Sindaco si prende la rivincita: appena rieletto rimuove Di Vittorio e rimette la sua targa

Quello di Rodi Garganico sta diventando un caso politico. Il neo sindaco Carmine D'Anelli ha rimesso la targa che Gentile e l'ex sindaco Nicola Pinto avevano tolto per quella di Di Vittorio

Il cambio di targa

Rodi Garganico. Il day after della vittoria di Carmine D'Anelli è un uno-due sonoro tra l'europarlamentare Elena Gentile e il neo eletto sindaco, con un convitato di pietra: il segretario provinciale del Pd Raffaele Piemontese. È a lui, infatti, che Gentile si rivolge laddove, nel sottolineare come primo atto del primo cittadino sia stato la rimozione della targa marmorea dedicata a Giuseppe Di Vittorio dall'ingresso di Palazzo di Città. 

"Quella targa - scrive l'europarlamentare cerignolana - che i suoi concittadini  (i braccianti di Rodi) vollero dedicare alla sua memoria nel 1958. E poi c'è qualcuno che si fregia di averlo sostenuto in campagna elettorale. Qualcuno...non uno qualsiasi" affonda Gentile, con riferimento a Piemontese. Strascichi di campagna elettorale e di una divaricazione, all'interno del partito dem, venuta fuori plasticamente in tutta la sua crudezza proprio nel corso di queste amministrative, con i due big del partito democratico a sostenere ciascuno un candidato diverso e concorrente. Come a Rodi, appunto (dove Gentile ha sostenuto Giovanna Amedei). 

IL PRECEDENTE A RODI GARGANICO

Ma, al netto dell'attacco politico a distanza, è un fatto che Carmine D'Anelli quella targa marmorea voluta all'ingresso del passato dal suo predecessore Nicola Pinto l'ha rimossa, sostituendola con l'epigrafe dedicata al decreto di istituzione di Rodi Città firmato da Giorgio Napolitano all'epoca del primo mandato D'Anelli. 

Immediata la sollevazione anche della Cgil che, a mezzo stampa, fa sapere di aver scritto D'Anelli una lettera "per conoscere le motivazioni e quale ipotesi vi sono per una sua ricollocazione. Ci spiace constatare che qualcuno – un qualcuno che indossa una fascia tricolore in rappresentanza dei cittadini tutti -, scrive la Cgil, possa pensare a Di Vittorio, a una targa in suo onore, come un impiccio di cui disfarsi. Un atto che a nostro avviso rappresenta uno sfregio alla storia dell’Italia, di questa provincia, di milioni di lavoratori che grazie alle lotte di Di Vittorio si sono affrancati dalla fame e dalla schiavitù".

"Ma quale impiccio, quale affronto a Di Vittorio!" sbotta D'Anelli, contattato da Foggiatoday. "La verità è che quella epigrafe di Di Vittorio fu riesumata dal mio predecessore al solo scopo di togliere dall'ingresso di Palazzo di Città qualcosa che riportava il mio nome! Stiamo parlando della targa in cui a Rodi viene riconosciuto lo status di Città, non bazzecole!" attacca D'Anelli, che ricorda come alle "celebrazioni ci fosse anche l'onorevole Gentile. Un atto di vilipendio nei confronti di questa città!".

Ma D'Anelli è un fiume in piena. "Gentile parla solo perché accecata dall'odio nei confronti di Piemontese, al punto da preferire fare campagna elettorale a Rodi per una candidata di Ncd pur di andargli contro. Un brutto scivolone politico".

Per il primo cittadino, quindi, nessuno scandalo. "Quella targa è prestigiosa per Rodi e andava ricollocata nel suo punto naturale: all'ingresso del Palazzo". A Di Vittorio tanto di cappello: "Durante la campagna elettorale ho dichiarato che avrei proposto lo spostamento della storica targa di Di Vittorio sulla centralissima via intitolata al grande sindacalista o, nel caso in cui ne ricorressero i presupposti, ai legittimi proprietari". Ossia al partito. 

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