Tre consiglieri replicano a Gentile: ecco perché non sei più il sindaco di San Paolo di Civitate

Le motivazioni dei consiglieri comunali Primiano Candela, Lucia De Meo e Costantino Rubino che hanno determinato lo scioglimento del Consiglio comunale di San Paolo di Civitate

Costantino Rubino

Costantino Rubino, Lucia De Meo e Primiano Candela replicano alle dichiarazioni rilasciate dall’ex sindaco Francesco Gentile all’indomani dello scioglimento del Consiglio comunale - dopo poco più di due anni dall’elezione a sindaco - determinato proprio dai tre consiglieri di maggioranza: “Per quanto offensive le dichiarazioni rese dall’ex Sindaco nei nostri confronti, si vogliono evitare sterili polemiche. Siamo certi che lo stesso le abbia rilasciate in un particolare momento d’ira e di sconforto e, pertanto, ben avvedendoci dal tenere una eguale condotta, ci limiteremo a chiarire gli aspetti della vicenda”.

Queste le motivazioni espresse da Rubino, Candela e De Meo: “Sorprende dover leggere che l'ex sindaco Gentile si sia sentito tradito e pugnalato da un atto, quale quello delle rassegnate dimissioni, del quale lui e nessun altri deve sentirne il peso della responsabilità. L'ex Sindaco Gentile manca della doverosa autocritica che ben saprebbe spigare al medesimo le reali ragioni dell'accaduto. A noi, dunque, l'onere di chiarire ancora una volta, all'amico Gentile, che il tesseramento di alcuni componenti della maggioranza nel PD e dello stesso Sindaco è da ritenersi "goccia che ha fatto traboccare un vaso" già colmo.

Per quanto il detto tesseramento sia atto quantomeno discutibile in termini politici - atteso che i neo-tesserati vincono le elezioni amministrative comunali quali facenti parte di lista civica priva di colore e/o di bandiera di partito e, pertanto, non pare sbagliato affermare che è a quella civica che l'elettorato consegnava il Paese e non a rappresentanti di Partito -, ciò che maggiormente feriva noi altri, fu il fatto che al  tesseramento il Gentile, lui sì con fare carbonaro, ci arrivava omettendo ogni comunicazione o, in altri termini, evitando quel giusto, doveroso e rispettoso confronto con l'altra parte della sua squadra; il tesseramento del primo cittadino nel PD avveniva, quindi, a nostra insaputa per quanto facessimo parte della Sua maggioranza; a noi non ha inteso dare spontaneamente alcuna spiegazione, neppure a tesseramento avvenuto, così dimostrando quale considerazione avesse realmente delle nostre persone. Ha fatto ciò che più riteneva opportuno per sé, ed ha ritenuto di poterlo fare senza confronto alcuno con chi, a parer nostro, meritava ben altra considerazione.”.

All'ex Sindaco bisogna ricordare quanto abbia sbandierato di avere un sogno: quello di essere il Sindaco della Comunità, ma allo stesso bisogna altresì ricordare che, se il sogno realizzava, lo doveva in buona misura anche a noi e, soprattutto, invitare lo stesso a riflettere sul fatto che, per quanto si possa essere fortunati nel realizzare un sogno, poi però, riuscire a tenerlo in vita è esclusiva capacità personale, così come infrangerlo non può che essere colpa propria.      

Un giusto ed approfondito esame di coscienza, da parte del Gentile, porterebbe quest'ultimo a scusarsi personalmente con la collettività per il fallimento amministrativo, anziché formalizzare scuse per noi altri che, invece, dal canto nostro, abbiamo operato una scelta coraggiosa e sofferta finalizzata esclusivamente a consentire al nostro Paese di poter scegliere, in anticipo, una nuova  guida, Tutto ciò, ben noto all'ex Sindaco, imporrebbe allo stesso, in ordine all'epilogo amministrativo, di non puntare il dito contro nessun altri, con l'augurio rivoltogli, in una ritrovata coscienza, di riuscire ad elaborare il più sano dei mea culpa che potrebbe permettergli, riconoscendo i propri errori, di rinascere da essi. D'altra parte, affondata la nave, non si è mai sentito il Capitano attribuirne le responsabilità al personale di bordo!?!?!

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