Marasco ko, Landella gongola: “Chiusa pagina di delegittimazione, ombre e sospetti”

Il Tar ha respinto il ricorso presentato dal consigliere comunale Augusto Marasco. Franco Landella resta al suo posto: "Non avrei impugnato sentenza, ma mi sarei sottoposto al giudizio del popolo"

Franco Landella

La decisione del TAR di respingere il ricorso presentato dal consigliere comunale Augusto Marasco e teso ad invalidare le elezioni comunali, "chiude – afferma Franco Landella – “una pagina di delegittimazione, ombre e sospetti”. Il sindaco di Foggia esprime soddisfazione per la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale e invita Marasco a collaborare, nel rispetto del ruolo e della funzione che i cittadini gli hanno affidato, per il bene della città

LA SENTENZA. “La sentenza con cui il Tribunale Amministrativo della Puglia ha respinto il ricorso presentato dal consigliere comunale Augusto Marasco, con il quale si chiedeva l’annullamento delle elezioni comunali, spero chiuda la lunga pagina di delegittimazione, di ombre e di sospetti che era stata costruita attorno alla mia elezione a sindaco di Foggia. Non ho mai avuto dubbi circa l’esito del ricorso. E confido che questa vicenda insegni il rispetto della democrazia e della volontà popolare. Un grazie sincero va agli avvocati che mi hanno assistito con competenza e professionalità, Felice Lorusso, Giuseppe Pecorilla, Gianluigi e Valeria Pellegrino e Raffaele De Vitto, oltre, ovviamente, all’avvocatura del Comune di Foggia.

L’ATTEGGIAMENTO DI MARASCO. Quello di richiedere l’accertamento della linearità e della regolarità delle procedure legate alla fase elettorale, che è il più alto momento di democrazia per una comunità, è un diritto che non ho mai messo in discussione. Ciò che ho contestato sono state le modalità che hanno accompagnato questa richiesta. Dalla sera del 9 giugno, quando il dato elettorale ha consegnato alla città il suo nuovo sindaco, il mio ormai ex avversario non ha perso occasione per non riconoscere la mia vittoria, per allungare pesanti ombre sullo svolgimento delle elezioni, per delegittimare l’intera procedura di voto, la mia figura, il Consiglio comunale e di riflesso anche le istituzioni che hanno garantito la regolarità della fase elettorale. Atteggiamenti che hanno poca attinenza con la politica, che è fatta per sua natura di vittorie e di sconfitte.

COSA SAREBBE ACCADUTO. Anche in caso accoglimento del ricorso, la mia intenzione era quella di non impugnare la sentenza dinanzi al Consiglio di Stato. Proprio nella convinzione che debbano essere i cittadini e non le aule di Tribunale a scegliere i sindaci. Mi sarei sottoposto nuovamente al giudizio degli elettori. Non per spocchia o supponenza, ma nella profonda convinzione che il rispetto della democrazia sia un valore imprescindibile e fondamentale per quanti vogliono impegnarsi in politica. D’altro canto, l’intera vicenda ha portato con sé una contraddizione di fondo. Mentre Augusto Marasco si è sempre rifiutato di riconoscere la mia vittoria sul piano propriamente elettorale, il suo ricorso è stato incentrato non sul riconteggio delle schede ma sulla contestazione di presunte anomalie di carattere formale, peraltro smentite dalla sentenza, con il rischio di consegnare Foggia ad una forzata e dannosa fase di commissariamento, trascinandola successivamente di nuovo alle urne.

ORA BASTA. Ora occorre che quanti erano animati da una sorta di spirito di rivalsa fuori tempo massimo, sperando probabilmente nei supplementari delle elezioni, recuperino serenità e tranquillità. I cittadini di Foggia hanno scelto il loro sindaco, la cui legittimità politica ed istituzionale voglio sperare smetteranno di mettere in discussione. Ad Augusto Marasco, fuori da ogni polemica, rivolgo per l’ennesima volta un appello alla collaborazione nell’interesse della città. Perché il governo di un Comune complesso come il nostro ha bisogno del massimo della partecipazione. Spero voglia darci una mano, rispettando il ruolo e la funzione che i cittadini gli hanno affidato, confrontandosi con noi su temi che non si limitino a stanze, locali per le commissioni consiliari e incarichi professionali».

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