e recita, in sintesi: a fronte dei 17 gettoni di presenza di cui godono oggi i consiglieri (non un giorno in più), si allineino a quella cifra anche i rimborsi ai datori di lavoro. Ed è questo l'aspetto più controverso. E costoso. La cifra che il Comune di Foggia ogni anno spende per i suoi consiglieri è composta, infatti, da due voci: il gettone, pari a 72 euro, per la partecipazione a commissione e consigli comunali; il rimborso al datore di lavoro (privato) per i giorni in cui il consigliere si assenta.

Ad oggi per questa seconda parte della spesa non vi è limite (in teoria il consigliere potrebbe non recarsi mai al lavoro), e dunque la proposta mira ad allineare ai 17 giorni dei gettoni anche le giornate retribuite ai datori. Per dare una idea di quanto questa voce sia importante basta guardare i calcoli fatti dal dirigente Angelo Masciello: negli anni 2015 e 2016 (quelli in cui è entrata a regime la riforma degli enti con la riduzione del numero dei consiglieri), a fronte di una spesa in gettoni di, rispettivamente, 360mila euro e 384mila euro, vi è stato un rimborso alle aziende private di 185mila e 195mila euro.

Numeri tra l'altro parziali perché, come scrive Masciello, alcune aziende ancora non hanno provveduto a mandare la "bolletta". Con enormi differenze da consigliere a consigliere, ovviamente, sulla base dell'ente privato di cui si è dipendenti e del tipo di ruolo che si svolge (un dirigente, ovviamente, costa di più). Diverso per i gettoni per i quali i consiglieri possono "raggranellare" fino ad un massimo di 1200 euro, un quarto della indennità del sindaco (che è di 4800 euro lordi, 3600 euro per il vicesindaco, 2900 per assessori e presidente del consiglio). 

In buona sostanza, la delibera portata in aula altro non dice ai consiglieri "dividete la vostra mensilità tra l'incarico consiliare e la vostra professione". Ragionevole. Ma, apriti cielo. Demagogia, populismo, nel calderone del dibattito entra di tutto di più e c'è chi ne approfitta per dare, dalla maggioranza, un segnale politico al sindaco unendosi al coro del rinvio: "Non si tratta di non voler ridurre ma è impossibile ogni volta accettare provvedimenti calati dall'alto" lamenta Civica per la CapitAmata, che punta il dito anche contro il secondo accapo all'ordine del giorno: la vendita del 20% delle quote di Amgas Blu e, di contro, la internalizzazone di AmService.

"Chi ha deciso tutto questo - aggiungono-. E siamo sicuri che sia una operazione economicamente sostenibile internalizzare AmService? Perché la maggioranza non viene interpellata?". Stesso mal di pancia che, pare, attraversi anche altre frange di centrodestra. "L'unica ad essere interpellata dal sindaco è Forza Italia, per il resto siamo messi da parte".

Dunque, un rinvio per dare un segnale al sindaco. Ma è evidente che, volendo credere alla buona fede dei nostri interlocutori, su un punto sensibile come la riduzione dei costi della politica non è mossa proprio azzeccata. Ma tant'è. Sicuramente a uscirne indenne è proprio il sindaco, che quella proposta l'ha firmata. 

Ma il suo gesto non convince l'opposizione, che improvvisa sul finale una conferenza stampa: "Quest'aula è diventata democraticamente inagibile, non c'è più discussione e ci impediscono di parlare" esordiscono Mainiero, Rizzi, Iaccarino, Cusmai, Citro e De Pellegrino. "Portano in aula una proposta e non sono in grado neanche di discuterla, cosa la portano a fare?" attaccano i consiglieri, che tornano a chiedere le dimissioni di Landella. Mentre gli astenuti non ci stanno: "Bisogna che ne discutiamo - afferma Sciagura - non si può tagliare così, senza capire in che direzione stiamo andando". Insomma, in tutti contro tutti. La sostanza è che oggi nulla è cambiato. 

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