"Tutta colpa di Leo". Di Gioia si rilancia e spoglia il suo ex presidente: "Furbo e opportunista"

Parte il filo diretto social con gli elettori del consigliere regionale uscente, candidato nel centrodestra. Nella prima puntata, smonta il governatore a partire dall'inaugurazione della Biblioteca La Magna Capitana

Leonardo Di Gioia

"Da oggi parte un cammino, questo cammino mi ricongiunge alla mia identità politica, perché mi vedrà impegnato con il centrodestra, ma mi ricongiunge soprattutto con me stesso perché potrò finalmente dire tutto quello che penso". Leonardo Di Gioia lancia le sue pillole di campagna elettorale social dal titolo sfizioso Tutta colpa di Leo, con l'hashtag alla moda e una luce soffusa che prelude a un'inquisizione. Dieci minuti di diretta dal suo profilo Facebook. Niente manifesti e "stratagemmi di marketing", il consigliere regionale uscente, ex assessore alle Risorse Agroalimentari, cercherà piuttosto il rapporto diretto con le persone e sembra intenzionato a proporre la rubrica con una certa cadenza. Racchiude nel video il suo punto di vista "per certi versi privilegiato, essendo stato protagonista di molti eventi della nostra città e della nostra provincia".

Definitivamente archiviata la pratica dello schieramento, non rivela ancora in quale lista sarà candidato. La sua operazione verità, già ampiamente annunciata, parte dai giorni nostri, a cominciare dall'inaugurazione della Biblioteca La Magna Capitana. "Abbiamo assistito ad un presidente di Regione che da Bari è venuto ad inaugurare un luogo che per noi foggiani esiste e non è mai stato realmente chiuso".

Da qui in poi passa in rassegna le scelte sbagliate di Michele Emiliano, tanto per iniziare quella sul direttore Francesco Mercurio, relegato ad altri incarichi. "Ricordo ancora quando depennò il ruolo di direttore, inserendo di fatto la biblioteca sotto gli uffici della Cultura di Bari e facendole perdere autonomia. Oggi noi abbiamo il paradosso di un presidente che viene a inaugurare un bene tuttora della Provincia, un grande contenitore pieno di libri in assenza di un'idea da potersi lì dentro coltivare e oggi mi pare che le idee guida di questa città non arrivino certo da Michele Emiliano, un presidente che si è presentato con il codazzo dei candidati per fare la foto occasione".

Lo racconta perché è uno dei motivi di divergenza col governatore uscente ("sicuramente ce ne sono altri e molto più profondi"), e la decisione di rendere la biblioteca un'appendice di Bari, "cosa che nel capoluogo di regione non è accaduta perché Decaro si è imposto", è l'emblema di "un modo di fare politica sbagliato".

Ci tiene a specificare come i rapporti interpersonali siano rimasti buoni con il governatore, ma non può sottacere il disagio di aver visto prima in lui un riferimento e poi aver scoperto piano piano "una persona furba, opportunista, speculativa da un punto di vista elettorale, che qui viene ad ammiccare al bisogno delle persone, portando ora bandi di concorso, ora risorse a pioggia, tutto nel mese delle elezioni. Una cosa per me intollerabile". Le stilettate non finiscono qui, inferte una dopo l'altra: "C'è stato soltanto un modo furbo di accontentare le amministrazioni più care e più vicine  per accattivarsi degli amministratori locali".

Conosce anche le proprie debolezze ed è perfettamente consapevole di dover convincere i foggiani di non essere un'opportunista. "Sento molti che fanno la morale per il posizionamento politico ma che poi hanno tanto da nascondere. Preferisco una politica travagliata come quella che ho condotto in questi anni ma una politica onesta. Preferisco essere me stesso, nel bene e nel male".

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Fine delle trasmissioni e arrivederci alla prossima puntata.

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