"La candidatura a Foggia mi spetta". Elena non molla l'osso. "Disponibile a candidarmi anche in tre province contemporaneamente"

L'ex europarlamentare del Pd non ricorrerà ad alcun escamotage per provare a tornare a Bari. Smentisce le voci su una sua possibile collocazione nella lista della provincia di Brindisi.

Elena Gentile

Gira come una trottola, instancabile, fiaccata semmai solo dal caldo torrido. Non la ferma più nessuno, nemmeno il veto sempiterno del Pd foggiano, che ha già riempito la casella di Cerignola. La lady di ferro Elena Gentile, talvolta dispettosa e tagliente, schietta e genuina, non ricorrerà ad alcun escamotage per provare a staccare un biglietto per Bari. Circolava voce che stesse diventando brindisina pur di rimediare un posto in lista, alla peggio, ma così non sarà, "nella maniera più assoluta". Da febbraio, nella cartina del visual della sua campagna di comunicazione, si è geolocalizzata in Capitanata e da lì non si smuove. E anzi, avanza come un tornado. "Io sono candidata nella lista del Pd di Foggia, perché sono nata e vivo qui".

Da donna di scuderia, rilancia: "Il partito regionale sappia che oltre alla candidatura a Foggia io mi posso candidare a Lecce, a Brindisi, a Bari, a Taranto, dove ho preso 7.500 voti alle Europee - non si prendono così in una provincia che non è la tua -, perché è possibile candidarsi in tre liste di province diverse. Hanno bisogno di me? Io, generosa qual sono, mi rendo disponibile, ma a prescindere dalla candidatura a Foggia che è la mia provincia. Altrimenti sarebbe un tradimento per i foggiani. Io sono riconoscibile ovunque ma, se permettete, casa mia è casa mia".

Il ragionamento dell'ex europarlamentare, già assessore regionale, muove da un postulato: nel caso dovesse saltare la doppia preferenza, sarebbe difficile rimediare candidature di genere, perché "la gente non ha più il sentimento di partito. E io - afferma orgogliosamente - ce l'ho ancora. Hanno bisogno di una mano? Non mi tiro indietro, mai. Quante volte mi sono candidata e sapevo che era una candidatura di servizio eppure mi sono spesa al massimo? Posso girare la Puglia, non ho problemi di sovraffaticamento perché sono abituata, mi piace girare, vedere gente, parlare". Sta già macinando chilometri, per la verità, partita in anticipo rispetto a tanti suoi compagni. "Ieri sono stata a San Severo, a Torremaggiore, a Lesina. C'è tutto un mondo, il welfare, buona parte della sanità, che vedrebbe molto di buon occhio il mio ritorno a Bari, perché dovrei deluderli?".

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Provoca i piddini foggiani, seguendo un copione ormai collaudato, ma l'ipotesi che non sia candidata in Capitanata non la prende neanche in considerazione. "Stanno tirando la corda e non hanno alcuna ragione per farlo. Sono una candidatura ingombrante ne sono consapevole, però sia la coalizione che il partito hanno bisogno di qualche voto in più. Io sono disponibile anche a candidarmi in altre due province, non una, pensate dove arriva la mia follia, perché è una faticaccia. Sono disponibile a dare una mano ma la candidatura a Foggia mi spetta, mi tocca. Non ci sono assolutamente motivi ostativi, né regolamentari, né politici. 10mila voti presi l'anno scorso - prevalentemente fuori dal partito, quindi un voto d'opinione importante - li vogliono buttare? Abbattiamolo pure del 50%, considerato che si trattava di Europee, arriviamo a 5mila voti. Li butti di questi tempi, con uno svantaggio sui sondaggi? Ci vuole un po' di insana follia. Loro ci stanno provando, ma l'osso è duro".

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