Il lockdown politico che frena Foggia: le resistenze di Landella, i nervi tesi dei Fratelli d'Italia. E il rimpasto non arriva

Il rimpasto di Giunta potrebbe essere rinviato a dicembre. I Fratelli d'Italia sarebbero pronti a sfilarsi. L'azione amministrativa è ferma. La situazione a Palazzo di Città

Secondo i beninformati Franco Landella non sbroglierà la matassa Giunta, almeno per ora. Da Palazzo di Città arrivano notizie per nulla confortanti in tal senso, mentre il clima si fa sempre più rovente. 

Sembrerebbe che il primo cittadino non abbia alcuna intenzione di assecondare tout court i partiti, quindi, nessun interesse ad accelerare le operazioni di verifica politica. Menchemeno ad accogliere, momentaneamente, le richieste dei Fratelli d'Italia: due assessorati (compreso il ritorno nell'esecutivo del genero di Bruno Longo) e due presidenze nei Cda delle partecipate del Comune.

Tra i motivi dell'impasse che nei fatti rallenta ulteriormente la governance della città, condizionata dai riflessi della campagna elettorale, ci sarebbe anche il rancore che il sindaco coverebbe nei confronti di Raffaele Fitto, al quale Franco Landella non avrebbe perdonato il niet alla candidatura di Michaela Di Donna nella lista della circoscrizione di Foggia dei Fratelli d'Italia.

Non sarebbe bastata la soddisfazione personale di aver contribuito all'affermazione di Joseph Splendido, tantomeno la rivincita sul campo col vessillo della Lega nei confronti di Forza Italia, a calmare le acque.

Il primo cittadino non avrebbe ancora metabolizzato il due di picche di Fitto. Un rifiuto che secondo i più maliziosi spingerebbe Landella a ricambiare i meloniani con la stessa moneta, tenendo cioè sulle spine consiglieri comunali e aspiranti assessori, prendendo tempo.

La questione Giunta rischia così di essere rimandata a dicembre. Eppure il 25 agosto scorso, 48 ore dopo l'ingresso nella Lega - in apertura dei lavori del Consiglio comunale allora convocato per l'approvazione del rendiconto di Bilancio, Landella era stato chiaro: "Dopo le elezioni ci sarà una opportuna verifica politica". Sono trascorsi 22 giorni.

Un chiarimento che tarda però ad arrivare e che starebbe compromettendo non solo il già difficile rapporto con i Fratelli d'Italia, ma anche l'attività amministrativa, rallentata tanto dalle resistenze e temporeggiamenti del sindaco sulla verifica politica, quanto dalle richieste sempre più evidenti e pressanti dei partiti. 

A farne le spese è la città. Quasi ferma. Una sorta di lockdown amministrativo, con la maggioranza di governo locale accusata di anteporre l'argomento rimpasto ai problemi di Foggia. "Una agonia politica" per la quale il Partito Democratico, sulla scorta del rinvio dell'ultimo Consiglio comunale, aveva invocato le dimissioni del sindaco e dei consiglieri di maggioranza. 

Rinvio, lo ricordiamo, "dovuto ad un accordo tra i capigruppo che hanno chiesto al presidente del Consiglio comunale qualche giorno di tempo per ridefinire alcuni assetti politici". Ne sono trascorsi già cinque.

Tant'è che nelle nelle prossime ore il partito di Giorgia Meloni potrebbe decidere finanche di sfilarsi per non sottostare ai presunti malumori e cambi di rotta del sindaco sulla questione Giunta. Sempre secondo i beninformati. 

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Non è da meno la questione Forza Italia, dove Raffaele Di Mauro, in attesa della decisione dei probiviri, non si schioda dalla sua posizione su Leonardo Iaccarino, non ritenendolo un componente di Forza Italia. Proprio per questo il segretario provinciale - rimasto l'unico azzurro in Consiglio comunale - potrebbe avanzare la richiesta di un assessorato.

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