Giovedì, 28 Ottobre 2021
Politica

Mongiello non ha paura di Tarquinio. “Resto in Forza Italia, ma partito non esiste e va rifatto”

Paolo Mongiello sfida il senatore Tarquinio, lancia la sfida al partito e a Franco Landella, avversario nella corsa a Palazzo Dogana. "Banco di prova per fare politica in modo libero"

"Resto in Forza Italia. E porterò, se necessario, questa battaglia fino a Roma, sul tavolo del presidente Silvio Berlusconi". Paolo Mongiello, già consigliere provinciale ed oggi candidato alla presidenza di Palazzo Dogana, rispedisce al mittente la scomunica piombatagli in testa solo 24 ore fa dal coordinatore provinciale del suo partito, il senatore Lucio Tarquinio ("chi non è con Landella è fuori dal partito e dalla coalizione") e va dritto per la sua strada.

Lo fa confortato dal supporto in conferenza stampa del segretario regionale de La Destra Paolo Agostinacchio, e del sindaco di Apricena, Antonio Potenza, tra coloro che con più veemenza hanno contestato i metodi decisori di Forza Italia rispetto alla imminente tornata elettorale. Ma, soprattutto confortato dal fatto che le sue tesi non potranno che essere accolte a livello nazionale se è vero che lo stesso Raffaele Fitto si è intestato una battaglia simile.

Dal cahier de doleance ne esce un partito a pezzi in provincia di Foggia, in cui non ci sarebbe libertà di espressione e di discussione, carente di democrazia interna, miope e lontano dalla gente. Un partito che "non esiste", che "va rifatto". E, come nella più classica delle opere epiche, a capo della battaglia di libertà" ci si mette proprio lui, l'ex delfino di Tarquinio, Mongiello, secondo i maligni per non aver ricevuto il "promesso dopo essersene stato buono per lungo tempo", per coloro che lo appoggiano perché "il tappo, messo su una polveriera, prima o poi salta". Per il diretto interessato, per porre un freno alla "ingordigia di potere".

E qui il destinatario di Mongiello sembra essere Franco Landella, sindaco di Foggia, il prescelto dal partito a guidare la competizione in casa centrodestra. L'ipotesi trova conferma laddove Mongiello si scaglia contro la "follia" di poter anche solo "pensare che un sindaco di una città piena di problemi come Foggia possa occuparsi anche del territorio provinciale".

E via ad altre accuse. Le sottoscrizioni non proprio ortodosse che Tarquinio avrebbe ravvisato nella sua candidatura. "Risibile - replica Mongiello - piuttosto io plaudirei al coraggio di queste persone, che ci hanno permesso di fare ciò che volevamo fare". "Sapete quanti amici ed amministratori aspettavano questo banco di prova per fare politica in modo libero? Lo vedrete il 13 ottobre" aggiunge sibillino. 

Nel frattempo basti sapere che "tanti sono stati coloro che per paura non hanno sottoscritto Ia mia candidatura o che hanno fatto dietrofront, sempre per timore, pur esprimendomi vicinanza umana". "Non mi sento strumentalizzato piuttosto usato dal mio partito" conclude il dirigente forzista. "Stiamo dimostrando che la gente ha ragione ad avere schifo della politica".

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