Tremiti, Scalfarotto: “Autorizzazione atto dovuto, rinuncia conferma bontà del Governo”

Il sottosegretario del governo Renzi commenta la rinuncia della Petroceltic al permesso di ricerca di idrocarburi a largo delle Isole Tremiti. Emiliano: "Avanti verso il referendum"

Immagine di repertorio

Trivellare le Isole Tremiti non è economicamente conveniente. "La rinuncia della società irlandese è la logica conseguenza dei mutati orientamenti dell'azienda, collegati alle condizioni globali del mercato degli idrocarburi, che sono del tutto diverse da quelle del momento in cui, anni fa, fu presentata la domanda. La soluzione di una vicenda che il Ministero dello Sviluppo Economico e la ministra Federica Guidi hanno seguito continuamente con scrupolo e attenzione, dopo l’atto dovuto del rilascio dell’autorizzazione” ha sottolineato Ivan Scalfarotto.

E’ questo il motivo che ha spinto la Petroceltic a rinunciare al permesso rilasciato dal Ministero dello Sviluppo Economico per procedere alla ricerca di idrocarburi nei fondali del Mare Adriatico. Soddisfatto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: “Dove non è arrivato il buon senso di alcuni, è arrivata la saggezza della società. Adesso andiamo avanti, più forti di prima, verso il referendum".

Per il sottosegretario del Governo Renzi "la rinuncia della Petroceltic alle prospezioni geofisiche al largo delle Isole Tremiti è una notizia che conferma la bontà del metodo di lavoro del Governo, concentrato sulle implicazioni di ogni singolo dossier e volto a risolvere pragmaticamente le questioni sul tavolo”.

SCALFAROTTO: "NIENTE PANICO, SOLO ESPLORAZIONI"

L’esponente del Partito Democratico ha aggiunto: "È più che comprensibile che i cittadini, le associazioni e i movimenti abbiano espresso le proprie preoccupazioni su ipotesi, per quanto remote, percepite come una minaccia ad un ecosistema di grandissimo valore quale quello dell'arcipelago. Ma le cose vanno sempre valutate per quel che sono effettivamente, in particolare da chi riveste responsabilità di governo, tanto a livello locale che nazionale."

Ivan Scalfarotto ha poi concluso: "I rappresentanti delle istituzioni non sono al loro posto per agitare demagogicamente bandiere e urlare slogan. Se il proprio programma politico si riduce al "fare ammuina", può darsi che si raccatti qualche consenso a buon mercato, ma certo non si agevola in alcun modo la soluzione dei problemi. Ciò che è necessario invece, come in questo caso, è lavorare con equilibrio e capacità di operoso silenzio. Per raggiungere risultati veri bisogna lavorare nell’interesse delle comunità, senza imporre unanimismi o appiattimenti, ma conservando appieno il principio di realtà che continua ad essere il punto di riferimento dell'azione del nostro Governo."

Dino Marino di ‘Azione PD’ ha ringraziato il movimento ‘No Triv’ e il presidente Raffaele Vigilante “per l’impegno che ha contraddistinto il suo agire”, ma allo stesso tempo ha invitato tutti a non abbassare la guardia: “Abbiamo vinto la battaglia delle Tremiti, ci tocca continuare la guerra per tutelare tutto l'Adriatico e allora forza con il referendum per affermare una modernità, che rispetti e tuteli il nostro mare".

Sulla notizia si è espresso anche il sindaco Landella: "E’ una bella notizia per la provincia di Foggia, per la Puglia e per l’intero Paese. È una bella notizia per la difesa dell’ambiente, per la tutela della nostra straordinaria industria turistica ed anche per la battaglia civica, con in testa il movimento “No triv”, ed istituzionale avviata nei mesi scorsi su questo tema strategico. Il fatto che l’istanza di rinuncia presentata al Ministero dello Sviluppo Economico muova da motivazioni che riguardano il venir meno dell’interesse in ragione del mutamento delle condizioni del mercato mondiale, non incide sulla validità delle ragioni politiche poste alla base della mobilitazione referendaria – a prescindere dalla formulazione del quesito – nata sulla base della richiesta di regolamentare in modo più puntuale il rapporto tra Governo e Regioni in materia di politica energetica. Si tratta di una questione che resta di stretta attualità, perché attiene il diritto delle comunità ad essere parte attiva nella scelta del proprio modello di sviluppo e nella definizione della sua coerenza con le vocazioni dei territori"

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