Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Politica

Appartamenti Legge Gozzini, Cislaghi: "necessaria una ricognizione delle assegnazioni"

Ad oggi sono 40 le famiglie coinvolte nell'emergenza sfratto. Dal circolo CheGuevara: "Per loro chiediamo i residui alloggi non ancora ceduti all’impresa costruttrice"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

Quanti sono gli sfratti che interessano le famiglie degli ex tutori dell’ordine che hanno il diritto di occupare le “case Gozzini”? E’ la domanda posta con insistenza da Giorgio Cislaghi, segretario del circolo “CheGuevara” (Rifondazione Comunista). Lui ne conta 40, tutte famiglie foggiane, tutte di agenti che sono riusciti a maturare il diritto alla pensione o collocati a riposo per altri motivi.

“Nessuno ha mai spiegato loro – spiega Cislaghi - che le “case Gozzini” costruite con incentivi per l’edilizia sovvenzionata, sono alloggi di servizio destinati agli agenti impegnati nella lotta alle mafie e, come tutti gli alloggi di servizio, quando viene meno il servizio si perde anche il diritto alla casa a canone agevolato. Nessuno ha spiegato loro che potevano scegliere di occupare altre tipologie di alloggi Gozzini, in edilizia convenzionata, con un canone più alto ma non vincolato agli obblighi di servizio, o in edilizia libera, con possibilità di acquisto con la formula del riscatto. In molti hanno preferito far credere che le “case Gozzini” sono le case dei poliziotti e che nessuno avrebbe osato sfrattare dei poliziotti”.

“Purtroppo non è così – continua Cislaghi - e i nostri allarmi sono rimasti inascoltati. Abbiamo più volte chiesto spiegazioni, senza avere risposta, sul perché non siano stati usati gli alloggi non assegnati agli agenti per far fronte all’emergenza abitativa. Inascoltati, abbiamo chiesto di destinare agli ex agenti sotto sfratto gli alloggi residui costruiti in regime di “edilizia libera”. Le istituzioni interessate avevano il tempo per affrontare questa situazione che rischia di distruggere la vita di chi ha servito lo stato nella lotta alle mafie. Risibile è il tentativo dell’on. Bordo di cambiare la destinazione d’uso delle case Gozzini perché l’intento del legislatore era chiarissimo e la necessità di “alloggi di servizio” non è venuta meno perché siamo in attesa che arrivino i promessi 21 carabinieri di rinforzo e da qualche parte si dovranno alloggiare insieme ai loro famigliari”.

“Per risolvere l’emergenza creata dagli sfratti esecutivi, torniamo a chiedere che sia fatta una ricognizione degli alloggi assegnati per verificarne l’effettivo utilizzo sulla base dei consumi delle utenze domestiche. Torniamo a chiedere che i residui alloggi in edilizia libera non ancora ceduti all’impresa costruttrice, una trentina, siano destinati a ospitare le famiglie oggi sotto sfratto. Le vicende delle “case Gozzini”, degli otto piani integrati che sono stati autorizzati dal Comune di Foggia, dei ritardi nella loro attuazione (esemplare sono i casi del piano integrato Ordona Lavello e degli scheletri di via Miranda), dell’inspiegabile mancanza di dialogo tra uffici pubblici che ha impedito di utilizzare centinaia di alloggi per alleviare l’emergenza abitativa, meritano l’attenzione delle autorità preposte ai controlli come merita attenzione chi vive in container, bassi, baracche e alloggi impropri e chi ha ricevuto un’ingiunzione di sfratto come le quaranta famiglie di ex agenti delle forze di polizia”.

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