L'ultimo dei Mohicani fa ancora paura, fuga per la vittoria "ma io resto". Gatta: "Chi vuole mi sfidi"

In Capitanata il partito di Berlusconi rischia di svuotarsi. L'unica candidatura ufficiale, al momento, è quella del consigliere regionale uscente. Circolano solo altri tre nomi quasi certi. E scarseggiano le donne

Giandiego Gatta

Autentica fenice, Forza Italia proverà quantomeno ad andare a rimorchio dei due partiti del centrodestra che vanno per la maggiore (Lega e Fratelli d'Italia), senza strafare. Poi chissà, senza troppe aspettative, magari si guadagna a sorpresa anche qualche punto percentuale in più. In provincia di Foggia il partito non sembra scoppiare di salute, sempre meno attrattivo, per quanto le rassicurazioni si sprechino ("Forza Italia è viva e vegeta" è il leit motiv), e si svuoterebbe anche solo se a lasciarlo fossero Franco Landella e Michaela Di Donna, che tutto sembra intenzionata a fare tranne che candidarsi in casa sua. E l'impressione è che alcuni azzurri se avessero qualcosa di meglio non esiterebbero ad abbandonare la nave, e chi s'è visto s'è visto. Tutti tranne uno.

A scattare oggi un'istantanea ci sarebbe solo Giandiego Gatta in pole position, un mister preferenze almeno fino a 5 anni fa (oltre 9mila voti). La rosa delle proposte sarebbe pure pronta ma, a parte la sua, non ci sono candidature ufficiali, e ballerebbero una serie di nomi, anche altisonanti, compreso quello di Napoleone Cera, per ora inquadrato nell'Udc ma non si sa mai. Nella lista provvisoria ci sarebbero l'ex sindaco di Torremaggiore Costanzo Di Iorio, Claudio Dilernia di Cerignola ed Elisa De Maso di Lucera. La donne scarseggiano e alla vigilia della discussione in Consiglio regionale dell'introduzione della parità di genere nella legge elettorale pugliese è una bella gatta da pelare. Delle reticenze di Rosa Caposiena, restia ad accettare candidature di servizio, ma chiaramente reclamata dal suo partito, si è già lungamente parlato. Forse non è nemmeno la casa che cercava Leonardo Di Gioia, ancora fluttuante.

Eventuali new entry potrebbero rimescolare le carte, se in ballo ci fosse un solo seggio. Giandiego Gatta, consigliere regionale dal 2010, non si scompone più di tanto e non teme rivali, anzi, a sentire lui questa tornata elettorale è una passeggiata di salute. Nel 2000, l'anno di Fitto, mancò l'obiettivo per una manciata di voti. Quattro anni dopo fu nominato presidente del Parco Nazionale del Gargano dall'allora ministro Altero Matteoli. Risale a quegli anni il rapporto di collaborazione, fiducia e stima che lo lega all'europarlamentare di Maglie, all'epoca presidente della Regione Puglia.

Come vede questa campagna elettorale?

Notevolmente in discesa. L'aria è cambiata, la vedo più esaltante, più bella, più partecipata. La campagna elettorale del 2015 è stata faticosissima. Notavo una certa ritrosia degli elettori. Questa volta, il dato che mi sta impressionando di più è che sono loro ad avvicinarsi a me. Io che ho attraversato il deserto posso dire che il percorso mi sembra quantomeno in pianura, mentre cinque anni fa erana in salita ripidissima. È l'atteggiamento della gente che è cambiato, si respira un vento nuovo.

Il partito di Forza Italia se non è in liquidazione, come dicono i maligni, è comunque in sofferenza.

E quale sarebbe questa sofferenza? Stiamo risalendo tutti i sondaggi, l'ultimo ci dà ben oltre l'8% su base nazionale, il che significa che in Puglia dovremmo prendere più del 10%. Abbiamo una classe dirigente che sta tenendo dappertutto. La sofferenza c'era nel 2015, quando avevamo il centrodestra spaccato, Forza Italia che era messa male e avevamo diverse emorragie. La figura di Berlusconi, gli eventi, le cronache, la stanno pienamente riabilitando. Mi pare che il vento sia cambiato anche per Forza Italia.

Però sembra ci siano dei travasi, non è così?

I travasi sono fisiologici alla politica, soprattutto poi per chi è esperto nell'arte dei travasi. Ci sono gli studiosi dei venti, li chiamo io, moltissimi meteorologi che studiano le condizioni meteo-climatiche e si posizionano dove fa più caldo o dove c'è più sole. Io rimango al posto mio, quando c'è il sole prendo il sole, quando c'è la pioggia prendo pioggia e temporali. Non ho mai seguito le mode del momento.

Si dice che la sua presenza abbia fatto storcere il naso ad aspiranti candidati che ancora tentennano.

Che lavorino come ho fatto io per tanti anni. Io faccio politica praticamente da quando sono nato perché sono figlio d'arte. Ho fatto una gavetta che è durata praticamente una vita intera. Coccolo il mio elettorato. Mica ho precluso io l'ingresso a qualcuno nella lista? Chi mi vuole sfidare è ben accetto. L'importante è che cresca il partito, che cresca il centrodestra e che Fitto vinca. 

È ancora compagno di partito Di Franco Landella e Michaela Di donna?

Di Landella e Michaela sono amico, abbiamo un buon rapporto. Di partito lo dovrebbe chiedere a loro. Io sono rimasto in Forza Italia. Non è una domanda che deve fare a me.

È forse lei adesso l'ultimo dei Mohicani?

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È uno dei romanzi che mi è piaciuto di più quand'ero ragazzo. È romantico, sentimentale. Una politica che è sempre più povera di sentimenti si dovrebbe arricchire anche di questi sentimenti nobili. Io non credo di essere l'ultimo dei Mohicani, se lo fossi mi onorerei per il coraggio, ma ci sono tanti Mohicani insieme a me, siamo un bell'esercito. Probabilmente sono un punto di riferimento per tanti Mohicani di una tribù che non vuole scomparire e che non vuole essere omologata.

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