"Vergognoso". La Puglia non decide sulla doppia preferenza: 1950 emendamenti e mancanza del numero legale

1950 emendamenti dalle opposizioni. La rabbia del governatore della Regione Michele Emiliano e la chiusura indegna della legislatura che va a casa senza approvare la doppia preferenza di genere

Michele Emiliano

La Regione Puglia chiude l'attività della X Legislatura senza l'approvazione della modifica della legge elettorale: dai 1950 emendamenti presentati dalle opposizioni alla mancanza del numero legale, la seduta regionale fiume si conclude in maniera indegna. Non è stato rispettato il principio della legge nazionale, che il Consiglio regionale aveva l'obbigo di rispettare e che prevede la composizione delle liste con almeno il 40% di candidate donne o uomini, e la possibilità di esprimere due preferenze, un uomo e una donna purché nella stessa lista.

Nel corso del suo intervento, il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, aveva definito "vergognoso" il tentativo da parte del centrodestra di fermare il Consiglio regionale "non solo con l’ostruzionismo ordinario (2000 emendamenti) ma con l’ostruzionismo delle fotocopie".

"Ho perso la calma, avete preso in giro le donne, di fronte a chi non solo presenta 2000 emendamenti ma chiede che siano fotocopiate per 50 persone per fare 100mila fotocopie per farci perdere tempo". 

All’1,30 dopo l’ennesima sospensione, si è consumato l’ultimo colpo di scena della maratona che ha visto le forze politiche (dis)impegnate a modificare la legge elettorale solo nell’ultimo giorno utile. 

In piena notte il presidente dell’assemblea, Mario Loizzo, ha dovuto prendere atto della mancanza del numero legale causa le numerose assenze tra i banchi dell’opposizione e dichiarare la chiusura dei lavori, circostanza che coincide con la conclusione dell’attività della X legislatura.

L’intervento del capogruppo del Pd, Paolo Campo spariglia le carte: “piuttosto che stare qui a discutere del nulla – accusa Campo indicando i 1950 emendamenti come causa della decisione – è meglio affidarsi a quanto il Governo nazionale farà sostituendosi al Consiglio regionale in tema di doppia preferenza di genere”

Seguono l’uscita dall’aula di numerosi esponenti del governo e della maggioranza. Restano tra i banchi le opposizioni che contestano quello che Nino Marmo, capogruppo di FI, definisce “abdicazione della maggioranza dal proprio ruolo nell’ultimo giorno in cui la legislatura si spegne”.

Ed è ancora Marmo a spiegare il rifiuto opposto dalla maggioranza alla proposta di mediazione che questa volta sono le opposizioni a proporre: ritiro di tutti gli emendamenti, approvazione immediata della doppia preferenza di genere, conferma del 60% della presenza massima di un genere rispetto all’altro con il mantenimento della ammenda pecuniaria che si inasprisce con l’inammissibilità delle liste a decorrere dalla 12esima Legislatura.

Non c’è tempo per discuterne. In aula non ci sono consiglieri in numero sufficiente per proseguire. Alcuni della maggioranza si erano dileguati in segno di protesta.

Poche ore dopo Michele Emiliano si assumerà la responsabilità politica per "non essere riuscito a convincere la maggioranza in Consiglio ad approvare la doppia preferenza di genere". Il muro sollevato dalle opposizioni non solleva dalle responsabilità la maggioranza del governo regionale uscente, colpevole tanto quanto il centrodestra, della disfatta. Perché, se è vero come sostiene il presidente Emiliano, in questi anni sono stati presentati alcuni disegni di legge in tal senso, in particolare dal Pd, "che però non sono mai arrivati in aula arenandosi nei meandri dell’assemblea". 

Nel frattempo Emiliano ha contattato il Governo per informarlo di quanto accaduto e per dare il suo consenso all’emissione di un provvedimento che introduca la doppia preferenza di genere. "La battaglia continua" ha scritto su Facebook.

Aggiornato alle 10.16

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