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I sette foggiani uscenti che rivogliono un posto a Bari. In 5 sono già in lista, si attendono le scelte di Cera e Di Gioia

Ancora indecisi sulla collocazione Leonardo Di Gioia e Napoleone Cera. Risultato a portata di mano per l'assessore Raffaele Piemontese.

I sette consiglieri regionali uscenti della provincia di Foggia si prenotano per un altro giro. Proveranno tutti a rimanere a Bari. 

Si rimbocca di nuovo le maniche Raffaele Piemontese (Pd), che oggi ha in mano il portafogli della Regione Puglia nella sua qualità di assessore al Bilancio. È lui il vero mister preferenze: cinque anni fa è stato il più suffragato della provincia di Foggia con 11.418 voti. Detiene, tra le altre, anche la delega alle Politiche Giovanili, ed è l'ideatore di Pin - Pugliesi Innovativi, upgrade di Bollenti Spiriti, altrettanto fortunato programma dell'epoca Vendola che finanziava le startup. Dopo le dimissioni del collega e conterraneo Leo Di Gioia, è rimasto l'unico assessore foggiano della Giunta Emiliano. Il risultato, per lui, sembra a portata di mano.

Il presidente del Gruppo PD in Consiglio regionale Paolo Campo è stato un altro campione di consensi, eletto con 9363 voti. Ha partecipato ai principali processi legislativi. Già sindaco di Manfredonia (dal 2000 al 2010), per sei anni, dal 2007, è stato segretario della Federazione di Foggia del PD. Ha scelto lo slogan 'Sulla buona strada', a significare l'importanza di proseguire il percorso con Emiliano presidente e concedergli un secondo tempo. Assieme al deputato Michele Bordo è l'ultimo baluardo della roccaforte Dem sipontina - insidiata ora anche dall'ex sindaco Angelo Riccardi che aspetta sulla riva del fiume - e spetta a lui l'arduo compito di provarne l'esistenza in vita. 

Leonardo Di Gioia fino a poco tempo fa non era certo nemmeno di ricandidarsi ma ormai ha sciolto le riserve. Non avrebbe, però, ancora scelto la lista. Di certo non correrà nella stessa metà campo di Michele Emiliano. Nel 2015 è stato eletto con 9280 preferenze. È stato assessore alle Risorse Agroalimentari e un anno fa si è dimesso definitivamente (lo aveva già fatto pochi mesi prima). È stato Coordinatore della Commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni. Era stato assessore al Bilancio durante il governo Vendola. Potrebbe impostare la sua campagna elettorale su un'operazione verità, minando le basi dell'esperienza Emiliano, conoscendone tutti i punti deboli. Sul Psr ha già piazzato le cariche. In cinque anni, però, assieme agli incarichi, ha perso anche il braccio destro Rosario Cusmai, che ora guida la pattuglia di Italia in Comune.  

L'attuale vicepresidente del Consiglio regionale, Giandiego Gatta, ci riprova. Nel 2015 è stato eletto con 9067 voti. È entrato per la prima volta 15 anni fa. È stato presidente del Parco Nazionale del Gargano. Superstite di Forza Italia, vede una campagna elettorale "notevolmente in discesa". Ma la tenuta del partito è tutta da dimostrare. Confida nella ritrovata unità del centrodestra ma la partita resta incerta. 

Giannicola De Leonardis si ripresenta con Fratelli d'Italia. L'ultima volta, nella lista Movimento Schittulli, è stato eletto con 5367 voti ma è in Consiglio regionale dal 2005 (questa è la sua terza legislatura). Forte di un elettorato fidelizzato, affonda le sue radici nella Democrazia Cristiana per parte di padre. È in lista con altri due foggiani (Bruno Longo e Francesco D'Emilio) che potrebbero dargli filo da torcere.

Rosa Barone, unica donna della Capitanata in Consiglio regionale, vorrebbe fare il bis dopo la prima esperienza a Cinquestelle. Alle Regionarie di febbraio su Rousseau è risultata prima con 280 voti, guadagnando il pass per tornare in lista. Nel 2015 risultò eletta con 5.079 preferenze. La pensa esattamente come la candidata presidente Antonella Laricchia che rifiuta infastidita le insistenti avances di Emiliano. Entrata con il boom grillino, quest'anno potrebbe fare i conti con le resistenze dei delusi.

Napoleone Cera, entrato con 3992 voti in quota Popolari, sarebbe candidato nell'Udc, a sostegno di Raffaele Fitto, ma il condizionale è d'obbligo e non è detta l'ultima parola. Oltre alle sirene di Forza Italia, c'è il patto - per ora infranto, causa diktat del partito nazionale - con Puglia Popolare di Massimo Cassano (che sostiene il governatore uscente). Da settimane è stabilmente nella categoria degli indecisi. Ancora oggi sui social a chi gli domanda se sosterrà l'europarlamentare di Maglie risponde: "Con quale presidente lo scopriremo tra qualche giorno". E ancora: "Chi ha detto che lascio l'Udc?". Quanto basta per disorientare l'elettorato.

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